domenica 16 maggio 2010

L'esigenza di un'ideologia laica

Mi chiedo se sia possibile un'ideologia laica, perchè, sgombrando il campo dai vari significati che la parola ha assunto nell'epoca corrente, come recita Wikipedia:"il termine laico nell'accezione moderna ha significato di "aconfessionale", ossia di slegato da qualsiasi autorità ecclesiastica e da qualsiasi confessione religiosa." Siamo d'accordo, ma nella sua accezione originale, il termine viene usato nel contesto di professioni specializzate per riferirsi a chi non pratica la stessa professione. Laico è, ad esempio. un membro del Consiglio Superiore della Magistratura che non appartiene all'ordine dei magistrati

Negli ultimi anni il termine laico viene invece utilizzato in maniera impropria per indicare un generico agnostico o ateo. Tale uso è semanticamente scorretto, in quanto laico ha significato di svincolo dall'autorità ecclesiastica, ma non inficia la professione di una particolare confessione religiosa: per cui si possono distinguere laici credenti da laici non credenti.

L'abuso del termine in sede politica, in funzione di sinonimo perfettamente sovrapponibile ad anticlericale o ateo, ha generato l'utilizzo del termine spregiativo laicista, con un significato simile e opposto all'uso del termine spregiativo clericale, per indicare persone che si autodefiniscono "laiche" e si comportano come anticlericali. L'uso del termine è errato poiché si tratta di una estensione di un termine, laico, che già rappresenta l'estensione del termine λαός, laós - popolo.


Nel linguaggio politico il laico è chi propende per una netta separazione della vita delle istituzioni dall'influenza delle confessioni religiose, ossia per indicare chi si ispira ai valori della laicità. Per estensione laico è anche chi desidera una minore influenza delle confessioni religiose nella società.

Laico è anche una persona priva di pregiudizi. Ragionare laicamente è un espressione usata per indicare un ragionamento che non parte da presupposti aprioristici e non sfocia in prese di posizione immodificabili.

Ed ecco quindi che il termine laico risulta in contrapposizione a qualunque ideologia perchè, proprio in quanto "Ragionare laicamente è un espressione usata per indicare un ragionamento che non parte da presupposti aprioristici e non sfocia in prese di posizione immodificabili",ecco che qui già si esclude a priori la possibilità di ragionare secondo presupposti immodificabili, cioè ideologici.

Un'ideologia laica è quindi un controsenso, perchè "laico" significa appunto una mentalità capace di inglobare in sè tutte le idee, le prese di posizioni e i punti di vista, compreso naturalmente quello cattolico.

Ma propio quì nasce il problema, perchè, in questo modo, si genera una così grande confusione di idee e di propositi, che la nascita di una nuova ideologia, per quanto non confessionale, si impone come esigenza di unificazione, di ordine e di conformità dei comportamenti, senza la quale si degenera nella più totale anarchia, sia politica che comportamentale.

D'altro canto , un'ideologia laica non può prescindere da una visione ottimistica dell'uomo, in quanto, proprio in questa anarchia si ravvisa la possibilità che le cose si sistemino da sole, seguendo il naturale istinto alla pace e alla corretta convivenza degli esseri umani.

Era un'ideologia laica l'illuminismo, che però, come tutti gli ismi è degenerato in nuove ideologie totalizzanti che prescindono dal presupposto della razionalità umana postulato all'inizio.

Un'ideologia laica è secondo me inconcepibile, proprio perchè, come ho cercato di spiegare, la parola ideologia e la parola laico si escludono a vicenda.

D'altra parte, se l'esigenza di un'ideologia, chiamiamola anticonfessionale, è così sentita, essa non può che basarsi su dei presupposti che stabiliscono cos'è bene e cos'è male, non su quanto indicato dalle varie confessioni religiose, ma su altri principi che si possono ricondurre all'essenza della natura umana; ma siccome gli uomini non sono tutti uguali, ecco che quest'essenza, per quanto i filosofi da secoli ci ragionino su, non è di per sè distinguibile e dev'essere pertanto imposta dall'alto come modo di vedere di poche persone che raggiungono il consenso attraverso varie strategie, il che viene naturalmente in contraddizione con il concetto di libertà tanto conclamato.

Un'ideologia, poi, così come una religione,ha bisogno di "luoghi di culto" che , nelle religioni si possono ravvisare nei templi e nelle chiese e, nelle cosiddette ideologie laiche, nelle sedi di partito.

Oggi si tende a non considerare più luoghi di culto nè le une nè gli altri.

Quali sono allora i luoghi di culto di cui credo che l'umanità abbia assolutamente bisogno, pena la perdita della propria identità?

Temo proprio che oggi essi si possano ravvisare nei centri commerciali
che proliferano incessantemente e sono tutti sempre assiduamente frequentati dalla gente che in essi trova un luogo di identificazione e di conformità con gli altri.

L'ideologia che si sottende a tali "luoghi di culto" è chiara: il consumismo,il denaro, per dirla alla Marx, " il feticismo delle merci".

Per concludere, penso che il termine "ideologia", non sia molto dissimile da quello di "religione": essa consiste in qualcosa in cui credere aprioristicamente. Purnondimeno, penso che di essa ci sia bisogno.

Pubblico senza rileggere.

30 commenti:

chinonrisica ha detto...

Totalmente d'accordo con questa bella riflessione.
Mal'ideologia impera e senza l'ombrello protettivo di un "ismo"ci sentiamo soli.
Non sappiamo pensare in libertà, prigionieri dei centri commerciali e del consumo.

Riverinflood ha detto...

Nelle vecchia cultura greca il popolo cosiddetto era imprigionato da quelle terapie catartiche di cui Aristotele spiega: specie durante l'ascolto e la visione di determinate tragedie greche, (il teatro tragico come luogo di culto, più che il tempio) si consumava "l'apparente libertà di quel popolo" utilizzando la punizione divina dell'eroe che, sbagliando (e pagandone le conseguenze), metteva l'auditorio in preallarme: vedete, se sbagliate come l'eroe la morte sarà la vostra paga.

In termini di appartenenza ad un'ideologia laica o sacra, quel popolo era più che fregato, secondo i critici moderni della teoria della liberazione, visto che non si scappava da quell'appartenenza ideologica.

In compenso quella cultura credeva di esser libera: la cultura della Grecia classica e la sua ideologia stava sotto il tallone di un imperialismo espiansionistico e bellicoso, aldilà delle frequenti invasiani persiane: anzi, ciò produceva un forte senso di appartenenza alla quella ideologia e dava gli strumenti di libertà per la guerra (di liberazione).

La nostra "ideologia laica" come tu ben spieghi, se non ho capito male è non solo falsata da quegli usi impropri, ma non recepisce da sé un linguaggio "liberatorio e creativo": nessuna punizione ne viene dagli dèi (quindi dalla nostra Giustizia attuale: se viene essa è mirata solo verso i poveri cristi), venendo a creare una sorta di grande e ipocrita mistificazione dove, tutto sommato, la nostra libertà di acquistare i beni di consumo che questa forma ideologica ci impone, giustifica ogni sorta di accettazione di "libere ignominie morali, politiche e religiose".

Credo che vada affrontata ciascuno con percorsi diversi e personali una via, tra le tante, alternativa, che comprenda una presa di consapevolezza che lotti contro tutte le ideologie di appartenenza, dove per ideologie si intendano tutte quelle forme di abbrutimento del linguaggio mentale creativo, e per conseguenza la dipendenza da esse.

Ecco, per quanto mi riguarda, il non appartenere più a nessun ideologismo, potrebbe portare l'umanità a nuove forme di libertà talmente intense e liberatorie, che migliorerebbe la vita a questo nostro desolato e inutile paese. Ciao.

Paola D. ha detto...

@Giovanna:hai colto perfettamente, come sempre, il significato di fondo del mio post: "senza l'ombrello protettivo di un "ismo"ci sentiamo soli." .Solo che l'ismo di consumismo non ci soddisfa più (forse perchè abbiamo già tutto?)e siamo in cerca di un'altra ideologia che costituisca per l'umanità un punto di riferimento senza il quale non ci possiamo confrontare con la nostra identità.

Paola D. ha detto...

@Riverinflood: io credo che nessun popolo sia mai stato veramente libero anche perchè penso che la libertà assoluta non esiste e non è nemmeno auspicabile: La libertà è stata piuttosto, e continua ad essere un'aspirazione, una meta da raggiungere, una speranza di miglioramento: Ecco, secondo me l'uomo, senza una speranza, senza qualcosa di ideale o di materiale cui tendere, perde assolutamente lo scopo e il piacere della vita oltre che la sua identità.
Tu dici:" per quanto mi riguarda, il non appartenere più a nessun ideologismo, potrebbe portare l'umanità a nuove forme di libertà talmente intense e liberatorie":
Ecco, io prima la pensavo come te, ma ora comincio a nutrire dei seri dubbi perchè l'uomo, ammesso che godesse della più assoluta libertà, tende sempre a sacrificarne una parte in favore dell'apparteneza ad un gruppo del quale deve rispettare le regole,pena la decadenza della sua identità.Per i non cattolici è questo che manca: il senso di appartenenza ad una comunità alternativa se non si vuole degenerare nell'anarchia e nel caos.

Riverinflood ha detto...

L'anarchia sinonimo di caos? Non ci credo che parzialmente. L'uomo immaturo nella sua parziale maggioranza è anche d'indole conflittuale, per sua natura: perché possa determinarsi la dipendenza da "ideologismo", occorre che sia sempre valicabile il confine tra "guerra e pace", poiché in base a tutti gli ideologismi universali si condizionano intere culture "diverse tra loro".

L'anarchia, verso cui tu dài una critica negativa, potrebbe (il condizionale è d'obbligo) funzionare alla condizione di un percorso interiore di ciascuno, ove ciascuno provveda a sé, al suo mantenimento morale, e alla crescita della società. Anarchia, in questo linguaggio, non significa disordine ed egoismo.

Il nodo da eliminare sta nella incapacità di comprendere ciò che è utile a ciascuno, al proprio benessere. Se non si è soddisfatti delle cose del mondo che non vanno per il giusto verso; se non si è soddisfatti delle pur minime ingiustizie quotidiane che ci rendono l'esperienza della vita truce e impossibile, occorre trovare strumenti, anche minimi, per trasformare tale insoddisfazione in altra realtà più vicina ai nostri bisogni. Si ha il dovere di farlo: lamentarsi a basta, come sappiamo, non serve.

Nessuno è mai libero del tutto, è vero. Ma nessuno riuscirà mai intrufolarsi nella mente di un altro a gestirla per i suoi fini se un individuo o una collettività (anche con un percorso "anarchico" di vita, nella quale vigono regole da rispettarsi) lavorano insieme in difesa della propria lierbtà e per la liberazione "dagli ismi", deleterii e mortali.

Certo, anche qui l'ideologismo fa la sua apparizione: chi non vuole rimanerne soggiogato può solo rifiutarlo. Ritengo però che bisogna fidarsi delle proprie sensazioni e dell'aria che tira. In una prigione esistono collettivi e individui. La libertà, non credi che sia anche quella parte di ciascun essere umano, che per sua sensazione (sociale e politica, culturale e religiosa), della quale se ne possa ricavare beneficio e non oppressione? Un conto però è provare questa sensazione nella collettività, un altro da liberi individui senzienti, (anche all'interno di collettività?).

Paola D. ha detto...

@Riverinflood:

Un'ideologia tendenzialmente anarchica presuppone, come ho già detto nel post,una visione ottimistica della natura umana. Ma come la mettiamo con l'hobbesiano "homo homini lupus"?
Tu dici che è questione di immaturità, ma allora, quale dev'essere la molla che fa scattare questa presa di coscienza e questo cammino verso la maturazione generale degli esseri umani? E' questo secondo me il problema fondamentale che richiede l'esigenza di una vera e propria ideologia.

Vincenzo Cucinotta ha detto...

Vedo che nei commenti , il discorso si è molto allargato. Per quanto mi riguarda, poichè sono convinto che gli uomini vivano nel mondo simbolico del linguaggio, non penso che si possa prescindere da una propria ideologia, cioè da un proprio mondo simbolico. Non c'è nulla che non va nell'avere un'ideologia, quanto meno perchè non ne possiamo fare a meno. E' molto più grave pretendere di non essere ideologici, cioè in altre parole bisogna avere consapevolezza della propria ideologia, sceglierla, piuttosto che farsi dominare dall'ideologia dominante che ci possiede, tanto che non sappiamo più quale essa sia, cosa ci fa pensare in un certo modo piuttosto che in un altro. Pertanto, ritengo che il concetto di laicità sia inutile, solo sede di equivoci. L'unico uso appropriato mi parrebbe in contrapposizione a confessionale, laico come opposto a confessionale, questo almeno si capisce. Un uso del termine più generalizzato finisce per imporre una specifica ideologia, pretendendo di non essere ideologico: in altre parole, il peggio.

Paola D. ha detto...

@Vincenzo:" Per quanto mi riguarda, poichè sono convinto che gli uomini vivano nel mondo simbolico del linguaggio, non penso che si possa prescindere da una propria ideologia, cioè da un proprio mondo simbolico."
Se ognuno di noi possiede una propria ideologia, allora ha ragione l'amico Riverinflood, nel considerare l'anarchia il modello di convivenza ideale. Ma così si genera, secondo me, l'incomunicabilità fra gli esseri umani se non c'è un'ideologia condivisa che li accomuna. Ai tempi del comunismo, ad un'ideologia di matrice cattolica se ne contrapponeva una, non meno fideistica, che possiamo definire anticlericale. Ma oggi questo vuoto va colmato con un'ideologia che in tanti definiscono laica ma che non si è capito bene cosa sia: se cioè debba inglobare in sè anche alcuni principi religiosi o, viceversa , contrapporsi ad essi.
Ti ringrazio per il tanto atteso commento e spero che vorrai continuare con noi questa discussione che spero sia proficua.

Vincenzo Cucinotta ha detto...

Ah, beh, allora tu hai una posizione originale. Secondo te, quindi, il problema è che si fronteggiamo più ideologie? A me invece, sembra proprio che il problema stia nel pensiero unico, nel fatto che siamo immersi in un'ideologia che non ci siamo scelti e che determina i nostri comportamenti senza che se ne abbia consapevolezza. Magari ci fossero ideologie contrapposte che si confrontino, non vedo proprio che inconveniente ne deriverebbe. Il problema non sta nell'esistenza delle ideologie, ma nella loro qualità. Come sai come lettrice del mio libro, io la mia idoelogia l'ho lanciato, quindi proprio io non ho problemi nel definirne i contenuti desiderabili.

chinonrisica ha detto...

Il dibattito che proponete è affascinante e mi invoglia a consigliare( ma lo avrete già fatto, senza dubbio) la lettura dei testi di un giornalista non ideologico e totalmente spiazzante come Massimo Fini.
Provocatore come tutti coloro che abbandonano l'ideologia, solo come gli orfani del consenso collettivo che cerchiamo e che gratifica l'Io.
All'ideologia preferisco, personalmente, l'utopia.E' comunque un credo, ma liberatorio e futuro quanto basta per giustificare gli sforzi, i sogni e le speranze.
L'ideologia può distorcere il giudizio e danneggiare l'obiettività, l'utopia scatena una molla vitale che può nuocere solo all'utopista.

Paola D. ha detto...

@Vincenzo:"Secondo te, quindi, il problema è che si fronteggiamo più ideologie? A me invece, sembra proprio che il problema stia nel pensiero unico". Certamente non mi sono espressa bene:anch'io temo il pensiero unico, almeno quello di cui tu parli e che definisci"ideologia dominante".Ma non devi dimenticare che esiste ancora un'ideologia cattolica che, nonostante dai tempi di papa Woitila sia scesa di parecchio, si attesta a tuttoggi intorno al 47% della popolazione italiana. Io mi chiedevo se un'ideologia laica possa inglobare anche queste persone oppure no.

Paola D. ha detto...

@Giovanna:istintivamente propenderei per condividere in pieno le tue osservazioni, ma non ti sembra che, alla luce di quanto è accaduto nel secolo scorso, le utopie siano un po' troppo pericolose?

mariodomina ha detto...

C'è molta carne al fuoco in questa discussione, e molti termini talvolta abusati (soprattutto "ideologia"), ma come giustamente nota l'autrice del post anche "laico" non scherza, tanto che condivido l'appello di Vincenzo e non farne più nemmeno uso.
Si è poi parlato di "anarchia", "libertà", "natura umana", fino ad arrivare ad "utopia", cose "toste" di cui da anni scrivo e discuto anche nel mio blog.
Vorrei però fermarmi sul concetto di "ideologia" e sul suo rapporto con la nostra vita sociale ed individuale. Paola sembra riferire l'ideologico a qualcosa di immodificabile (e in parte ha ragione), ma meglio sarebbe dire che "ideologia" è pur sempre la lente, la Weltanschauung, la presupposizione concettuale attraverso cui ciascuno legge ed interpreta il mondo, e nel quale si trova (spesso a sua insaputa) immerso. C'è poi stata, nella storia recente, una caratterizzazione fortemente politica della sfera ideologica: il comunismo, il conservatorismo, il fascismo - ormai da alcuni ritenuti dei ferrivecchi. In realtà (giusta anche qui l'osservazione di Vincenzo) vi è stata una vera e proprio operazione superideologica che voleva farci credere che le ideologie del passato erano tutte morte ed inservibili, e che meglio sarebbestato fare senza. Peccato che a prendere lo scettro sia stato nel frattempo il mercato (con tutte le teorie connesse della fine della storia, del post-moderno, del pensiero debole, ecc. ecc.), che in realtà è una robustissima e invasivissima ideologia, quantomai omologante - e giustamente si è parlato anche di pensiero unico.
Ora non voglio farla lunga, ma quel che a me pare essenziale è che solo un atteggiamento filosofico (in senso lato: cioè razionale, consapevole, analitico, disvelante, critico, ecc. ecc.) può far luce su questi meccanismi, cui molto spesso i singoli aderiscono inconsapevolmente.
Naturalmente il mio è un "punto di vista" (dunque a suo modo ideologico), che non può non sembrare di parte, ed anzi vuole esserlo - ma è proprio della filosofia ragionare su tutto e mettere in discussione tutto, compresi i propri presupposti. Così come è proprio della filosofia (non di un filosofo o di una corrente filosofica particolare) adottare metodi radicalmente critici, che cioè "laicamente" nulla accettano che non sia stato sottoposto al vaglio della ragione. Ragione che è certo limitata, ma che non può per sua natura affidarsi a fedi o costruzioni ideologiche indiscutibili. E' questa l'unica vera forma di "libertà" che forse ci è data.
Mi fermo qui.

Riverinflood ha detto...

Alla luce della morte di questi ultimi soldati italiani mi chiedo se in fondo tutta la discussione del processo di idealizzazione di un pensiero libero e per un più libero pensiero, ancora in embrione, non sia stato messo a tacere o ridimensionato dalla mancanza di riguardo di chi, mandando 'sti esseri umani a morire (professionisti, per carità, che accettano di morire per una ideologia imposta da altri, una promessa di benessere attraverso la violenza, per una ben misera somma dopotutto) ha della sua propria ideologia, che si vuole imporre (e in second'ordine condividere) al braccio armato.

Homo homini lupus: già, come la mettiamo? Il comunismo, il capitalismo, il cristianesimo nelle sue varie forme, sono falliti. Chi dà oggi facilmente l'altra guancia? Chi, invece, vuole restituire lo schiaffo con gli interessi? Discussione quanto mai complessa poiché si intravvedono parecchie strade, nessuna delle quali con una sua verità che ci chiarisca il linguaggio ideologico degli altri da me e del mio da me: ritengo che, come ho già scritto, essendo la conflittualità innata nel genere umano, si debba arrivare a deporre le armi "delle ideologie" guardando sia ai fini sia ai mezzi con lo stesso intenso proposito. Come? Sperimentando con coraggio, nella pratica, ciò che insegnano le varie culture, figlie di ideologie sane. Perché non metterle insieme? Non è forse la vecchia saggezza tribale il sale della terra?

Chi ha paura delle altrui ideologie probabilmente non ha conscientizzato la propria: lo so, è difficile, ma se ci si ponesse senza paura di fronte "all'ignota cultura altrui", capiremmo quanto sia facile costruirvi attorno una vera società in cui la conflittualità (innata) possa convivere "pacificamente" con il resto dell'umanità più pacifica, non pacifista, pacifica.

A me piace molto vivere pacificamente. Credo che piaccia molto ad un oceano di persone. Credo anche che piaccia anche alle persone violente vivere "pacificamente" la propria violenza. Del resto, cos'è un'ideologia (pura) se non un movimento continuo, millenario, di storia umana alla quale attingere. L'ideologia impura non è altro che la "invenzione ragionata" (perfetta per lui, imperfetta per chi non è d'accordo) di un singolo individuo in disaccordo e nemico di tutti gli altri ai quali vorrebbe darla a bere. Spessissimo ci riesce. E quando ciò sia avvenuto, le forme più pure in origine (non perfette, ma più pure) come il comunismo, il capitalismo, il cristianesimo, non sono andate oltre a quello che sono attualmente.

Uffa, mi sono stancato, però.

Paola D. ha detto...

@ Riverinflood:
mi piace la tua distinzione fra ideologie pure e impure, per indicare quelle autenticamente sentite e condivise da quelle imposte con un raggiro e per tornaconto.
Certo la discussione è un po' pesante, però sono contenta che anche tu abbia dato il tuo contributo.
Quello che io mi chiedo è se in italia(e nel mondo) possa esistere un partito, un grande partito, che sia esente da ideologie e che si definisce semplicemente laico.

Paola D. ha detto...

@mariodomina:"Ragione che è certo limitata, ma che non può per sua natura affidarsi a fedi o costruzioni ideologiche indiscutibili. E' questa l'unica vera forma di "libertà" che forse ci è data."
Ancora una volta mi sento spiazzata e ,anche se volevo ravvisare nelle tue affermazioni qualche rimasuglio illuministico, tu stesso mi metti al riparo da ogni tentazione di rifugiarmi ancora una volta negli "ismi", del cui ombrello protettivo sentiamo tuttavia il bisogno.

Riverinflood ha detto...

Per concludere, è scientemente impossibile che esista un partito che sia "esente da ideologie e che si definisce semplicemente laico".
È stato bello partecipare, ti ringrazio per la pazienza e mi scuso per alcune lacune di scrittura: scrivo sempre di getto, com'è la mia indole. Ciao!

chinonrisica ha detto...

Bella discussione. Ci vorrebbero un bicchiere di buon vino e un fuoco acceso.....Per Paola: l'utopia ha provocato danni, è vero. Ma l'ideologia è stata anche peggio. E senza l'alibi dell'impegno personale: nell'ideologia ci aggreghiamo a qualcosa di "comodo" e preconfezionato, spesso senza pensare; per l'utopia possiamo lottiamo , anche da soli, contro i mulini a vento!

Paola D. ha detto...

Ringrazio tutti i partecipanti per questa bella rimpatriata fra amici e auguro la buona notte.
Io vado a vedere Gad Lerner.
A domani.

Roby Bulgaro ha detto...

Certo nella religione è forse nascosto un che di ideologo, ma comunque non è così che io l'ho sempre inteso. Sicuramente il quadro che fai è reale, ma quanto desolante! La tua analisi mi lascia a bocca aperta, e non posso fare a meno di convenire che quello che dici potrebbe essere fondato, quando parli di centri commerciali scambiati per luogo di culto. Fatto stà che la solitudine al loro interno rimane una costante dell'individuo, che rimane aggregato ma in un ambito di incomunicabilità, se non che fra qualche isolato gruppetto (gente che si conosceva già prima o familiari e parenti). L'abuso del termine laico che descrivi penso che rispecchi totalmente ciò che avviene.

Paola D. ha detto...

@Roby Bulgaro:
Che nella religione, in tutte le religioni, ci sia un che di ideologico mi sembra scontato.
Ecco perchè io penso che in fondo qualunque ideologia sia una specie di religione. Qualcosa in cui si crede, insomma una fede. Perchè altrimenti l'altra faccia della medaglia è il relativismo e questo, se può essere considerato molto razionale, non credo che sia in grado di fornire delle risposte certe su come orientarsi in una comunità: se noi pensiamo che , ad esempio, anche il pensiero mafioso ha al suo interno una propria etica, non è perchè siamo tolleranti che questa etica si possa accettare. Purtroppo mi pare che siamo arrivati al punto in cui tutto è permesso, tutto è lecito. Non ci meravigliamo più di niente e questo non credo che in fondo sia un bene: certo ci fa vivere tranquilli e indifferenti; ma questo atteggiamento mi somiglia tanto alla morte.

monteamaro ha detto...

Laicità,(a 360°) Ateismo, Culto e Ideologie, presuppongono un cammino interiore profondo e forse sofferto.
Si giunge alla meta voluta, solo dopo l'esperienza intima di una sentita verità assoluta, da cui non ci si discosta se non per migliorarla.
Tutto questo mette in moto e in gioco, ogni sensazione e percezione individuale, mettendole in relazione all'esistenza collettiva.
Infine, è il sentire un senso di appartenenza, o di estraneità, a un dato modello di Società.
I centri commerciali come luoghi culto... perchè manca, probabilmente, il sofferto ma affascinante lavoro, del pensare PERSONALE.
Veramente bello il tuo post, tornerò a trovarti.

Riccardo Uccheddu ha detto...

Senza criticare nessuno e senza (spero) semplificare eccessivamente, direi che si dovrebbe forse spiegare in modo più chiaro, o addirittura schematico che cosa si intenda per "ideologia."
Esiste, secondo me, un uso teorico e pratico del termine: ideologia come fanatismo, chiusura aprioristica ecc.
Tu, Paola, su questo punto sei stata chiarissima.
L'altro uso teorico e pratico di "ideologia" è positivo nel momento in cui vale come equivalente di sistema di pensiero o se vogliamo, di Weltaschauung, filosofia e simili.
N.B.: Non dimentichiamo che Marx ed Engels, nell'"Ideologia tedesca" parlavano di "ideologia" come sostanziale mascheramento, da parte della borghesia (e nel corso della storia, da parte delle varie classi dominanti) dei propri interessi.
Il predominio borghese era "giustificato" in base ad una del tutto presunta capacità da parte di pochi privilegiati di gestire la sfera economico-sociale e statale a beneficio di "tutti."
Il proletario ed anche il piccolo borghese abboccavano... e continuano a farlo.
Da questo punto di vista, il pensiero unico è "ideologico" al 100% e funzionale al devastante mix di capitalismo-razzismo-bigottismo che frutta a pochi pescecani tanti bei profitti e tanto potere.
L'utopia è fondamentale: senza di essa, accetteremmo lo status quo. Alcuni, talvolta, la identificano col fanatismo; ma questo è errato o comunque, ingeneroso.
Ernst Bloch parlava in fondo dell'utopia quando rifletteva sul "principio speranza."
E diceva: "L'utopia non è fuga nell'irreale; è scavo per la messa in luce delle possibilità oggettive insite nel reale e lotta per la loro realizzazione" (E . Bloch, "Marxismo e utopia", p.137).
Detto in forma meno tecnica: non sembravano "utopie" l'abolizione della schiavitù, il voto alle donne, la liberazione dal fascismo ecc.?
Chiedo scusa per aver forse ripetuto cose da voi già dette, o per essermi espresso in modo un po' confuso.

Tina ha detto...

Proprio per quanto hai analizzato, nel definirmi, preferisco "atea", non presta il fianco a interpretazioni diverse.

Ho lavorato più di 3 lustri nei centri commerciali, ero l'unica che restava senza pane il mercoledì, perchè si rifiutava di entrare in area vendita a sopperire.
Buona giornata Paola

Paola D. ha detto...

@Monteamaro: molto belle e profonde le tue riflessioni, che presuppongono un cammino interiore vissuto e sofferto.

Paola D. ha detto...

Come al solito, la tua analisi è
nto mai pertinente. Naturalmente io non intendo per ideologia "fanatismo, chiusura aprioristica ecc." ma neanche come la intendeva Marx e cioè mascheramento di interessi(quella è semmai l'ideologia dominante di oggi), ma quell'aspetto positivo che, sia tu che
Mario,definite "Weltaschauung".
Per quanto riguarda l'utopia, ti dò ragione, solo che preferirei il termine sogno o ideale, in quanto, con quest'ultimo termine, c'è sempre la speranza che un giorno si possa realizzare, mentre l'utopia indica qualcosa che, di per sè, non si realizzerà mai.

Paola D. ha detto...

Grazie per il tuo contributo, Tina.
Credo di capire la tua esperienza: anch'io sono riluttante ad entrare nei negozi in genere.

Riccardo Uccheddu ha detto...

Siamo sostanzialmente d'accordo, Paola.
Penso che avrebbero sottoscritto le parole della tua replica a me sia Marx ed Engels che altri marxisti più recenti ed in un certo senso (senza nulla togliere ai Fondatori) più creativi come E. Bloch, Gramsci, la Luxemburg ed il Che.
Detto questo, in un prossimo intervento vorrei tornare anche sull'argomento religione.
Da comunista gramsciano che si considera anche un cristiano (spero "critico") penso che la stessa religione appunto cristiana contenga molti elementi di liberazione.
Infatti, a fine '70 i sandinisti rifiutarono il tradizionale schema elaborato da Feuerbach e poi ripreso da Marx della religione come alienazione dell'uomo, oppio dei popoli ecc.
Ma su questo punto, cercherò di essere almeno un po' più esaustivo in un prossimo commento.
Buona giornata.

Paola D. ha detto...

Allora sei un catto-comunista? (il termine è inteso in senso positivo, naturalmente).
A presto,

Riccardo Uccheddu ha detto...

Risposta: sì.
Penso che il cristianesimo (ma rispetto tutte le altre religioni) possegga la capacità per così dire di depurare il marxismo più "economicistico" da un meccanicismo che non dà sufficiente rilievo o importanza alla volontà umana.
E credo che il marxismo possa liberare il cristianesimo da un eccesso di spiritualismo.
Poi naturalmente, il discorso è MOOOLTO più complesso.
Ciao!