lunedì 14 settembre 2009

LA DONNA MEDIEVALE

Per proseguire nella mia ricerca sulla donna nei secoli,trascrivo alcuni brani della mia ricerca su internet, parzialmente rielaborata.
Quì si evidenzierà che la donna nel medioevo, non era affatto subalterna all'uomo, come invece avverrà solo alcuni secoli più tardi e i motivi di questa caduta all'indietro saranno l'argomento della mia prossima ricerca.

Per Boccaccio la donna non è un angelo (come per Dante), ma è semplicemente un essere umano (a testimonianza dell'appartenenza alla corrente umanista). Inoltre l'amore non è visto più solo come qualcosa di teorico, ma diventa un sentimento umano e terreno che spesso coinvolge la carne altrettanto o più dello spirito e accende le passioni più sensuali; può essere all'origine di grande felicità, ma anche di delusione, sofferenze, tradimenti, gelosia e odio. Oltre a non essere considerata un angelo, la donna per Boccaccio è l'unica protagonista. La dedica del capolavoro, il discorso rivolto alle donne ogni volta che l'autore interviene in prima persona, il ruolo di protagoniste che esse rivestono in molte novelle sono tutti elementi che rivelano l'evoluzione storica e sociale della donna in Boccaccio.

Nel Decameron, la donna non si limita ad essere ombra e riflesso della passione dell'uomo, ma diventa la vera attrice, che affronta e soffre la vicenda amorosa dentro di sé, come schietta creazione del proprio cuore. Cosa che non avviene in Dante. Quest'ultimo, infatti, non pone mai una donna come protagonista magari di un suo canto né tanto meno si azzarda a presentarci una donna che si innamora di un uomo.

In Boccaccio le donne acquistano dignità di personaggi per la prima volta nella nostra letteratura: la donna non solo è oggetto, ma anche soggetto di desiderio, né ha timore di esprimere i propri desideri erotici. La donna è anche capace di coraggio, dà prova di ingegno e di virtù, ma la sfera della sua azione è sempre ed esclusivamente limitata all'ambito erotico.Appare in Boccaccio la consapevolezza di quanto questo ruolo esclusivamente erotico, considerato un dato naturale, condanni la donna alla marginalità sociale;legata al sesso e alla maternità la donna è amata finché giovane e bella, ma poi è considerata buona a nulla.

La donna nel Decameron non è più la donna angelo: è la donna borghese, che unisce la naturalità del popolo alla nobiltà d'animo cortese, l'amore all'intelligenza e all'ingegno. In questa parte del lavoro riguardo la condizione della donna nel Medioevo prenderò in considerazione soprattutto la donna emancipata impegnata in affari commerciali e lavori che prima erano prevalentemente svolti dagli uomini.

Un altro tema importante è quello dell'amore, che può essere vissuto dalla donna in due modi: o a carattere soggettivo, la donna cioè che prova dei sentimenti amorosi in prima persona, oppure vista come oggetto di desiderio dall'uomo.

Definire la donna e tracciare una sua autonoma storia nei diversi contesti sociali è difficile e la difficoltà non è casuale: la subordinazione della donna all'uomo è millenaria e non si situa solo nella sfera delle relazioni familiari, sociali ed economiche; la donna non è mai stata considerata e non si è, per un lunghissimo tempo, considerata un soggetto autonomo, in grado di creare eventi.
La storia della donna è quindi spesso l'ombra dell'altra storia, fatta di imprese, idee e rivoluzioni di cui l'uomo è l'unico protagonista.

Il filo conduttore nella riflessione sulle donne è la constatazione di una disuguaglianza tra i sessi, di una discriminazione fondata sulla diversità biologica trasformata in un giudizio di inferiorità per il sesso femminile.

Resta da chiedersi che cosa ci sia all'origine di questa disuguaglianza: secondo alcune interpretazioni che si rifanno alla mitologia, è la capacità esclusivamente femminile, di creare nuova vita che ha provocato la paura e il risentimento degli uomini: un mito persiano dice che è la donna a creare il mondo e lo fa con un atto di creatività naturale che è suo e non può essere duplicato dall'uomo. Mette alla luce un gran numero di figli, i quali, grandemente stupiti da questo atto che essi sono incapaci di ripetere, si spaventano. Pensano: "Come possiamo essere certi che così come dà la vita non possa anche toglierla?" E così a causa della loro paura di questa misteriosa capacità della donna e della sua eventuale reversibilità la uccidono.

La società nel primo Medioevo non offriva alcuna garanzia di eguaglianza tra i due sessi. Maschi o femmine che fossero, non erano uguali né quanto a diritti, né davanti alla legge, né quanto a partecipazione alle responsabilità, alle cariche e dignità politiche. Accanto alla disuguaglianza giuridica esistevano rigide diversità sociali; nonostante ciò, le divisioni tra i vari strati sociali non erano affatto insuperabili. Esisteva infatti MOBILITA' SOCIALE, ed erano possibili ascese e declini che modificavano lo status giuridico dei singoli. Dobbiamo distinguere infatti tra la posizione giuridica di una persona e la sua collocazione sociale.

La popolazione delle città medioevali era quindi giuridicamente e socialmente composita: vi erano uomini al servizio del signore della città, mercanti che godevano della protezione del re durante i loro viaggi, ministeriali ovvero uomini di servizio di rango elevato. Molte delle persone che si recavano a vivere in città portavano con sé gli oneri e i legami cui erano sottomessi in campagna.

Le città in pieno sviluppo infatti, offrivano molteplici nuove possibilità per fondare un'attività produttiva o per crearsi una nuova vita. IL LAVORO FEMMINILE contribuì in larga misura allo sviluppo economico delle città medioevali; la stessa economia altomedievale sarebbe impensabile senza il contributo delle donne, ma è dagli inizi del dodicesimo secolo, con lo sviluppo dell'economia cittadina, che in Europa si registrarono essenziali trasformazioni nell'organizzazione del lavoro. Numerose donne tentarono la via del piccolo commercio di merci di propria produzione oppure acquistate da terzi o importate.

Grande e piccolo commercio spesso venivano esercitati da una stessa famiglia, per lo più alle donne era affidato il commercio al dettaglio, mentre gli uomini si muovevano altrove per affari di maggiore portata. C'è tuttavia anche un gran numero di donne che esercitavano in proprio il grande commercio.


L'età d'oro delle grandi commercianti europee comincia però solo nel XIV e XV secolo, quando anche nel resto d'Europa si diffonde il costume della partecipazione di donne alle società di commercio. Ma nonostante un numero relativamente alto di esempi di società commerciali a partecipazione femminile, questa forma di commercio restò piuttosto atipica per le donne, diffusa prevalentemente nei grandi centri di commercio su vasta scala e di esportazione. Per quanto riguarda il successo che le donne mercanti hanno avuto, si possono fornire solo indicazioni sparse: è un dato di fatto che per le donne fosse molto più difficile accumulare un patrimonio attraverso i commerci, vi erano donne che avevano depositi all'estero, a testimonianza dell'ampio raggio dei loro commerci. Molte erano le donne attive nel settore del commercio al dettaglio, spesso associate a coppia, e frequentemente tale attività era solo secondaria rispetto a quella prevalente di casalinga.

Naturalmente, le donne che si occupavano dei commerci a lungo raggio, data la necessità di stare assenti per lunghi periodi di tempo, non potevano invece occuparsi della casa e della famiglia. A sostegno di ciò si nota che, dall'alto al basso della scala sociale, le donne non restano così confinate in casa e sottomesse allo sposo quanto desidererebbero i mariti.

Non solo nel campo commerciale, ma anche nel settore contadino e artigianale, le donne sono attivamente impegnate. Inoltre, fin dalla più tenera età le donne erano educate a filare, a tessere, a cucire e ricamare senza posa. Questa incessante attività tessile ha certamente una funzione economica: risponde alla necessità del consumo domestico ed è anche volta verso la ricerca di guadagni che vengono dall'esterno.

Molte donne esercitano, soprattutto prima delle crisi del Trecento, un'attività più autonoma, fuori dalla famiglia; ed è per questo che quest'ultime si collocano fuori dall'ordine "naturale" assegnato al sesso femminile dalla società medievale. La loro reputazione quindi è senz'altro macchiata: vedove isolate, indigenti che guadagnano il loro pane filando, domestiche, recluse che vivono fuori da una comunità religiosa, tutte sono presto sospettate di cattiva condotta e facilmente accusate di prostituzione.

Senza dubbio questi motivi giustificano lo scarso numero delle lavoratrici autonome e delle donne che lavorano in proprio nell'artigianato e nel commercio.

Tali ambiti richiedevano una preparazione scolastica e professionale sempre più mirata, quindi restarono inaccessibili per le donne, la cui educazione si restringeva sempre più al campo familiare; ma sebbene i vincoli familiari e la vita matrimoniale mantenessero importanza verso la fine del medioevo, tuttavia nelle città tardo medioevali il numero delle persone non sposate era considerevole.

Si potevano trovare parecchie donne nubili nelle città, dove c'era un mercato del lavoro per il "gentil sesso" fino a quando erano fisicamente forti e in grado di lavorare. Proprio i lavori preliminari e marginali della produzione tessile erano tipici delle persone sole, ciò si nota ad esempio nella lingua inglese con la parola spinster, che oggi significa "zitella". In effetti queste donne erano legalmente ed economicamente indipendenti, però la loro posizione sociale era nella maggior parte dei casi molto bassa.

Chiedo scusa per la pesantezza dell'argomento, ma questa ricerca era una mia fissazione.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

ciao...hai commesso un errore dicendo che dante non ci presenta mai un personaggio femminile come personaggio di un canto. SE ricordi bene l'eroina del V canto dell'Inferno dantsco era Francesca da Rimini...ella si innamorò di Paolo, compì il peccato dell'adulterio, ma il suo amore per Paolo Malatesta continuava con la stessa intensità e passione anche nel mondo ultraterreno dell'Inferno

kinnie51 ha detto...

Ciao,Anonimo, in effetti hai ragione,ma questo è un caso raro. In effetti Dante ,anche se ne fa parte, si colloca un tantino oltre il Dolce Stil Novo.
Però in Dante manca il realismo che c'è in Boccaccio.