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lunedì 25 novembre 2019

NON SOPPORTO QUESTO CLIMA DI ODIO

Accendi il televisore e ti vien subito voglia di spegnerlo: da una parte il leader che aspira ai pieni poteri, dall'altra l'omino con la cravatta.

Non ho più fiducia in nessuno. Nessuno che ci indica una speranza, vera,concreta, condivisibile.

Le sardine esprimono una forma ordinata di protesta generica.

Non ci sono più le ideologie e questo viene a nostro detrimento perchè non si sa più da che parte stare.

La democrazia diretta mi fa ridere e mi rendo conto che stiamo diventando sempre più soli, più individualisti. Non si persegue più il bene comune ma il proprio personale potere.

Rimpiango i tempi in cui ci credevo, nella politica.
O forse mi illudevo: è sempre stato così ed io, nella mia ingenuità giovanile, mi illudevo.

Ora ho aperto gli occhi e mi sento più confusa di prima.

Chiaritemi le idee, vi prego, su questo mondo di oggi.

mercoledì 31 marzo 2010

NON SO COME FUNZIONA LA DICITURA "LINK A QUESTO POST"

Comunque ci provo.

http://www.genteepersone.it/2010/02/mobbing-vs-lavaggio-del-cervello.html#links

Qualcuno ha detto che, avendo smesso di pensare, non ci resta che condividere quello che pensano gli altri.
D'altra parte, se ognuno di noi cercasse ad ogni costo di essere originale, sarebbe ben difficile comunicare, aggregarsi, fare a micizia, socializzare, ecc. ecc. ecc.

domenica 6 dicembre 2009

QUANTI ERANO I MANIFESTANTI AL NO-B-DAY? ( post filosofico)

Da una fonte sul web erano 400.000, su un'altra fonte 500.000, ieri RAI 2 ha parlato addirittura di un milione, mentre per la procura erano solo 80.000. La stampa francese addirittura parla di "una moltitudine".

Quanti erano in realtà, di preciso non è dato sapere.

Questa constatazione mi spinge a formulare alcune riflessioni sul concetto di verità.

E' vero che la verità assoluta non esiste, e non è data sapere nemmeno dalle fonti più attendibili e più vicine alle proprie convinzioni.

Il concetto di verità assoluta è solo qualcosa cui noi aspiriamo, una meta da cercar di raggiungere perennemente, ma che, ogni volta che ci sembra di avvicinarsi ad essa , si allontana, dandoci così lo stimolo ad andare sempre più avanti.
Se così non fosse, una volta raggiunto il suo obiettivo, l'uomo si sarebbe fermato.

E si sa che , se l'uomo si ferma di cercare, in realtà si ferma anche la vita, perchè, non avendo egli più uno scopo da raggiungere, si adagia a tal punto che ben presto la morte arriverà.

Così è per tutte le altre cose cui noi tendiamo.

mercoledì 19 agosto 2009

HA ANCORA UN SENSO OGGI LA FAMIGLIA?

Traendo spunto dall'ultimo libro di Vincenzo Cucinotta "L'IDEOLOGIA VERDE",sento l'esigenza di affrontare un tema che, per le sue numerose implicazioni ideologiche, mi appare molto delicato.

Scrive Cucinotta alle pag.163-164:

1-"La famiglia è a mio parere una struttura ormai storicamente superata, essa va considerata come vestigia del passato."

2-"La famiglia è un'istituzione economica che, in un mondo in cui la donna è chiamata a svolgere funzioni lavorative come e più dell'uomo, in cui le condizioni in cui si svolge la nostra esistenza non giustificano più la convivenza coi nonni sotto lo stesso tetto, non ha più alcuna ragione d'essere."

3-"Bisognerebbe superare il concetto imperante che i piccoli appartengono a che li fa, finchè ci si mantiene in queste coordinate, saremo sempre in un mondo feudale."

E ancora:

4-"Dovremo provare a dirigerci verso una società che considera i piccoli (cuccioli?)come una risorsa collettiva, dove ogni uomo opera per l'interesse collettivo, senza che le appartenenze familiari conducano a un'inevitabile frammentazione di interessi , ognuno strenuamente impegnato a favorire i propri piccoli ( cuccioli?) a danno degli altri."

Riguardo al punto 1-:Se intendiamo per famiglia la famiglia patriarcale, essa, per fortuna è storicamente superata, questo non lo trovo vero però per la famiglia, chiamiamola "moderna", in cui ognuno di noi trova il suo punto di riferimento-rifugio, sia dal punto di vista materiale che affettivo e senza la quale l'uomo( anche la donna ovvio) si sentirebbe terribilmente solo .

C'è anche il problema logistico: che ne faremmo degli appartamenti? Dovremmo tutti andare a vivere in grandi comunità alquanto promiscue? e allora bisgnerà ricordare quello che scrisse Jean Paul Sartre in un suo libretto che lessi parecchi anni fa e che si intitola LA PORTA CHIUSA, dove egli paragona quella maledetta abitazione, in cui tante persone sono costrette a convivere, all'inferno ( dev'essere proprio così l'inferno!), oppure dovremmo ognuno costruirci la nostra casetta,creando una frammentazione della società e uno spreco mai visto prima?

O forse sabebbe meglio per la società che tutti vivessimo da barboni?

Vi chiedo scusa, adesso sono stanca, continuerò l'analisi degli altri punti nei prossimi post.

venerdì 7 agosto 2009

LA SPETTACOLARIZZAZIONE DELLA GIUSTIZIA

Qualche giorno fa, a Palermo, è avvenuto l'ennesimo esempio di spettacolarizzazione della giustizia:

Giunti alla fine dei festeggiamenti per l'inaugurazione di un parcheggio sotterraneo antistate il Palazzo di Giustizia, un arresto clamoroso ha trasformato per alcuni un giorno di festa in una clamorosa retata a carico sia dell'impresa costruttrice sia di alcuni funzionari del Genio Civile di Caltanissetta,per fatti oltretutto pregressi.

Scusate la mia ingenuità, ma non avrebbero potuto aspettare qualche giorno, in modo tale da contenere l'enorme pubblicità che questi signori hanno dovuto subire?

Non è la prima volta che eventi simili succedono anche a carico di personaggi importanti a livello nazionale.

Questi atteggiamenti che sta assumento la giustizia italiana, sono soltanto giochi politici,
o manifestano l'esigenza di una maggiore deterrenza, nei confronti di qualcuno, cui non tocca più di tanto perdere soldi o la libertà, quanto perdere la faccia in modo plateale?

mercoledì 8 luglio 2009

OLTRE L'HOMO ECONOMICUS

Troppe notizie oggi da commentare! L'inizio del G8, la protesta, L'enciclica papale.

E' la prima volta che mi interesso di un'enciclica.

Forse sarà il momento in cui è stata pubblicata o la presenza di una crisi economica così grave da spingere a cercare di saperne di più.

I temi trattati sono su tutti i giornali: la dignità del lavoro, la condanna del capitalismo sfrenato e senza regole, il richiamo all'etica, la redistribuzione delle risorse, ecc. temi condivisibili da più parti.

Ma, cercando di documentarmi un pò meglio sui problemi economici,per quanto io abbia scarse conoscenze in merito, mi è capitato fra le mani un manuale di storia del pensiero economico e, dopo una sfogliata più o meno superficiale, mi sono soffermata sull'ultimo paragrafo che così riassumo:

Una cosa che accomuna gran parte degli economisti contemporanei, a dispetto della diversità degli orientamenti teorici, è l' interesse per i presupposti ANTROPOLOGICI del discorso economico.

Riconoscendo limitata la concezione che il BENE UMANO coincida con il bene economico, si tende ad ammettere che in un individuo vi possano essere molteplici impulsi e sentimenti che non sono riducibili all'angusto calcolo dell'interesse egoistico.

L'economia dunque non è una scienza in sè; è lo studio di un ASPETTO della vita dell'uomo in società, per cui il sapere economico non può restare avulso dalle altre filosofie sociali , nè i problemi sociali devono essere trattati come mere questioni tecniche e non come un aspetto della generale ricerca della Buona Vita.

lunedì 22 giugno 2009

CONSIDERAZIONI SULLE TENDENZE IDEOLOGICHE ATTUALI

Per quanto io mi ritenga una profana in campo di dibattiti filosofico-ideologici, l'argomento mi incuriosisce alquanto, per cui ho cercato di documentarmi e di tracciare un quadro sintetico (e sommario) sulle correnti di pensiero dominanti in quest' epoca.

Nel dibattito teorico contemporaneo, mi sembra sia ancora presente e assai rilevante una corrente di pensiero che, rifacendosi direttamente a Nietzsche, non solo afferma che “dio è morto”, ma ci ricorda anche che il mondo reale NON ESISTE, COME NON ESISTE UNA CONOSCENZA UMANA OGGETTIVA.

Secondo questa impostazione NICHILISTA , la cultura occidentale avrebbe conquistato piena consapevolezza critica dell’inesistenza di QUALUNQUE FONDAMENTO, proprio perché avrebbe compreso che il proprio argomentare è sempre, ed inevitabilmente, dipendente dalle situazioni storiche e culturali.

Nella cultura post-moderna questa deriva nichilista ha assunto la fisionomia di un movimento che fa dell’assenza di ogni possibile fondamento l’elemento decisivo per la liberazione dell’uomo.

In questa prospettiva , ciò che libererebbe l’uomo sarebbe proprio l’assenza del fondamento: non sarebbe mai la conoscenza di ciò che è reale a liberare l’uomo, come insegnava Socrate sostenendo che la virtù è conoscenza, perché, al contrario, la verità coinciderebbe esclusivamente con ciò che ci libera (e quindi sarebbe soggettiva).

In altri termini il post-moderno disconosce completamente la possibilità stessa della conoscenza oggettiva (che interpreta in modo assolutistico e metafisico, quale conoscenza dotata di un fondamento assoluto) e sostituisce all’esigenza conoscitiva un’esigenza liberatoria basata sulla soggettività desiderante.

Su questa base si sviluppa l'OSCURANTISMO CULTURALE odierno che costituisce, a sua volta, la causa principale dell'alienazione della cultura contemporanea e della nostra società civile.

Questa impostazione mi sembra dare adito ad atteggiamenti che, per dirla in termini banali, orientano verso un liberalismo assoluto, che secondo me non può esistere, perchè implicherebbe l'assenza di regole che necessariamente limiterebbero questa pretesa libertà.


************


Entro e contro questo specifico scenario del dibattito culturale contemporaneo , si è tuttavia sempre mossa, una differente tradizione di pensiero, quella del RAZIONALISMO CRITICO DI ASCENDENZA KANTIANA che ha invece messo al centro della propria riflessione il valore dell' ILLUMINISMO.

Questa composita tradizione di pensiero –che ha attraversato fasi e forme profondamente differenziate– ha sviluppato nel suo seno, con largo anticipo rispetto alle riflessioni del nichilismo contemporaneo, una profonda consapevolezza della necessità di ripensare fin dal principio la natura e lo scopo del sapere umano, nonché il valore pienamente etico del razionalismo conoscitivo tecnico-scientifico.

In questa prospettiva, la scoperta dell’impossibilità umana di accedere ad un sapere fondato in modo assoluto e intrascendibile, non implica affatto la negazione dell’oggettività della conoscenza.

Al contrario: la scoperta dell’impossibilità di mettere capo ad un sapere assoluto ed esaustivo si traduce in un fecondo criterio metodico in cui si deve sempre essere ben consapevoli che il nostro ragionare umano non può mai eliminare i “PRESUPPOSTI" del nostro argomentare perché, semmai, si basa sulla continua integrazione critica di questi presupposti.

Per l’intelletto finito dell’uomo i presupposti e I VARI PUNTI DI VISTA, sono sempre insopprimibili, proprio perché il nostro sapere costituisce costantemente sì un sapere oggettivo, ma collocato storicamente e culturalmente.

Ma il riconoscimento di questa condizionatezza storico-culturale non entra affatto in urto con la portata conoscitiva del nostro sapere, proprio perché l’uomo è stato capace di elaborare storicamente un sapere oggettivo mediante il quale ha potuto progressivamente modificare la sua esistenza terrena.

In quest' ottica, in cui il sapere non perde il suo significato oggettivo pur senza poter più attingere ad una dimensione assoluta, dogmatica ed intrascendibile, la VERITA' si configura sempre come lo strumento fondamentale ed irrinunciabile per la liberazione umana, e di conseguenza apre la prospettiva alla SPERANZA, intesa come possibilità per l'uomo di migliorare ulteriormente la propria esistenza.

Se il nichilismo postmoderno ha come suo motto la constatazione che la verità è solo ciò che ci libera, al contrario, per la tradizione neoilluminista, la VERITA' e la CONOSCENZA costituiscono elementi indispensabili ed irrinunciabili per porre in essere storicamente –e in modo reale e concreto– un autentico processo di liberazione.

Conoscenza e libertà appaiono quindi, secondo la tradizionale lezione illuminista kantiana , come i due aspetti complementari della medesima medaglia: senza libertà non vi è incremento della conoscenza, come del resto l’approfondimento della conoscenza rafforza e dilata la nostra libertà.

Una libertà che non è solo liberazione dal bisogno, ma è anche liberazione da ogni autoritarismo dogmatico proprio perché si riconosce che la nostra conoscenza, pur dovendo sempre prendere le mosse da alcuni presupposti (o dai nostri particolari “punti di vista”) tuttavia non ci preclude affatto la conoscenza del mondo vero, perché la verità oggettiva continua a mantenere il suo preciso significato giacché il VERO NON PUO' MAI ESSERE CONFUSO CON IL FALSO.

Muovendo da queste premesse, la storia culturale occidentale degli ultimi secoli può allora essere letta da un differente punto di vista che ci consente di reagire criticamente alla negazione del razionalismo, giungendo ad un diverso e più fecondo processo di liberazione che si basa sull’incremento del sapere critico e sulla PROGRESSIVA dilatazione della libertà umana entro un complesso e dinamico processo a spirale, per mezzo del quale libertà e conoscenza, intelligenza del mondo e volontà , costituiscono momenti irrinunciabili.


Chiedo perdono per la complessità di questo post, ma avevo bisogno di chiarirmi un pò le idee, anche se, per avere un quadro veramente completo del panorama ideologico contemporaneo, dovrei inserire la dimensione emozionale, che nel dibattito che ho citato è assente.
Mi ripropongo un'altra ricerca che integri le manchevolezze di quella presente.
Fin quì mi sembra chiaro che io propendo per la seconda impostazione filosofico-ideologica.

venerdì 5 giugno 2009

VORREI VEDERE UNA DONNA...

Vorrei vedere una donna leader di un partito politico. Di un partito nazionale che riscuota un buon numero di consensi.

Vorrei vedere una donna che gira per l'Italia a fare comizi e che risulti convincente, non solo per le donne.

Vorrei vedere una donna che non sia solo un'ancella di qualcun altro, ma che proponga delle idee innovative, dei valori largamente condivisibili.

Vorrei vedere una donna, una bella donna, ma che non sia ammirata per la sua bellezza; vorrei vedere una donna che, quando parla, la gente non si accorga se sia bella o no, ma ascolti semplicemente quello che dice, senza pregiudizi.

Vorrei vedere una donna che mi rappresenti, ma non perchè ci sono le quote rosa ( Abolite le quote rosa...!!!)

Quando vedrò una di queste donne alla guida di un grande partito, allora voterò.

Oggi, in questo preciso momento, io non mi sento rappresentata da nessuna di queste donne;

perciò ,domani e dopodomani, li trascorrerò in campagna, senza televisione, senza giornali e senza blog.

giovedì 4 giugno 2009

EFFETTO VALANGA 2

Dopo aver seguito le prime battute della trasmissione " Porta a Porta" di stasera, mi sento di riproporre un post scritto alcuni giorni fa un po' impulsivamente e delle cui convinzioni vorrei liberarmi, ma che puntualmente mi tornano in mente:

La deriva autoritaria ci sta travolgendo ed è difficile ormai fermarla.

Provo ad immaginare gli scenari futuri improvvisandomi per un attimo
scrittrice di fantascienza .

Le elezioni europee vedranno una netta maggioranza di PDL (che poi sia il premier ad occupare quei seggi o le veline fa lo stesso) e così inizierà la scalata all'Europa. (Fra le tante frasi buttate giù da Veronica, quella che mi ha più fatto riflettere è questa: "...come Napoleone").


Continuo il mio viaggio fantastico nel prossimo futuro dicendo che al
referendum vincerà il SI, e così molti "lacci e lacciuoli" verranno eliminati
non appena si passerà alle elezioni anticipate.

Da questo secondo passaggio in poi, l'ambizione di sostituisi ad Obama ,

nella guida del mondo ormai globalizzato, non sarà più una chimera.

Mi sono spinta troppo in là con la fantasia?

P.S.:oggi si può vivere fino a 120 anni.

giovedì 28 maggio 2009

Il discorso dello schiavo

Girovagando fra i blog, mi sono imbattuta su alcune considerazioni che riguardano il concetto di schiavitù inteso non nel significato storico di schiavitù reale cioè "la condizione per cui un individuo rimane privo di tutti i diritti di persona libera e viene considerato come proprietà di un altro individuo" (Wikipedia), ma come quel tipo di schiavitù più propriamente spirituale che manifesta uno stato di dipendenza più o meno cosciente da qualcosa o da qualcuno.

Nel blog di Giovanna Giugni è citata una frase di Indro Montanelli che fa riflettere molto, nel senso che ci fa capire come a volte essere schiavi (o servi) non implica necessariamente una violenza esterna da parte di qualcuno, ma è uno stato che si sceglie o per ignoranza o per negligenza o piuttosto perchè a volte ci fa comodo, nel senso che ci permette di vivere in quello stato di passività mentale cui la pigrizia a volte ci conduce.
La frase in questione è:

La servitù, in molti casi, non è una violenza dei padroni, ma una tentazione dei servi. (Indro Montanelli)


Interessanti considerazioni a questo proposito ho trovato anche nel blog di Coscienza Critica, cui rimando, e dal quale ho tratto l'indirizzo del video molto interessante che potete vedere semplicemente cliccando sul titolo di questo post.

Penso che questo argomento si presti a lunghe discussioni.

venerdì 3 aprile 2009

PER NON MORIRE

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi e’ infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicita’.
(Pablo Neruda)

lunedì 16 marzo 2009

CORSO DI SCRITTURA RI-CREATIVA

Leggo sempre con divertimento ( ma anche con un po' di pausa riflessiva) questo

CORZO DI SCRITURA RICREATIVA
tratto da uno dei blog che seguo.

Anche chi non è siciliano penso non abbia grosse difficoltà a comprendere il contenuto ironico di questi brani che trascrivo:

"Da quando misero il ueb tra i posti dove finisce la scrittura capitò che si ci posarono anche gli occhi della lettura. Parrebbe una cosa facile, di carusi che sanno fare ticchetacche sulla tastiera, allora in tanti anno detto: Scrivo anchio. Il ueb sembra facile ma se ogni minchione cheppenza di saper maritare un verbo aggiuntivo con un avverbo coniugativo si mette a scrivere viene fuori un vivammaria di babele che nianche la Vucciria anarchica di capodanno.

Metto allora quì al servizzio vostro la mia sperienza di ueb e di parole di bloggo e dico:

- che sul ueb anche se le parole sono aggratis è megghio contarle come se fussero ciliegie mature: tenersele in bocca iè il segreto per inquriosire il lettore e che dopo è felice anco se poi gli sputazzi solo il nocciolo di legno.

- Poi diggitate solo parole vere e saporite, non quelle quivoche e blique che stanno nella scrittura sulla carta. Qui la gente tiene poco tempo e penza diprendere la cecità degli schermi radioattivi. Lasciate a gli intellettuali cartacei il gusto del tempo perzo.

- Sul ueb è più facile rompersi i cabbasisi e ire su altri linchi più tendenziosi quindi penzate doppiamente prima di mettere le parole sulla tastiera

- Gnente penzieri su come il mondo fa cacare, la vita fa schifo, la politica vi rumina i cabbasisi, se c’avete la disoccupazione cronica e tenete le corna. Per favore. Secciavete delle risposte ai probblemi della umanità scrivetele, sennò ingoiate la bolletta del compiuter e gettatevi a Cariddi senza spaccare la minchia ai nostri occhi lettori.




Corzo di Scrittura Ri-creativa - VI lezzione

Scrivere alle fimmine che leggono



La scrittura iè diventata creativa per questioni di fimmine che hanno pure mparato a leggere. Annoi masculi prima ci bastava scrivere: Ti Amo o Luce dei miei Occhi, che era una frase ggià lunga e quelle ci cadevano come falche abbattute nello Stretto di Messina.

Non era la tua fantasia di uomomasculo a farle spose ma i cugghiuni che tenevi e, soprattutto, le terre di famigghia. Creativi erano solo i leonardi o i caravaggi che erano pure strasessuati e fuoriggioco. Non è più accussì. Le fimmine ora vogghiono luomo coi piccioli e la ceienne ma pure chessà scrivere senzibbile come Albergoni, senza pilu come u’ bronzo di Riace, ormonico alletto, ma pure profondo d’anima come un confessore gesuita.

Allora per scrivere a isse mi rraccomando:

- nente parole dei dettagli natomici del loro corpo esteriore come minne labbrra culu evviacosì, vanno bene lusingamenti al loro cirveddo anche più di quello che davvero tengono, se lo tengono

- nente spirazzioni poetiche suggerite dai compagni di cella, quelli che vanno solo di manovella. Sono parole di minchia che le fimmine non capiscono nella loro poesia.

- dirci che: quello che vi anno detto due ggiorni fa vi scuassa ancora nel cuore come una freccia di calore, dirici che vi fanno molto penzare (alloro ci piace penzare di farci penzare)

- scriverci di un sogno in cui cerano loro e chiederci checcifacevano lì. Non cimporta che è vero, alloro ci piace leggere storie che sono protagoniste anche se nei sogni, anche se nel sogno vero cera la Sciffer o la malen
a della Bellucci."

domenica 15 marzo 2009

LA DIETA ZONA

E' quasi primavera e già viene voglia di scrollarsi di dosso la pigrizia invernale con tutto quello che ha comportato:sedentarietà chili di troppo, brufoli,pigrizia mentale.

Ieri, dal parrucchiere, scorrendo un giornale, ho scoperto un nuovo tipo di dieta più razionale e facile da seguire che, oltre a consentirti di perdere peso, ti garantisce il raggiungimento della piena forma fisica e mentale,riducendo lo stress e migliorando l'umore e le prestazioni lavorative.

Si tratta della dieta zona, messa a punto da uno specialista americano biochimico, endocrinologo e oncologo.

Quì non si tratta di calcolare calorie o di eliminare qualche alimento, ma di mangiare ad ogni pasto tutti e tre i nutrienti ( carboidrati, proteine, grassi ) rispettando le proporzioni che sono, mi pare, il 40% per i primi, il 30% per i secondi, il 20% per gli ultimi, più le fibre.

Si ottiene in tal modo l'equilibrio ormonale che impedisce i picchi di insulina che, a quanto pare, è la causa della trasformazione dei glucidi in lipidi e del conseguente aumento della fame.

Bella scoperta. In fondo credo che questi siano i principi della dieta mediterranea.

venerdì 16 gennaio 2009

E DELLA TELEVISIONE CHE NE FACCIAMO?

C'era un tempo in cui a casa mia erano installati ben quattro televisori: uno in soggiorno, uno in cucina, in camera da letto e nella stanza del figlio.
Attualmente il numero di codesti apparecchi si è ridotto a due, di cui solo uno è funzionante, quello del soggiorno che usa mio marito per guardare le partite su Sky.

Quello della cucina lo uso ogni tanto per vedere qualche vecchia videocassetta o ascoltare qualche CD.

Sto quasi pensando di eliminare anche quello, almeno ho qualcosa in meno da spolverare.

Alcuni giorni fa mi è capitato di leggere un libro di Stefano Zecchi sull'importanza della televisione: al di là di qualche considerazione più o meno condivisibile non è riuscito tuttavia a rimotivarmi nei confronti di questo mezzo: ai telegiornali io preferisco i giornali; qualche bel film preferisco vederlo al Cinema, almeno esco di casa; le ricette di cucina che trasmettono la mattina preferisco cercarle su internet;ai giochi a quiz preferirei di gran lunga qualche bel gioco di società da fare in casa con gli amici; al rumore di sottofondo preferisco il silenzio o un disco di buona musica, per non parlare della pubblicità che mi infastidisce considerevolmente.

Una volta mi piacevano i talk shows, ma ora preferirei le conversazioni reali fra conoscenti, amici o non.

In definitiva, a che serve la televisione? Secondo me a intrattenere anziani, ammalati, vecchi e bambini: ecco perchè proliferano le trasmissioni che riguardano la salute.

Gli intellettuali disertano la televisione, dice Stefano Zecchi, convinto che invece farebbero bene a non essere poi tanto snob, dato il grande potere di diffusione di idee e di pubblicità che essa permette.

Ecco, solo a questo serve la televisione: a fare e a farsi pubblicità.

Tutto sommato, a ben riflettere, credo che un solo apparecchio in una casa sia più che sufficiente.

lunedì 1 dicembre 2008

IN GIRO PER I BLOG

In un pomeriggio di domenica, noioso come tanti altri pomeriggi di tante altre domeniche d'inverno come questa, mi ritrovo nuovamente a passeggiare fra i blog:

molti di quelli di cui ero assidua lettrice, prima che mi decidessi ad abbandonare questa occupazione,lo hanno eliminato; altri lo hanno interrotto da mesi; altri continuano imperterriti a scrivere cronache che non interessano nessuno e che nessuno legge o leggerà mai; altri si limitano a lasciare frettolosi commenti qua e là.

Ma quanta fretta! Perchè tanta frenesia in giro! Sembra che molti abbiano il terrore di fermarsi e lasciare che il tempo ti scorra addosso senza tentare di fermarlo.

Eppure, quando non si ha fretta,paradossalmente, si riescono a fare molte più cose, e a farle bene.