Un pensatore tanto bistrattato ai giorni nostri, come anche ai suoi tempi,che io ho assunto come guida nel mio percorso di educatrice sia in ambito scolastico che familiare, sfrondandolo però degli elementi contingenti legati al periodo storico in cui visse e assumendo come principi quegli elementi universali che ho ravvisato nel suo pensiero pedagogico.Non so se sia corretto definirlo ILLUMINISTA, dati i rapporti che ebbe con gli altri illuministi del suo tempo, in particolare Voltaire.
Certo che ormai sono passati tanti anni da quel mio primo approccio, non ho più i libri sui quali ho studiato e non posso quindi fare alcun riferimento oggettivo.
Di Rousseau mi sono rimasti alcuni concetti che forse ho interpretato in maniera personale e che ho coniugato con le "note a margine" dei pensatori, in particolare pedagogisti, che son venuti dopo di lui.
Quello che io ho conservato come assunto è che la natura in generale, e umana in particolare, è fondamentalmente buona (il buon selvaggio),ma ciò tuttavia non mi ha condotto, come il Rousseau, al rifiuto della cultura che egli vedeva come una sovrastruttura in grado di contaminare la natura fondamentalmente buona dell'uomo, ma anzi, effettuando una strano connubio tra le teorie di Rousseau e quelle cosiddette "strutturaliste" di Bruner, sono pervenuta alla conclusione che "tutto può essere insegnato a tutti" e che è proprio la cultura ( così come io la intendo) che è in grado di favorire il processo di emancipazione dell'uomo e la sua capacità di adattamento e di interazione con l'ambiente(in senso lato).
Secondo Rousseau, il ruolo dell'educatore non deve considerarsi attivo ma passivo,intendendo con questo che egli non deve esercitare un'azione di tipo impositivo o coercitivo ma,al contrario, deve limitarsi a togliere gli ostacoli che si frappongono al libero sviluppo della personalità.
Volendo esemplificare: l'educatore si pone come colui che, per indirizzare il corso di un ruscello in modo che non produca effetti rovinosi nell'ambiente circostante, ma che anzi le sue acque siano pienamente utilizzabili in maniera positiva, scava uno o più canali entro i quali il fiume spontaneamente si dispiegherà. Oppure, per fare un altro esempio, come l'agricoltore che, volendo garantire il miglior sviluppo ad un albero, lo libera dalla vegetazione infestante e ne toglie i getti che si stanno sviluppando nella direzione sbagliata, orientando la vegetazione verso uno sviluppo il più possibile equilibrato e armonico.
Ne consegue la messa al bando di ogni lezione cattedratica che miri ad imporre conoscenze da acquisire acriticamente, limitando la lezione frontale agli aspetti organizzativi di una più ampia attività didattica che vede l'insegnante non più al centro del rapporto insegnamento-apprendimento, ma come piuttosto una guida che predispone le condizioni più idonee a che il discente consegua da sè la capacità e l'interesse all'apprendimento( inteso come modificazione strutturale in senso evolutivo, di processi di interazione col mondo circostante e presa di coscienza dei propri processi cognitivi in prospettiva meta-conoscitiva).
Adesso mi fermo perchè altrimenti questo post rischia di trasformarsi in un trattato pedagogico e anche perchè vorrei lasciare spazio a qualche commento.