venerdì 16 gennaio 2009

E DELLA TELEVISIONE CHE NE FACCIAMO?

C'era un tempo in cui a casa mia erano installati ben quattro televisori: uno in soggiorno, uno in cucina, in camera da letto e nella stanza del figlio.
Attualmente il numero di codesti apparecchi si è ridotto a due, di cui solo uno è funzionante, quello del soggiorno che usa mio marito per guardare le partite su Sky.

Quello della cucina lo uso ogni tanto per vedere qualche vecchia videocassetta o ascoltare qualche CD.

Sto quasi pensando di eliminare anche quello, almeno ho qualcosa in meno da spolverare.

Alcuni giorni fa mi è capitato di leggere un libro di Stefano Zecchi sull'importanza della televisione: al di là di qualche considerazione più o meno condivisibile non è riuscito tuttavia a rimotivarmi nei confronti di questo mezzo: ai telegiornali io preferisco i giornali; qualche bel film preferisco vederlo al Cinema, almeno esco di casa; le ricette di cucina che trasmettono la mattina preferisco cercarle su internet;ai giochi a quiz preferirei di gran lunga qualche bel gioco di società da fare in casa con gli amici; al rumore di sottofondo preferisco il silenzio o un disco di buona musica, per non parlare della pubblicità che mi infastidisce considerevolmente.

Una volta mi piacevano i talk shows, ma ora preferirei le conversazioni reali fra conoscenti, amici o non.

In definitiva, a che serve la televisione? Secondo me a intrattenere anziani, ammalati, vecchi e bambini: ecco perchè proliferano le trasmissioni che riguardano la salute.

Gli intellettuali disertano la televisione, dice Stefano Zecchi, convinto che invece farebbero bene a non essere poi tanto snob, dato il grande potere di diffusione di idee e di pubblicità che essa permette.

Ecco, solo a questo serve la televisione: a fare e a farsi pubblicità.

Tutto sommato, a ben riflettere, credo che un solo apparecchio in una casa sia più che sufficiente.

lunedì 12 gennaio 2009

IL TEMPORALE

Ritorno bambina
E le paure incombono
Come banchi di nubi
Sul mio cuore.

Ad ogni lampo
Rintronano le nenie
Minacciose e imploranti
Di mia nonna:
le sue fobie di allora
sono le mie di ora!

Grandine e pioggia
Si abbattono impietose su di me
Che rannicchiata attendo,
trepida e timorosa,
che il cielo si rischiari.

E al primo raggio di sole
Spalanco le finestre in un sorriso.

Quando scrissi questa poesia, alcuni anni or sono,ero ancora pervasa da ogni genere di fobie: brontofobia ( paura del temporale), agorafobia ( paura degli spazi aperti),
fobia sociale ( paura della gente ), ecc.

Poi, non so come, quasi improvvisamente, le mie fobie sono scomparse.

Certo, quando un violento temporale mi coglie per strada o in viaggio, faccio di tutto per mettermi al riparo, specialmente in posti dove c'è la gente.

Ecco, non ho più paura della gente, anzi , la cerco; ho voglia di conoscere gente nuova, riesco anche a fermare la gente per strada per chiedere informazioni e indugiare magari a conversare. Mi sembra di aver finalmente ricominciato a vivere.

Ieri sono stata con mio marito a pranzare in un ristorante sul mare ( e il mare era quasi in tempesta)

Non solo non ho avuto paura , ma ho provato la piacevolissima sensazione di sentirmi parte integrante della natura.

Ho camminato sotto la pioggia, mi sono bagnata i capelli: è stato bellissimo!