domenica 16 maggio 2010
L'esigenza di un'ideologia laica
Negli ultimi anni il termine laico viene invece utilizzato in maniera impropria per indicare un generico agnostico o ateo. Tale uso è semanticamente scorretto, in quanto laico ha significato di svincolo dall'autorità ecclesiastica, ma non inficia la professione di una particolare confessione religiosa: per cui si possono distinguere laici credenti da laici non credenti.
L'abuso del termine in sede politica, in funzione di sinonimo perfettamente sovrapponibile ad anticlericale o ateo, ha generato l'utilizzo del termine spregiativo laicista, con un significato simile e opposto all'uso del termine spregiativo clericale, per indicare persone che si autodefiniscono "laiche" e si comportano come anticlericali. L'uso del termine è errato poiché si tratta di una estensione di un termine, laico, che già rappresenta l'estensione del termine λαός, laós - popolo.
Nel linguaggio politico il laico è chi propende per una netta separazione della vita delle istituzioni dall'influenza delle confessioni religiose, ossia per indicare chi si ispira ai valori della laicità. Per estensione laico è anche chi desidera una minore influenza delle confessioni religiose nella società.
Laico è anche una persona priva di pregiudizi. Ragionare laicamente è un espressione usata per indicare un ragionamento che non parte da presupposti aprioristici e non sfocia in prese di posizione immodificabili.
Ed ecco quindi che il termine laico risulta in contrapposizione a qualunque ideologia perchè, proprio in quanto "Ragionare laicamente è un espressione usata per indicare un ragionamento che non parte da presupposti aprioristici e non sfocia in prese di posizione immodificabili",ecco che qui già si esclude a priori la possibilità di ragionare secondo presupposti immodificabili, cioè ideologici.
Un'ideologia laica è quindi un controsenso, perchè "laico" significa appunto una mentalità capace di inglobare in sè tutte le idee, le prese di posizioni e i punti di vista, compreso naturalmente quello cattolico.
Ma propio quì nasce il problema, perchè, in questo modo, si genera una così grande confusione di idee e di propositi, che la nascita di una nuova ideologia, per quanto non confessionale, si impone come esigenza di unificazione, di ordine e di conformità dei comportamenti, senza la quale si degenera nella più totale anarchia, sia politica che comportamentale.
D'altro canto , un'ideologia laica non può prescindere da una visione ottimistica dell'uomo, in quanto, proprio in questa anarchia si ravvisa la possibilità che le cose si sistemino da sole, seguendo il naturale istinto alla pace e alla corretta convivenza degli esseri umani.
Era un'ideologia laica l'illuminismo, che però, come tutti gli ismi è degenerato in nuove ideologie totalizzanti che prescindono dal presupposto della razionalità umana postulato all'inizio.
Un'ideologia laica è secondo me inconcepibile, proprio perchè, come ho cercato di spiegare, la parola ideologia e la parola laico si escludono a vicenda.
D'altra parte, se l'esigenza di un'ideologia, chiamiamola anticonfessionale, è così sentita, essa non può che basarsi su dei presupposti che stabiliscono cos'è bene e cos'è male, non su quanto indicato dalle varie confessioni religiose, ma su altri principi che si possono ricondurre all'essenza della natura umana; ma siccome gli uomini non sono tutti uguali, ecco che quest'essenza, per quanto i filosofi da secoli ci ragionino su, non è di per sè distinguibile e dev'essere pertanto imposta dall'alto come modo di vedere di poche persone che raggiungono il consenso attraverso varie strategie, il che viene naturalmente in contraddizione con il concetto di libertà tanto conclamato.
Un'ideologia, poi, così come una religione,ha bisogno di "luoghi di culto" che , nelle religioni si possono ravvisare nei templi e nelle chiese e, nelle cosiddette ideologie laiche, nelle sedi di partito.
Oggi si tende a non considerare più luoghi di culto nè le une nè gli altri.
Quali sono allora i luoghi di culto di cui credo che l'umanità abbia assolutamente bisogno, pena la perdita della propria identità?
Temo proprio che oggi essi si possano ravvisare nei centri commerciali
che proliferano incessantemente e sono tutti sempre assiduamente frequentati dalla gente che in essi trova un luogo di identificazione e di conformità con gli altri.
L'ideologia che si sottende a tali "luoghi di culto" è chiara: il consumismo,il denaro, per dirla alla Marx, " il feticismo delle merci".
Per concludere, penso che il termine "ideologia", non sia molto dissimile da quello di "religione": essa consiste in qualcosa in cui credere aprioristicamente. Purnondimeno, penso che di essa ci sia bisogno.
Pubblico senza rileggere.
sabato 30 gennaio 2010
ENTROPIA
Per scoprire il suo significato è necessario rispolverare i due principi della termodinamica. Il primo principio afferma che "nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma". E' il ciclo della materia e della vita stessa a cui ogni studente occidentale viene abituato ed educato fin dai primi anni di scuola. In altri termini, in qualsiasi sistema chiuso, e nello stesso universo, la quantità di energia è costante. Il primo principio ci rassicura su di una sorta di eternità dell'energia.
Se l'energia si trasforma allora può anche essere recuperata all'infinito in una sorta di moto perpetuo. Purtroppo non è così. A ricordarcelo arriva il secondo principio della termodinamica affermando che un qualsiasi sistema chiuso tende a raggiungere la max. entropia, ossia la massima quantità di energia non utilizzabile e non disponibile e che quindi crea disordine e caos, infatti oggi il termine entropia è diventato sinonimo di questi due termini.
In breve, durante ogni conversione di energia se ne perde per sempre una parte in modo non reversibile.
Un esempio molto diffuso è quello dell'attività di riciclaggio del metallo: per quanto ci si sforzi non si riuscirà mai a riciclare il 100% del metallo dai rifiti delle merci. Anche se tutte le merci fossero recuperate tramite la raccolta differenziata al 100%, di per sé impossibile, comunque una parte dei metalli sarebbe andata precedentemente perduta per usura durante il loro utilizzo.
L'entropia pone un limite invalicabile all'equilibrio perenne del primo principio, infondendo anche un pò di pessimismo nella visione di lungo periodo al punto da sconfinare nel filosofico.
La realtà più concreta che si può associare al concetto di entropia è costituita dall' inquinamento nelle sue varie forme e in particolar modo quello, allo stesso tempo più tragico, banale e diffuso, che consiste nella iper-produzione di anidride carbonica (CO2) con le conseguenze dell'aumento dell' effetto serra e del "riscaldamento globale".
Le responsabilità della scienza sullo stato di salute del pianeta terra sono enormi. Alla base c'è proprio una questione di fondo di carattere epistemologico e cioè il fatto di aver alimentato una immagine del funzionamento della natura basata sulla reversibilità dei fenomeni.La natura è stata chiusa in una gabbia per poter essere controllata e sfruttatta meglio, in corrispondenza ed omogeneità alla logica di dominio sociale.
In realtà bisogna guardare la natura e la realtà sociale con occhi oggettivamente diversi per far fronte alla impellente necessità di progettare un futuro a "bassa entropia".
sabato 19 dicembre 2009
MARX AVEVA PREVISTO TUTTO?
Devo dire che mi ha trovato concorde su molte cose, che secondo me l'impostazione è giusta.
E' l'epilogo che lui propone che non mi convince, o forse non si è ancora realizzato: quello cioè della rivoluzione armata contro le forze del capitalismo.
Veramente una specie di rivoluzione in atto c'è, anche se non si serve di armi vere, ma delle armi del discredito, della colpa, delle campagne mediatiche. Insomma una guerra di parole, ma questo è proprio il risultato dei nostri tempi e delle esperienze nefaste che abbiamo vissuto quando ci siamo affidati alla violenza "vera".
Per Marx:
La società comunista è «l'unità essenziale [...] dell'uomo con la natura, la vera resurrezione della natura, il naturalismo compiuto dell'uomo e l'umanesimo compiuto della natura.
Egli infatti dice:
Poiché gli esseri umani non vivono isolati in sopramondi ma in determinate comunità e nell'immediato contatto con la natura, occorre analizzare tanto i rapporti che essi istituiscono fra di loro - la loro organizzazione sociale - quanto quelli istituiti con la natura, ossia il modo con il quale essi si appropriano e trasformano la natura. I due rapporti non sono scindibili.
Cioè il rapporto Uomo-natura è inscindibile
Poiché gli uomini non sono nemmeno puro spirito, essi devono produrre i propri mezzi di sussistenza, con i quali «producono indirettamente la loro stessa vita materiale», e poiché i mezzi di sussistenza si producono sempre in un qualche modo determinato, quel modo di produrre è già «un modo determinato di estrinsecare la loro vita, un modo di vita determinato [...] Come gli uomini esternano la loro vita, così essi sono. Ciò che essi sono coincide immediatamente con la loro produzione, tanto con ciò che producono, quanto col modo come producono. Ciò che gli individui sono dipende dunque dalle condizioni materiali della loro produzione».
Qui c'è il cardine del materialismo storico marxiano:
Le ideologie non possono avere vita propria a prescindere dai rapporti col mondo sociale ed economico ( ecco perchè i filosofi farebbero bene ad appoggiarsi alle altre scienze sociali.)
È la divisione del lavoro intellettuale e manuale che produce all'interno della stessa borghesia i suoi ideologi, gli intellettuali apologeti, in buona o cattiva fede, dei valori politici, economici, religiosi, morali, giuridici, elaborati in sistemi filosofici e sociologici, riportati ed esaltati nelle interpretazioni dei fatti storici, separando tali idee dominanti dai rapporti che caratterizzano il modo di produzione della società, credendo e propagandando la falsa teoria del dominio storico delle idee le quali si svilupperebbero attraverso un loro moto interno e indipendente.
E' un' invocazione all'unità della cultura.
Tali ideologie, o false coscienze, non possono trasformare la struttura sociale ed economica, come alcuni ideologi, più o meno ingenuamente, possono ritenere, essendo esse stesse il prodotto delle relazioni umane materiali che giustificano spiritualmente i rapporti di produzione esistenti e diventano strumento di conservazione del dominio di classe, del potere politico. Non è la critica o il pensiero che riflette su sé stesso, ma è la rivoluzione la forza motrice della storia.
Anche la borghesia quindi è intrinsecamente rivoluzionaria:
Il suo carattere rivoluzionario ha permesso un'accelerazione di trasformazioni quali non si erano viste in migliaia d'anni. Ha sviluppato come non mai la scienza e la tecnica, ha assoggettato la campagna alla città, ha creato metropoli, ha costretto tutte le nazioni ad adottare il sistema di produzione capitalistico, pena la loro rovina: «In una parola: essa si crea un mondo a propria immagine e somiglianza».
Ed ecco che qui ci avviciniamo maggiormente alle problematiche più attuali:
Intensificando al massimo la produzione per l'ottenimento del massimo profitto, si favorisce una crisi di sovrapproduzione, si deve distruggere parte della produzione e delle forze produttive perché il capitale possa perpetuarsi; deve distruggere ricchezza e provocare miseria per produrre nuova ricchezza.
Nel passo precedente c'è il cardine della dinamica capitalistica.
« Nella produzione sociale della loro esistenza, gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali. L'insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale sulla quale si eleva una sovrastruttura giuridica e politica alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale. Il modo di produzione della vita materiale condiziona, in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita. Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere ma è, al contrario, il loro essere sociale a determinare la loro coscienza [...]. A un dato punto del loro sviluppo, le forze produttive materiali della società entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, cioè con i rapporti di proprietà (il che è l'equivalente giuridico di tale espressione) entro i quali queste forze fino ad allora si erano mosse. Questi rapporti, da forme di sviluppo delle forze produttive, si convertono nelle loro catene. E allora subentra un'epoca di rivoluzione sociale.
Con il cambiamento della base economica si sconvolge più o meno rapidamente tutta la gigantesca sovrastruttura. »
Per una migliore comprensione delle dinamiche capitalistiche:
Il capitalista può consumare il plusvalore nel reddito (riproduzione semplice) o reinvestirlo (riproduzione allargata) ad esempio nell'acquisto di macchine per incrementare la produttività. La concorrenza spinge il capitalista a investire nelle macchine, capitale costante e a ridurre i salari, cioè il capitale variabile. L'introduzione delle macchine in sostituzione agli operai creano un immiserimento crescente tra gli operai ed una forte disoccupazione e quindi un aumento di forza-lavoro sul mercato che abbassa ulteriormente i salari. Questa per Marx è la legge tendenziale di caduta del saggio di profitto che porterà una crisi. La società capitalista genera da sé la propria negazione.
In quest'ultimo passo si ravvisa secondo me una profezia delle condizioni attuali della società.
domenica 6 dicembre 2009
QUANTI ERANO I MANIFESTANTI AL NO-B-DAY? ( post filosofico)
Quanti erano in realtà, di preciso non è dato sapere.
Questa constatazione mi spinge a formulare alcune riflessioni sul concetto di verità.
E' vero che la verità assoluta non esiste, e non è data sapere nemmeno dalle fonti più attendibili e più vicine alle proprie convinzioni.
Il concetto di verità assoluta è solo qualcosa cui noi aspiriamo, una meta da cercar di raggiungere perennemente, ma che, ogni volta che ci sembra di avvicinarsi ad essa , si allontana, dandoci così lo stimolo ad andare sempre più avanti.
Se così non fosse, una volta raggiunto il suo obiettivo, l'uomo si sarebbe fermato.
E si sa che , se l'uomo si ferma di cercare, in realtà si ferma anche la vita, perchè, non avendo egli più uno scopo da raggiungere, si adagia a tal punto che ben presto la morte arriverà.
Così è per tutte le altre cose cui noi tendiamo.