sabato 18 luglio 2009

LA VITA E' GIOCO

L'essere umano, in quanto essere per natura biologico, abbisogna in verità per vivere di ben poche cose, che così si possono riassumere: nutrirsi, dormire, riposare.Una volta esplicate queste attività necessarie alla sopravvivenza, pur con tutto il lavoro che esse comportano, sia per procacciarsi il nutrimento necessario, sia per garantirsi un riparo in cui possa riposare tranquillo, tutto il tempo che rimane è destinato al gioco, inteso come tutte quelle attività gratificanti di cui l'uomo si occupa durante il giorno, compreso il lavoro, che, se piace, diventa un'attività creativa e appagante tanto quanto appunto un gioco.

"Nell'opera Homo ludens (1938) il filosofo olandese Johan Huizinga concentra la sua attenzione sul gioco come complesso sistema culturale: «(...) ciò non significa che il gioco muta o si converte in cultura, ma piuttosto che la cultura, nelle sue fasi originarie, porta il carattere di un gioco; viene rappresentata in forme e stati d'animo ludici: in tale "dualità-unità" di cultura e gioco, gioco è il fatto primario, oggettivo, percepibile, determinabile concretamente; mentre la cultura non è che la qualifica applicata dal nostro giudizio storico" (Wikipedia)

Anche sociologi e psicologi si sono occupati del significato e del meccanismo dei vari giochi.Fra questi,Vygotskji critica le visioni del gioco come attività non finalistica e non produttiva, in quanto, seppur atto totalmente gratuito,esso costituisce un eccezionale elemento di crescita e di definizione della struttura di personalità in tutti i suoi aspetti.

La TEORIA DEI GIOCHI è la scienza matematica che analizza situazioni di conflitto e ne ricerca soluzioni competitive e cooperative tramite modelli, ovvero uno studio delle decisioni individuali in situazioni in cui vi sono interazioni tra i diversi soggetti, tali per cui le decisioni di un soggetto possono influire sui risultati conseguibili da parte di un rivale, secondo un meccanismo di retroazione.

Le applicazioni e le interazioni della teoria sono molteplici: dal campo economico e finanziario a quello strategico-militare, dalla politica alla sociologia, dalla psicologia all'informatica, dalla biologia allo sport, introducendo l'azione del caso, connessa con le possibili scelte che gli individui hanno a disposizione per raggiungere determinati obiettivi.

In conclusione, se siamo capaci di scegliere le attività giuste per noi, si può vivere giocando e questo è quanto di più bello la vita possa darci.

20 commenti:

Miriam ha detto...

In questo post mi tuffo a pesce perchè è una me-ra-vi-glia!
L'Homo ludens è la parte umana che prediligo e sono pienamente d'accordo con la teoria del filosofo olandese J. Huizinga e di Vygotskj.
Nel campo della Psicomotricità e in ambito Neuropsicomotorio(settore di cui mi occupo oltre la Riabilitazione Neuromotoria) si possono trovare tanti altri Illustri studiosi delle tappe evolutive del bambino e tutti concordano col fatto che il "gioco" è una tappa fondamentale per la crescita intellettiva e cognitiva del bambino, nonchè la strutturazione(come hai chiaramente esposto anche tu) della personalità, i rapporti ineterpersonali in rapporto al "sè" e al mondo circostante.
Gli "addetti ai lavori" e più semplicemente noi Terapisti quando prendiamo in carico un bambino, iniziamo ad instaurare con lui un rapporto e una comunicazione di tipo mimico-gestuale che si esplica principalmente attraverso dinamiche di gioco simbolico, tra l'altro molto semplici.
Attraverso questo "linguaggio" possiamo avvicinarci al suo mondo, rispettando i suoi tempi si possono capire alcune sue problematiche o immaturità, conflitti o blocchi emotivi, stereotipie ricorrenti, alterazioni comportamentali o semplicemente iniziamo ad entrare in empatia con lui.
Spesso molti disturbi del linguaggio migliorano se si fa un buon programma psicomotorio, perchè il bambino attraverso il gioco migliora la percezione di sè stesso e attua strategie compensatorie nei confronti delle frustrazioni, migliora l'autostima, supera alcuni blocchi dati dai condizionamenti spesso esagerati e abnormi da parte del mondo degli adulti.
Si è inoltre osservato come un bambino che ha ricevuto nella sua prima Infanzia scarse o nulle attenzioni o affetto da parte degli adulti(ma prima di tutto da parte dei genitori e putroppo è una realtà triste ma che esiste!), sono nella vita adulta, persone più fragili e insicure, egocentriche ed incapaci di prendere decisioni rispetto ad un altro adulto che ha avuto un'Infanzia più ricca di attenzioni e carezze!
Non per niente queste teorie si ripercuotono nel mondo adulto a tutto campo...come dici tu in ambito economico, finanziario,strategico-militare,politico,sociologico,psicologico,
informatico,biologico, sportivo...
Siamo comunque sempre in tempo per riscoprire che se sappiamo lasciare da parte, almeno qualche volta, il ruolo severo e autorevole di persone adulte e serie e ci buttiamo nelle cose di tutti i giorni con spirito ludico, abbiamo la possibilità di riprendere per mano il bambino che vive ancora dentro di noi e che, guarda caso ha ancora una gran voglia di GIOCARE!
Hòps....sono stata lunghissima....ho giocato con le parole, ultimamente non riesco a fermarmi....
Bacioni!

kinnie51 ha detto...

Ecco, in questo caso, anche se siamo ampiamente adulti, abbiamo giocato coi pensieri e con le parole, e non è detto che non abiiamo perseguito alcun fine e raggiunto alcun obiettivo.

kinnie51 ha detto...

P.S.;anch'io per tanti anni "ho giocato" con i bambini.

Miriam ha detto...

Mi piacerebbe sapere se, oltre il nostro parere a favore dell'importanza del gioco, ci sono pareri contrari o comunque che sostengono che il gioco è, in un certo senso, " una perdita di tempo".

Vincenzo Cucinotta ha detto...

Cosa aggiungere? Siete state entrambi esaurienti, e io non posso che accodarmi, convenendo con voi praticamente su tutto quello che avete scritto :)

Miriam ha detto...

Che strano...eppure non si fa altro che trovare personaggi pronti a fare test per il Q.I. nei bambini e classificarli immaturi! Molti preferiscono mandare un bimbo in prima elementare ai 5 anni invece che aspettare un po'...mi è capitato di sentire genitori esprimersi così: "perchè fargli perdere tempo a giocare, quando può recuperare un po' di tempo prezioso?" Mi chiedo in modo provocatorio, ma sono forse cavallini da corsa i bambini di oggi?
Cosa ne pensate in merito?

kinnie51 ha detto...

@Miriam:forse i genitori hanno fretta a che i bambini imparino a "giocare" in modo costruttivo.
Io ricordo che , quando andavo all'asilo,all'età di circa quattro anni,un bel mattino scappai e la motivazione che ne diedi ai miei genitori fu che volevo andare a scuola. In realtà all'asilo io non giocavo affatto, ma mi annoiavo.
A quel tempo dovetti affrontare un bel po' di peripezie per potere inserirmi nella scuola a cinque anni. Ecco perchè non condanno quei genitori.

Lindalov ha detto...

il gioco non é una perdita di tempo. Lo é perché non ci vediamo un senso.

Lindalov ha detto...

Dimenticavo:

Ciao,
LL

(sono entrata in casa senza nememno salutare!)

Licia Titania ha detto...

Davvero interessante, Kinnie, questo tuo post. Il concetto di "homo ludens" mi ha sempre affascinata; anche nei suoi aspetti negativi, come il "potlatsch" cioè il fare a gara nel farsi regali sempre più costosi, oppure il non voler abbandonare il gioco, mai. Il gioco spontaneo, forse, non può annoiare, in quanto è la persona (bambino o adulto) che lo sceglie e lo continua finché resta stimolante (altrimenti cesserebbe automaticamente di essere un gioco, per diventare un obbligo lol). Comunque ha ragione Huizinga, il gioco è proprio insito nell'animo umano e a volte anche quando crediamo di fare sul serio, giochiamo...e viceversa naturalmente. Come dice giustamente Miriam, anche questa nostra "conversazione" è come un gioco perché ci svaga e distoglie la mente dalle banalità quotidiane; tutt'altro che inutile però.
Off Topic: non preoccuparti, a volte si rispondein ritardo proprio perché si vogliono leggere i commenti con calma e pensarci su; quindi io, ad esempio, come tua lettrice lo apprezzo di più che se tu rispondessi subito, ma in modo affrettato.

Miriam ha detto...

@Kinnie51
Il gioco ha le sue regole ma è pur vero che il bambino gioca secondo la sua giovane esperienza personale, i condizionamenti esterni e interni, i suoi bisogni, si serve del gioco per riversare e dare voce ai suoi desideri, ansie, aspettative, sogni, fantasia...chi più ne ha ne metta!
Il fatto che (e per certi versi giustamente) gli adulti desiderano che il loro bambino "(*)impari a giocare in modo costruttivo" mi fa pensare (e mi riconduco alla mia personale esperienza infantile), che talvolta i grandi antepongono ai desideri e ai sogni del bambino, le proprie aspettative genitoriali.
Con questo non voglio dire che un genitore non deve stimolare e spingere il proprio bambino ad acquisire nuove strategie per arrichire il suo patrimonio ludico, ma piuttosto c'è da chiedersi se quella motivazione(*) rispetta in pieno le attitudini, i desideri e le capacità del bambino.
Un bambino è in grado di apprendere molte più nozioni scolastiche prima dei sei anni(ad es. leggere e scrivere), non per questo tutti i bambini devono necessariamente rientrare in uno standard generale, ogni bambino ha i suoi tempi e come tale dev'essere rispettato e semmai aiutato e supportato, incoraggiato e stimolato.
Di sicuro gli asili di un tempo, anche quello che ho frequentato io da piccola era un disastro, lo ricordo con terrore oltre che con grnde noia..., Erano di gran lunga differenti dalle nuove Scuole Materne dei tempi attuali e di sicuro per te, frequentare la scuola a 5 anni dev'essere stata un'impresa ardua e complicata, sicuramente appagante e liberatoria. Nel tuo caso, se posso... faccio i miei complimenti ai tuoi genitori perchè hanno saputo trovare la soluzione più idonea a te, rispettando le tue capacità e attitudini.
Forse sono sembrata un po' severa nell'esporre il mio pensiero, mi scuso se in qualche modo ho dato l'impressione di "condannare" un certo modo di pensare da parte di qualcuno, da parte mia c'era solo l'intenzione di creare un sano pesupposto per confrontarsi e conoscere altri pareri diversi dal mio.
Ho piena stima dei genitori in generale e soprattutto ho un buon rapporto di dialogo con quelli che incontro quotidianamente in ambulatorio e mi affidano con fiducia e affetto i loro piccolini!
L'unico mio problema(e non è poco...) è che non sono genitore!
Un caro abbraccio
Miriam

kinnie51 ha detto...

Carissima Miriam, condivido in toto quello che hai espresso nel tuo ulltimo commento e di fatti , nella mia esperienza educativa, mi sono ispirata sempre a questi presupposti, e cioè che ogni bambino ha ritmi e tempi suoi propri, che non si possono standardizzare: Purtroppo i limiti di età stabiliti dalla legge per frequentare la scuola sono dovuti ad esigenze organizzative( in proposito leggi quello che ho accennato in precedenti post parlando delle classi aperte).Certo l'atteggiamento di molti genitori è quello che tu hai descritto. Al contrario però, nella mia esperienza, io ho incontrato genitori che severamente si sono opposti ad ogni minima forzatura per quanto riguarda i ritmi di apprendimento dei loro figli, e questo cozzava non poco con il compito che avevamo noi insegnanti, che era appunto quello di ottenere il massimo profitto raggiungibile dagli alunni in base alle loro capacità.
Sulla scuola e sui metodi educativi ci sarebbe da fare un discorso lunghissimo che mi riservo in un prossimo post.
Ti saluto caramente e apprezzo il tuo lavoro che ritengo di grande valenza sociale.

kinnie51 ha detto...

@Licia: le mie risposte, anche se ritardatarie, non sono meditate più di tanto, in quanto nei commenti mi piace far eemergere anche la parte emozionale che è in me.Sono contenta che anche tu condividi le idee espresse e che il dialogo, pur con gli apporti individuali di ciascuno, si allarghi.Ti devo solo confessare la mia difficoltà nell'interpretare parole e frasi in lingua straniera in cui tu dimostri un'ampia competenza. Questo è dovuto forse alla mia età che non mi consente più quell'elasticità mentale e quella curiosità che da ragazza mi rendeva così interessata all'apprendimento delle lingue, interesse che tuttavia non ho potuto coltivare.
Un saluto e un abbreccio, ciao.:)

Vincenzo Cucinotta ha detto...

Il problema del rapporto trra libera attivtà ludica e ritmi di apprendimento preordinati credo non possa trovare una soluzione unica e definitiva. Credo invece che si tratti di trovare un punto di equilibrio.
L'accento posto da taluni sulla necessità di stanmdardizzare i ritmi di apprendimento credo risiedano in una concezione produttivistica, sia dell'istruzione, che di questi piccoli uomini, verso cui secondo questi dovremmo porci come fossero dei produttori futuri, e portarli rapidamente a questo loro ruolo futuro.
D'altra parte, sarebbe sbagliato anche iognorare l'esigenza dell'istruzione e dell'educazione, del fare di questi bambini dei cittadini, degli esseri civili in grado di stare nella società in maniera attiva e responsabile.
Credo che l'equilibrio dovrebbe attuarsi spostando, al loro crescere l'ago della bilancia, all'inizio posto molto prossimo alla libera attività ludica, sempre più verso un sapere più "oggettivo": in fondo, devono anche imparare che saranno trattati come individui impersonali in certi ambiti sociali, e devono quindi acquisire quella capacità di gestire il loro personale senza riversarlo pedissequamente sugli altri.

kinnie51 ha detto...

@Vincenzo: L'attività ludica non è detto che debba essere libera: ci sono ad esempio i giochi di squadra che presuppongono il rispetto delle regole e l'assunzione di determinati ruoli.Comunque un certo approfondimento di quello che io penso dal punto di vista educativo lo puoi leggere nel prossimo post.

Miriam ha detto...

Per ricondurmi al commento esposto da Vincenzo Cucinotta e sottolineato da Kinnie, penso che sia giusto fare un po' di chiarezza riguardo al discorso dell'attività ludica "libera" dei bambini.
In effetti si rischia di cadere in un equivoco se sosteniamo che il gioco nell'età infantile dev'essere in senso assoluto "libero". Forse parlo per deformazione professionale, essendo una psicomotricista e terapista della riabilitazione...Ogni bambino deve esprimersi attraverso il gioco liberamente, ma l'adulto ha il compito importante di rendere il gioco del bambino una importante occasione per far crescere la fantasia e canalizzarla nel migliore dei modi con l'acqusizione del rispetto delle regole,che non significa limitare o bloccare la sua libertà, ma condurre il piccolo al rispetto e all'alternanza dei ruoli nei confronti dei suoi coetanei, portarlo al condividere con altri bambini spazi e luoghi di gioco senza prevaricare prepotentemente ed egocentricamente su chiunque, fargli capire che giocare insieme ad altri amici è più bello che isolarsi e giocare in modo ripetitivo senza coinvolgere nessuno, evidenziare che si gioisce se si vince ma allo stesso tempo fargli anche capire che nel gioco (come nella vita)si può anche perdere, insegnargli che le frustrazioni devono essere affrontate senza disperarsi!
Lo so che mi direte che ho fatto la scoperta dell'acqua calda...ma non sempre è chiaro amolti cosa vuol dire "giocare" , molti bambini per esempio non hanno mai giocato con i loro genitori e molti genitori non gradiscono che i loro figli invitino a casa i loro amichetti...
Personalmente, lascio sempre i bambini "liberi" di esprimersi durante l'attività ludica, ma con un occhio attento per cogliere i "segnali" che emergono dal gioco di quel bambino piuttosto che di un altro.
Grazie Vincenzo, il tuo commento è stata una bella e sana provocazione, come quelle che mi servono per elaborare altri pensieri . Scusa kinnie se esagero con i commenti logorroici fammi sapere se devo limitarmi......ma ho visto che anche l'altro tuo post è una vera chicca!
Un caro saluto a entrambi!

kinnie51 ha detto...

Ringrazio ancora Miriam per gli approfondimenti e continuo in risposta a Vincenzo dicendo che, in base ai programmi scolastici per la scuola elementare del 1985( adesso non so se sono ancora in vigore o meno) il bambino non può essere considerato un adulto in miniatura, ma anzi vanno rispettate le tappe dell'età evolutiva in una prospettiva che mette al centro il rispetto della persona.
La visione utilitaristica dell'educazione, vista in senso produttivo( si è parlato addirittura di scuola-azienda)è una forzatura che è venuta dopo e che, come ho già affermato in precedenti post,bisognerebbe eliminare, essendo la scuola un ambito che ha a che fare con la formazione dell'uomo e del cittadino e come tale va sganciato da ogni ottica che riguardi i fattori produttivi.

Miriam ha detto...

@Kinnie51
Tanto vale che continuo...ormai sono gasata da questo scrivere/commentare/pensare...
Perchè mi fa perdere le staffe(metaforicamente parlando ma non tanto....)quando sento dire che la scuola e tutto ciò che ruota intorno all'Istruzione Scolastica, dev'essere produttivo! Bisogna fare tagli nella spesa pubblica(oddio, adesso entro in una diattriba peggiore...quella politico-sociale...che raramente porta da qualche parte)e da dove s'inizia? Naturalmente dalla scuola e guarda caso, dalla Sanità Pubblica(mò l'ho detto!).
Ma in tutto questo marasma si continua a perdere di vista il NUCLEO del discorso, il bambino prima di tutto e poi la persona umana come tale!
Seguo bambini a cominciare dalla primissima Infanzia e per me è una fortuna grandissima oltre che una grandissima passione dedicarmi a loro, purtroppo ben presto m'imbatto nello scoglio più duro che è quello della Scuola Materna fino al vasto e haimè, confuso mondo scolastico...dove s'inizia a "giudicare" i piccoli fin dalle prime espessioni grafiche, a cominciare dalla fase dello scarabocchio(che va dai 0 ai 3 anni).
Il bambino che non disegna così o cosà viene spesso (scusate il termine non professionale...)BOLLATO come immaturo!!!!E io, che sono "costretta dal mio Centro" a partecipare alle riunioni d'equipe con le insegnanti e i genitori del piccolo malcapitato, devo sentire di tutto e di più(mi perdonino gli insegnanti con la testa sulle spalle se devono leggere il mio sfogo!Loro sanno di cosa sto parlando!), dove si fa di tutto per sostenere le proprie "intuizioni e tesi" pur di non mettersi in discussione e dare invece a quel bambino una marcia in più per aumentare la sua scarsa autostima e la curiosità per apprendere e sperimentare nuove strategie di compenso!
Mi accaloro e prendo fuoco ancora di più, quando alcuni insegnanti richiedono un insegnante di sostegno perchè quel bambino è "lento"...........(metto i puntini per non scrivere parole scurrili!!!), perchè così, per male che va è di aiuto alla classe!
Ecco che allora i bambini non vengono più visti pensati e accolti come tali, bensì come dice Kinnie, ADULTI IN MINIATURA e io qui mi ribello con tutte le mie forze e prendo fuoco, non posso dal punto di vista etico e professionale permettere che prevalga questa mentalità orribile e discriminatoria, soprattutto da parte di chi ha scelto il lavoro dell'insegnamento che non è a mio avviso solo un lavoro fine a se stesso!!!

kinnie51 ha detto...

Brava Miriam: come si fa a non dare in escandescenze di fronte alle contraddizioni che ci sono in un ambiente che dovrebbe essere soprattutto educativo! Giudicare i bambibi poi! che sono in continua evoluzione! Ora, con i voti in decimi, vedi l'umiliazione del bambino che si vede appioppare voti bassi, una dimostrazione del suo scarso valore! e non avrà certo la capacità di automotivarsi per migliorare, semmai si bloccherà.
Io li toglierei completamente i voti dalla scuola e li sostituirei con una certificazione delle competenze acquisite, ma solo alla fine dell'anno, o alla fine del ciclo.
L'insegnante di sostegno poi, se svolgesse interamente il suo compito, che è quello dell'integrazione, sarebbe di grande aiuto, non solo al bambino in questione, ma alla classe,trasformando una situazione di disagio che certamente si viene a creare in un'occasione di crescita per tutti, ma per far questo, il dialogo con l'insegnante oprevalente, anche per quanto riguarda i contenuti e i metodi dovrebbe essere aperto e impostato ad un clima di collaborazione. Purtroppo lo so, lavorare in team è difficile e soprattutto non ci si sceglie i compagni di lavoro e quindi non sempre si riesce ad andare d'accordo.Eppure teoricamente sarebbe la situazione ideale. Tutto sommato forse il male minore è tornare al maestro unico, purchè però si riesca a non ricreare la competizione che c'era ai miei tempi nella "caccia" agli alunni migliori!

Miriam ha detto...

@Kinnie51
Sono troppo fusa stasera per avere i toni battaglieri di ieri, ho lavorato quasi tutto il giorno...e poi temo che sto occupando tutto il tuo spazio!
Giudicare i bambini è un fatto inevitabile, ci vorrebbe un po' più di professionalità e rispetto nei loro confronti...
I voti o le certificazioni/valutazioni? Mah, è davvero un rebus trovare la formula più saggia...ma davvero che incubo e che tormento i voti...
Ah, l'insegnante di sostegno...Collaborazione/Integrazione...quante battaglie contro i mulini a vento...quante lotte intestine tra insegnanti della classe e insegnanti di sostegno e il bambino disabile in mezzo alla confusione o meglio fuori dalla classe(per fortuna non sempre!!!!), perchè in aula "disturba".
Maestro unico o equipe di maestri? Sono più confusa che mai...ma forse tornare ad un maestro unico sarebbe come un ritorno al passato. Più che una soluzione la vedo come una manovra politica maldestra e strumentale, per incrementare altre guerre odiosissime!
Ciao...meno male che dovevo essere breve...
Un bacione, vado a nanna!