venerdì 4 giugno 2010

LA LEZIONE DI TOCQUEVILLE

L'analisi di Nadia Urbinati, apparsa oggi su Repubblica, evidenzia come ci sono principi che , già da due secoli, vengono ritenuti irrinunciabili e che purtroppo ancora oggi vengono messi in discussione.
Si tratta della libertà di stampa della quale, secondo Toqueville, non può esistere una via intermedia tra massima libertà e dispotismo.
Quello a cui aspira il premier, e la destra in genere, cioè di porre un limite alla libertà di stampa, facendo da setaccio delle informazioni a monte, è inammissibile, perchè, allorquando si mette in pratica una qualunque forma di censura, intanto non si capisce chi dev'essere deputato ad attuarla e secondo quale criterio. Costoro, sostiene la Urbinati, se non vogliono sottostare al giudizio imparziale dell'opinione pubblica, dovrebbero allora sottoporsi severamente a quello ben più impietoso della magistratura, che, infatti, è l'altro bersaglio del premier.
Si innescherebbe così un sistema di controlli tale a cui essi per primi non potrebbero sottrarsi. A meno che non si voglia restaurare l'assolutismo, cosa che al giorno d'oggi, con i mezzi tecnologici d'informazione che abbiamo, è una cosa decisamente impossibile.
Meglio quindi che la libertà di stampa sia assoluta, perchè, " una volta imboccata la strada della censura, un limite tira l'altro senza che si riesca a vederne la fine."

Per tutti questi motivi è secondo me importante che i filtri alle informazioni, anzichè provenire dall'alto, si dovrebbero creare fra i fruitori di queste informazioni stesse e inculcare in essi la capacità di saper discernere fra la miriade di notizie che ogni giorno la stampa e i mezzi di comunicazioni in genere , ci forniscono.

3 commenti:

Dual ha detto...

Ciao passavo di qua e mi sono ritovato nel tuo blog. Un saluto e buona domenica.
Gio'

http://remenberphoto.blogspot.com/

Riverinflood ha detto...

« Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni. »

(Costituzione della Repubblica Italiana, Articolo 21).

Ecco perché va difesa la libertà di stampa.

Ps.: concordo con l'ultimo paragrafo del tuo post, ma non intravvedo grandi speranze circa la cosiddetta informazione libera d'opinione. Da qualsiasi parte politica la si osservi, questa branca dell'informazione è sempre pilotata. Quindi l'ostacolo sta nel trovare gli strumenti e le metodologie più corrette per arrivare ad avere un'opinione meno inquinata e più vicina al proprio discernimento.
Per assurdo, bisognerebbe leggersi tutti i quotidiani accessibili per farsene una opinione, a prescindere dalla propria.
Un saluto.

giuseppe ha detto...

Sono perfettamente d'accordo su quanto scritto da Tocqueville sull'argomento. Il paese che più è conforme alle sue idee è l'America (USA),dove il giornalista può riportare qualsiasi notizia.E' condannabile solo se viene dimostrato, cosa molto difficile,che era a priori consapevole che la notizia era falsa.Lo stesso principio applicato in Italia, porta a ritenere lecita la pubblicazione di intercettazioni telefoniche,disposte dall'AG, e atti processuali, in qualsiasi fase, anche se coperte dal segreto istruttorio (in questo caso l'illecito è del Magistrato che passa la notizia).Diverso è il caso in cui si pubblica una notizia che facilmente poteva essere riconosciuta come una bufala (caso Feltri/Boffo).