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venerdì 11 giugno 2010

COSA CI RISERVA IL FUTURO?

Mi chiedo spesso cosa ci riserverà il futuro, forse perchè sono stata educata a vivere costantemente nell'attesa di quello che accadrà dopo o nel ricordo di quello che è successo e mai a godere del presente ( il carpe diem non mi è stato inculcato e per fortuna non è ancora troppo tardi per scoprirlo).

Per quarant'anni ho fatto l'insegnante e questo voleva dire preparare le future generazioni ad un futuro che necessariamente ci prefiguravamo.

Ora, che ho più tempo per riflettere, mi chiedo spesso quale sarà questo futuro e vi vedo un'inversione di rotta rispetto a quello che mi prefiguravo da giovane: credevo che il mondo un giorno sarebbe stato unito sotto un unico governo e che ci sarebbe stata finalmente la pace mondiale; credevo anche che questa pace sarebbe stata alla fine molto noiosa e che quindi gli uomini si sarebbero spinti alla ricerca di nuove conquiste, magari in altri mondi. Credevo che il modello occidentale avrebbe trionfato e che tutti i popoli alla fine si sarebbero evoluti al pari di noi. Credevo alla solidarietà internazionale.

Oggi vedo, come dicevo , un'inversione di tendenza (verso un nuovo tipo di feudalesimo? ).

Tornare indietro nella storia non si può : le conquiste della conoscenza umana non si possono cancellare ormai. Nuovi problemi sono emersi a causa della tecnologia, non ultimo quello dell'ambiente.

Ma la novità assoluta, quella che rappresenta una vera rivoluzione rispetto al passato, è l'avvento di internet: niente sarà più come prima e, nello stesso tempo sta avvenendo qualcosa che ci riporta in un certo senso al passato, all'epoca dei villaggi, solo che non si tratta più di villaggi reali, ma virtuali: ognuno costruisce la sua piccola comunità virtuale intorno a sè e questa comunità si nutre di una propria cultura, di un proprio modo di vedere le cose. Con Facebook si riscoprono antiche tradizioni, si rilanciano le iniziative del proprio territorio, si ritrovano vecchi amici che il destino ha portato lontano da noi territorialmente, ma che si avvicinano per condividere un sentire comune, come negli antichi villaggi:

Il villaggio globale di cui tanto si è parlato lo vedo frammentarsi in tanti piccoli villaggi virtuali, a loro modo chiusi dentro il recinto del comune sentire.

Oggi vedo affiorare una critica spietata contro la centralizzazione dei mezzi produttivi, le multinazionali, le catene dei fast food ed una rivalutazione dei prodotti locali, del biologico, dell'artigianato.

Una volta la parola d'ordine era Unione, oggi Autonomia.

Non riesco ancora ad immaginare come sarà il futuro, ma sono certa che il modo di produzione dell'energia che sceglieremo lo determinerà.

venerdì 28 maggio 2010

LA CIVILTA' DELL'EMPATIA

Jeremy Rifkin ha una teoria da far rizzare i capelli in testa. Per farla breve (ma non lo è: il libro che la illustra, La civiltà dell’empatia, è lungo 634 pagine), i modelli di creazione e distribuzione dell’energia e delle risorse sono fallimentari, e più in generale il modello capitalista come lo conosciamo è in crisi irreversibile. Se non cambiamo modello, ci estingueremo come specie: secondo Rifkin, il modello vincente è quello che si basa sull’empatia, la collaborazione fra esseri umani, la condivisione e la creazione di reti globali. Il tutto reso possibile dal modello Internet, che si basa largamente proprio su questi principi.

Secondo Rifkin, i nostri figli sapranno far meglio di noi, perchè il loro cervello lavora in modo diverso dal nostro, così come la nostra mente non è uguale a quella dei signorotti medioevali.

"Stiamo usando idee vecchie, totalmente inappropriate per affrontare il XXI secolo: Gli illuministi come John Locke e Adam Smith pensavano che l'uomo fosse competitivo, materialista, razionale.....Se fossimo davvero così saremmo finiti"
Invece:
"La scienza, la biologia evolutiva e in particolare la scoperta dei neuroni specchio ad opera di un'equipe di ricercatori di Parma, guidati da Giacomo Rizzolati, hanno rivelato che gli esseri umani non nascono con alcuna predisposizione a essere aggressivi, competitivi o egoisti. Tutt'altro, il nostro "software" biologico ci predispone ad essere empatici, a trascendere noi stessi, la nostra individualità, per provare il dolore degli altri e celebrare una comune gioia di vivere".

"Ogni volta che nuovi regimi energetici si incontrano con nuovi modi di comunicare, la civiltà e la coscienza fanno un salto in avanti.

La prima rivoluzione industriale è esplosa quando una nuova generazione è cresciuta con l' alfabetizzazione di massa....

Nel XX secolo, l'invenzione del telefono e poi di radio televisione e cinema s'è incontrata con l'era del petrolio e ha dato vita alla seconda rivoluzione industriale.
A ogni salto della storia, la coscienza si evolve e aumenta l'empatia"

"Nelle culture orali, l'empatia si limita alla famiglia e ai membri del villaggio. Chiunque fuori da esso è il nemico......La rivoluzione industriale crea una nuova finzxione, gli stati nazionali, e così nascono la coscienza ideologica e poi quella psicologica....
L'empatia è il collante sociale che permette a uomini sempre più individualisti di integrarsi in famiglie fittizie più estese".....

Oggi è in corso una terza rivoluzione industriale:

"da un lato c'è la potentissima rivoluzione di internet che, a differenza del sistema fondato su telefono e tv, è estremamente decentralizzata. Questo ha cambiato radicalmente il modo in cui il cervello è wired(collegato), come interagiscono i neuroni.
Dall'altro c'è l'energia distribuita....Carbone e petrolio sono fonti al tramonto.

E' tempo di una nuova rivoluzione industriale fondata su quattro pilastri:

1) Energie rinnovabili.

2)Ogni edificio diventa una piccola centrale energetica.

3) Investimenti nella ricerca sull'idrogeno, per stoccare l'energia così come immagazziniamo i dati sui supporti digitali.

4)Dobbiamo usare la stessa energia che ha creato internet per prendere l'energia prodotta in Italia, Germania o qualsiasi altro paese e inserirla in una rete comune.....

Per una generazione cresciuta a latte e internet sarà assolutamente naturale: ognuno diventa un piccolo imprenditore ma condivide ciò che produce. E' il CAPITALISMO DISTRIBUITO o SOCIALISMO COOPERATIVO.

La vecchia politica fondata sui concetti di destra e sinistra è morta...

La divisione non è più ideologica ma generazionale tra chi pensa in modo centralizzato, patriarcale, dall'alto in basso, e chi pensa in modo distribuito, open source, condiviso...."

E per chi vuole saperne di più sul pensiero di questo moderno economista, si legga il libro....