sabato 19 dicembre 2009

MARX AVEVA PREVISTO TUTTO?

Non sono mai stata un'appassionata del marxismo, anzi vorrei dire che non ho mai letto Marx fino ad oggi.

Devo dire che mi ha trovato concorde su molte cose, che secondo me l'impostazione è giusta.

E' l'epilogo che lui propone che non mi convince, o forse non si è ancora realizzato: quello cioè della rivoluzione armata contro le forze del capitalismo.

Veramente una specie di rivoluzione in atto c'è, anche se non si serve di armi vere, ma delle armi del discredito, della colpa, delle campagne mediatiche. Insomma una guerra di parole, ma questo è proprio il risultato dei nostri tempi e delle esperienze nefaste che abbiamo vissuto quando ci siamo affidati alla violenza "vera".

Per Marx:

La società comunista è «l'unità essenziale [...] dell'uomo con la natura, la vera resurrezione della natura, il naturalismo compiuto dell'uomo e l'umanesimo compiuto della natura.

Egli infatti dice:

Poiché gli esseri umani non vivono isolati in sopramondi ma in determinate comunità e nell'immediato contatto con la natura, occorre analizzare tanto i rapporti che essi istituiscono fra di loro - la loro organizzazione sociale - quanto quelli istituiti con la natura, ossia il modo con il quale essi si appropriano e trasformano la natura. I due rapporti non sono scindibili.

Cioè il rapporto Uomo-natura è inscindibile

Poiché gli uomini non sono nemmeno puro spirito, essi devono produrre i propri mezzi di sussistenza, con i quali «producono indirettamente la loro stessa vita materiale», e poiché i mezzi di sussistenza si producono sempre in un qualche modo determinato, quel modo di produrre è già «un modo determinato di estrinsecare la loro vita, un modo di vita determinato [...] Come gli uomini esternano la loro vita, così essi sono. Ciò che essi sono coincide immediatamente con la loro produzione, tanto con ciò che producono, quanto col modo come producono. Ciò che gli individui sono dipende dunque dalle condizioni materiali della loro produzione».

Qui c'è il cardine del materialismo storico marxiano:

«anche le idee, le opinioni e i concetti, insomma, anche la coscienza degli uomini, cambia col cambiare delle loro condizioni di vita, delle loro relazioni sociali, della loro esistenza sociale. Cos'altro dimostra la storia delle idee, se non che la produzione intellettuale si trasforma assieme a quella materiale? Le idee dominanti di un'epoca sono sempre state soltanto le idee della classe dominante

Le ideologie non possono avere vita propria a prescindere dai rapporti col mondo sociale ed economico ( ecco perchè i filosofi farebbero bene ad appoggiarsi alle altre scienze sociali.)

È la divisione del lavoro intellettuale e manuale che produce all'interno della stessa borghesia i suoi ideologi, gli intellettuali apologeti, in buona o cattiva fede, dei valori politici, economici, religiosi, morali, giuridici, elaborati in sistemi filosofici e sociologici, riportati ed esaltati nelle interpretazioni dei fatti storici, separando tali idee dominanti dai rapporti che caratterizzano il modo di produzione della società, credendo e propagandando la falsa teoria del dominio storico delle idee le quali si svilupperebbero attraverso un loro moto interno e indipendente.

E' un' invocazione all'unità della cultura.

Tali ideologie, o false coscienze, non possono trasformare la struttura sociale ed economica, come alcuni ideologi, più o meno ingenuamente, possono ritenere, essendo esse stesse il prodotto delle relazioni umane materiali che giustificano spiritualmente i rapporti di produzione esistenti e diventano strumento di conservazione del dominio di classe, del potere politico. Non è la critica o il pensiero che riflette su sé stesso, ma è la rivoluzione la forza motrice della storia.

Anche la borghesia quindi è intrinsecamente rivoluzionaria:

Il suo carattere rivoluzionario ha permesso un'accelerazione di trasformazioni quali non si erano viste in migliaia d'anni. Ha sviluppato come non mai la scienza e la tecnica, ha assoggettato la campagna alla città, ha creato metropoli, ha costretto tutte le nazioni ad adottare il sistema di produzione capitalistico, pena la loro rovina: «In una parola: essa si crea un mondo a propria immagine e somiglianza».

Ed ecco che qui ci avviciniamo maggiormente alle problematiche più attuali:

Intensificando al massimo la produzione per l'ottenimento del massimo profitto, si favorisce una crisi di sovrapproduzione, si deve distruggere parte della produzione e delle forze produttive perché il capitale possa perpetuarsi; deve distruggere ricchezza e provocare miseria per produrre nuova ricchezza.

Nel passo precedente c'è il cardine della dinamica capitalistica.

« Nella produzione sociale della loro esistenza, gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali. L'insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale sulla quale si eleva una sovrastruttura giuridica e politica alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale. Il modo di produzione della vita materiale condiziona, in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita. Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere ma è, al contrario, il loro essere sociale a determinare la loro coscienza [...]. A un dato punto del loro sviluppo, le forze produttive materiali della società entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, cioè con i rapporti di proprietà (il che è l'equivalente giuridico di tale espressione) entro i quali queste forze fino ad allora si erano mosse. Questi rapporti, da forme di sviluppo delle forze produttive, si convertono nelle loro catene. E allora subentra un'epoca di rivoluzione sociale.
Con il cambiamento della base economica si sconvolge più o meno rapidamente tutta la gigantesca sovrastruttura. »

Per una migliore comprensione delle dinamiche capitalistiche:

Il capitalista può consumare il plusvalore nel reddito (riproduzione semplice) o reinvestirlo (riproduzione allargata) ad esempio nell'acquisto di macchine per incrementare la produttività. La concorrenza spinge il capitalista a investire nelle macchine, capitale costante e a ridurre i salari, cioè il capitale variabile. L'introduzione delle macchine in sostituzione agli operai creano un immiserimento crescente tra gli operai ed una forte disoccupazione e quindi un aumento di forza-lavoro sul mercato che abbassa ulteriormente i salari. Questa per Marx è la legge tendenziale di caduta del saggio di profitto che porterà una crisi. La società capitalista genera da sé la propria negazione.

In quest'ultimo passo si ravvisa secondo me una profezia delle condizioni attuali della società.

5 commenti:

Tina ha detto...

C'è da dire che Marx si pose una domanda interessante:

"Cosa si intende per classe sociale"?

E' morto prima di darsi e dare una risposta, infatti lo sviluppo descrittivo di "classe sociale" è di un suo cultore.

Se lo analizzi, Marx non è quello che molti si ostinano a descrivere (nichilista), ho sempre pensato che fosse una mente analitica e non scordiamo che il Capitale ha superato il secolo di vita abbondantemente, l'errore generale sta nel volerlo esaltare o demonizzare a ogni costo, del resto, in una società (l'attuale) che ragiona per immagini, la pagina scritta è solo un foglio sporco, con buona pace del pensiero armonico.

Paola ha detto...

Ho sentito da qualche parte che Marx è il filosofo più conosciuto ma meno letto.
Penso che sia la verità: tutti parliamo di Marx per demonizzarlo o esaltarlo ma poi ci secca andare a verificare di persona.
Ecco io voglio sopperire a questa carenza perchè penso che Marx sia stato un grande filosofo e molte delle sue riflessioni siano ancora attuali al di là delle interpretazioni che ne sono state fatte nel corso della storia e delle strumentalizzazioni che si sono poi rivelate fallimentari.
Grazie della visita e degli utili chiarimenti. A risentirci.

riccardo uccheddu ha detto...

"Ho sentito da qualche parte che Marx è il filosofo più conosciuto ma meno letto."
Se mi passi la battuta, cara Paola, hai sentito benissimo!
Si tratta infatti di un pensatore in cui si intrecciano economia, filosofia, considerazioni a carattere storico, sociale ecc.
Perciò, leggerlo è estremamente impegnativo.
Inoltre, poichè egli condannava il capitalismo e nella presente fase storica il capitalismo sembra non aver rivali, ben pochi vogliono ancora confrontarsi col buon Karl...
Eppure, la recente crisi economica, forse la più grave dal dopoguerra dimostra come egli avesse visto bene e... lontano.
Che dire? Intanto, si potrebbe leggere (o rileggere) il "Manifesto del partito comunista", in cui parlava del fatto che il capitalismo tenda sempre più a creare una sorta di "mercato mondiale" e ad abbattere le barriere doganali, di frontiera, di cultura ecc. Non sembra che parli della globalizzazione?
N.b.: Marx ed Engels scrissero questo nel 1848!
Questi giorni sto leggendo Karl Marx, "Il capitalismo e la crisi", scritti scelti a c. di Vladimiro Giacchè, DeriveApprodi, Roma 2009. Si tratta di "cosette" che sembranono scritte adesso...
Ottima poi la tua citazione su umanizzazione della natura e naturalizzazione dell'uomo.
Infatti, come dice bene Tina, Marx non era un nichilista, neanche un economista fanatico o un materialista volgare (ateo certo, ma attento al dispiegamento di tutta la personalità umana, l'uomo "onnicomprensivo").
Un caro saluto e scusa lunghezza e schematismo

Paola ha detto...

@Riccado: scusarti per la lunghezza e per lo schematismo?
E come si potrebbe scrivere altrimenti in un blog trattando argomenti di questo genere?
Marx è proprio un pensatore in cui si intrecciano economia, filosofia, considerazioni a carattere storico, sociale e altro: ecco perchè mi piace:non si può settorializzare la cultura, e lui l'aveva capito.
Ciao, a presto.

Mister_NixOS *nix ha detto...

Ciao!
Grazie per i passi che hai riportato.
Salvati!
Mister_NixOS