Come si sa, la vecchia contrapposizione tra razionalità e sentimento è stata abbandonata e adesso filosofi e studiosi stanno utilizzando l'affettività per rifondare la morale.
Appurata ormai la fragilità esistenziale di ognuno di noi, che sfugge il più delle volte ad ogni tentativo di analizzarla e comprenderla in termini puramente razionali, cade l'esigenza di postulare "imperativi categorici" o fare della ricerca dell'interesse individuale l'unico movente all'agire umano.
In realtà, tutto quello che facciamo, si tratti di un semplice gesto o di una serie di azioni, possiede una coloritura affettiva che sfugge ad ogni giustificazione razionale e che invece motiva la nostra attitudine morale.
La ragione , infatti, cerca sempre di contenere i nostri affetti, per evitare che sfuggano al nostro controllo, tuttavia pensieri ed emozioni non sono mai del tutto separati.
Come trovare allora un equilibrio tra i sentimenti,che spesso possono farci precipitare nell'irrazionalità più assoluta, e la ragione, che può dare certo una direzione coerente alla vita, ma rischia di interromperne il movimento e lo slancio?
Il regime capitalistico suggerisce agli individui dei comportamenti estremamente razionali che spingono a perseguire esclusivamente il proprio fine individuale, ma ci sono delle "ragioni" che ci agitano - anche quando vorremmo restare tranquilli ed evitare che un sentimento nato all'improvviso sconvolga i nostri progetti - e sono parte integrante della vita.
E permettono spesso di capire ciò che, nell' esistenza di ognuno di noi, ha veramente importanza.
Spesso sono i sentimenti che emergono quando si balbetta qualcosa o si inciampa, che lasciano intravedere quel barlume di verità che è in noi.
La capacità poi di riconoscere, direi in modo quasi riflesso, le stesse emozioni negli altri, cioè l'empatia, ci rende più consapevoli e tolleranti non solo nei confronti delle debolezze altrui, ma anche delle nostre.
E con questo non si vuole fare l'apologia dei buoni sentimenti, ma sostenere che, proprio attraverso i sentimenti si arriva non solo a capire l'estrema vulnerabilità della condizione umana, ma anche a promuovere e riabilitare il senso del vivere insieme.
In conclusione, le emozioni, quando se ne fa un uso intelligente, ci permettono di costruire una morale contestuale,che sia cioè in grado di tener conto della complessità e delle contraddizioni della vita quotidiana.