mercoledì 16 settembre 2009

LA DONNA NEL SEICENTO

Continuo la mia ricerca sulla donna nei secoli anche se come argomento vedo che non è molto appetibile.Ma non posso farci niente è una mia fissazione.

“Natura le ha fatte streghe”. E’ il genio proprio della Donna, e il suo
temperamento. Nasce Fata. Per il normale ricorso all’esaltazione, è Sibilla. Per
l’amore è Maga. Per acume, malizia (capricciosa spesso e benefica), è Strega, e
dà la sorte, almeno lenisce, inganna i mali. Semplice e commovente inizio di
religioni e scienze. Più avanti tutto si separa; vedremo sorgere lo specialista,
ciarlatano, astrologo o profeta, negromante, prete, medico. Ma in principio, la
Donna è tutto.

Quando appare, la Strega non ha padre né madre, non ha figli, marito, né
famiglia. E' un mostro, non si sa da dove venga. Chi oserebbe, Dio,
avvicinarla?

Dove vive? dove non è possibile, nei boschi di rovi, sulla landa, dove la spina, il
cardo intrecciati, impediscono il passaggio. La notte, sotto qualche vecchio
dolmen. Se viene scoperta, è l'orrore della gente a tenerla ancora isolata: è come
circondata da un cerchio di fuoco.

Tuttavia, è difficile credervi, è ancora una donna. Proprio questa tremenda vita
preme e tende la sua molla di donna, l'elettricità femminile.

Si noti che in certe epoche, al solo nome di strega, l'odio uccide a caso. Le gelosie
femminili, le brame maschili, si appropriano di un'arma tanto comoda.
E' ricca? STREGA. E' graziosa? STREGA.

Non bastano i roghi al clero, né al popolo le villanie né i sassi al fanciullo, contro
la disgraziata. Il poeta (fanciullo anch'esso) la lapida con un'altra pietra, ancora
più crudele per una donna. Suppone, chissà perché?, che fosse sempre laida e
vecchia. Ma i crudeli processi mostrano il contrario. Molte morirono proprio perché giovani
e belle.

Per capire un po' meglio, leggete gli odiosi registri che ci restano
dell'Inquisizione.

Bastano poche pagine, per sentirsi agghiacciare. Vi prende un freddo crudele. La
morte, la morte, la morte si avverte in ogni riga. Siete ormai nella bara, o in una
piccola cella di pietra dai muri ammuffiti.

I più fortunati vengono messi a morte. L'orrore, è l'"in pace". Questa parola
ricorre all'infinito, come una campana d'infamia che suoni e risuoni, per
desolare i morti vivi, sempre la stessa parola: MURATI.

L’antifemminismo religioso, già in età medioevale, impose di fuggire la donna
“arma del demonio, causa prima della nostra perdizione”. Erano tollerate la
moglie che assicura la progenie, la madre che alleva i figli, la tessitrice operosa, la
contadina instancabile, la vecchia fidata e silenziosa, la suora murata nella sua
clausura, ma tutte le altre erano sospette, soprattutto le giovani e belle che suscitano
odio e desideri.

Iniziata nel tardo Trecento la persecuzione alle donne accusate di aver stretto un
patto con Satana e di compiere inauditi malefici ai danni dell’umanità, dilagò nei
secoli successivi.

Dalla seconda metà del 1500, infatti, inquisitori, giudici, principi cattolici
condussero una battaglia aggressiva in nome della Chiesa di Roma, contro eretici e
donne malefiche.

Anche Carlo Borromeo, divenuto santo, ordinò vari processi che
videro condannate e bruciate centotrenta streghe condotte al rogo su un carro o in
groppa ad un asino, di solito nude fino alla cintola e frustate dal boia, tra la folla
schiamazzante che lancia sassi e frutta marcia.

Tale controllo delle coscienze fu soprattutto un tentativo di controllo sociale esteso in cui norma religiosa e norma politica modellano l’insieme dell’individuo. Si assistette ad un vero e proprio
crescendo di processi per stregoneria, come quello famoso a Gostanza da Libbiano
nel 1594, nel Lucchese. di cui parla in un suo libro Franco Cardini . Si
tratta di una popolana, al centro di un serrato processo, come molte altre donne
vittime, nelle campagne italiane, di un mondo fatto di superstizioni e di paure, di
tradizioni e di novità, di fantasia e di repressione.

Alle streghe, nel Seicento, il popolo agitava pugni e bastoni, come nel paese di
Zardino l’11 settembre 1610, giorno in cui venne arsa al rogo Antonia, la
protagonista del romanzo La chimera di Sebastiano Vassalli.

La ragazza-strega, vittima innocente, chiusa nella carrozza che la porta al patibolo,
incapace di comprendere, fino a quel momento, le ragioni delle sue sofferenze,
accompagnata da espressioni come Maledetta strega! Devi crepare! A morte! Al
rogo! ossessivamente urlate dal popolo, sadico nella sua bestiale
ignoranza, sembra finalmente rendersi conto di quanto il mondo sia insensato,
scosso dalle sue “mostruose malattie”.

Come, altrimenti, giustificare i venditori di vino, bibite, pesci fritti e angurie, i
campi brulicanti di carri, di bambini che si rincorrevano e giocavano a
nascondersi, di adulti che…mangiavano e bevevano e aspettavano di godersi da
lontano quel gran spettacolo del rogo della strega? (G. Vassalli; La Chimera; Einaudi 1991)

1 commento:

Darksecretinside ha detto...

Questo post è davvero molto interessante.
Ho letto moltissime cose in merito all'epoca dell'inquisizione....
è roba da far venire gli incubi!
Tuttavia...riassumo nell'immagine della "strega"....
L'essere "donna" nei termini indicati all'inizio del tuo post...
Rimanendo ferma sull'esaltazione della "femminilità".

Un tempo...antico...prima di tali orrori...
di certo, le idee le avevano più chiare!

Ciao!
^___^