Mi chiedo spesso cosa ci riserverà il futuro, forse perchè sono stata educata a vivere costantemente nell'attesa di quello che accadrà dopo o nel ricordo di quello che è successo e mai a godere del presente ( il carpe diem non mi è stato inculcato e per fortuna non è ancora troppo tardi per scoprirlo).
Per quarant'anni ho fatto l'insegnante e questo voleva dire preparare le future generazioni ad un futuro che necessariamente ci prefiguravamo.
Ora, che ho più tempo per riflettere, mi chiedo spesso quale sarà questo futuro e vi vedo un'inversione di rotta rispetto a quello che mi prefiguravo da giovane: credevo che il mondo un giorno sarebbe stato unito sotto un unico governo e che ci sarebbe stata finalmente la pace mondiale; credevo anche che questa pace sarebbe stata alla fine molto noiosa e che quindi gli uomini si sarebbero spinti alla ricerca di nuove conquiste, magari in altri mondi. Credevo che il modello occidentale avrebbe trionfato e che tutti i popoli alla fine si sarebbero evoluti al pari di noi. Credevo alla solidarietà internazionale.
Oggi vedo, come dicevo , un'inversione di tendenza (verso un nuovo tipo di feudalesimo? ).
Tornare indietro nella storia non si può : le conquiste della conoscenza umana non si possono cancellare ormai. Nuovi problemi sono emersi a causa della tecnologia, non ultimo quello dell'ambiente.
Ma la novità assoluta, quella che rappresenta una vera rivoluzione rispetto al passato, è l'avvento di internet: niente sarà più come prima e, nello stesso tempo sta avvenendo qualcosa che ci riporta in un certo senso al passato, all'epoca dei villaggi, solo che non si tratta più di villaggi reali, ma virtuali: ognuno costruisce la sua piccola comunità virtuale intorno a sè e questa comunità si nutre di una propria cultura, di un proprio modo di vedere le cose. Con Facebook si riscoprono antiche tradizioni, si rilanciano le iniziative del proprio territorio, si ritrovano vecchi amici che il destino ha portato lontano da noi territorialmente, ma che si avvicinano per condividere un sentire comune, come negli antichi villaggi:
Il villaggio globale di cui tanto si è parlato lo vedo frammentarsi in tanti piccoli villaggi virtuali, a loro modo chiusi dentro il recinto del comune sentire.
Oggi vedo affiorare una critica spietata contro la centralizzazione dei mezzi produttivi, le multinazionali, le catene dei fast food ed una rivalutazione dei prodotti locali, del biologico, dell'artigianato.
Una volta la parola d'ordine era Unione, oggi Autonomia.
Non riesco ancora ad immaginare come sarà il futuro, ma sono certa che il modo di produzione dell'energia che sceglieremo lo determinerà.