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mercoledì 24 marzo 2010

COME USARE BENE IL CERVELLO

Il cervello, questo sconosciuto. Eppure esso costituisce la cabina di pilotaggio del nostro corpo!

E' risaputo che noi non sfruttiamo al massimo le potenzialità che esso ci offre, e ciò a causa della scarsa conoscenza che abbiamo di esso.

 Per fortuna gli studiosi del settore ci dispensano informazioni sempre più dettagliate sul suo funzionamento, come ha fatto ad esempio John Medina, biologo molecolare dell'università di Washington, che nel suo libro "Il cervello: istruzioni per l'uso", ci insegna che sfruttare al meglio il cervello significa anche sapere come è meglio insegnare e apprendere e che in questo gioca un  ruolo centrale l'attenzione.

"Dopo i primi dieci minuti di una lezione o di una presentazione, il cervello stacca la spina" avverte Medina.
"E' una tendenza naturale- continua- ma che si può combattere sapendo che il cervello elabora meglio gli stimoli carichi di contenuto emotivo." E ci spiega anche come e perchè avviene questo, cioè quali zone del cervello vengono attivate e in qual modo.Per un insegnante può essere dunque importante sapere che ogni dieci minuti deve interrompere il suo monologo inserendo per esempio un aneddoto che susciti emozioni come il riso, l'incredulità o la paura.

A questo punto, la cosa migliore da fare sarebbe acquistare il libro e leggerlo. Ma ci possiamo accontentare per ora di alcuni piccoli suggerimenti , per esempio che bisogna il più possibile evitare di fare più cose contemporaneamente, in quanto si perde più del doppio del tempo con maggiore rischio di errore.

Ma ecco sette regolette che noi tutti possiamo facilmente mettere in pratica:

1- L'esercizio fisico potenzia il cervello perchè stimola i neurotrasmettitori e alimenta l'ippocampo, che consolida la memoria.
2-Un sonnellino di 25 minuti migliora del 34% le performance del cervello.
3-Un senso di controllo sul mondo esterno aiuta il cervello ( ad esempio: la stabilità emozionale della famiglia è il miglior predittore di successo scolastico dei bambini).
4-Più un dato è visivo, più verrà ricordato ( se un'informazione orale è percepita da sola, dopo 72 ore ne rimane soltanto il 10%, se è associata a una figura, ne ricordiamo il 65%).
5-Se si coinvolgono i sensi, si ricorda di più ( vengono privilegiate le esperienze multisensoriali)
6-I cervelli non maturano tutti in tempi uguali ( se un bambiono a sei anni non sa ancora leggere, non è detto che abbia un deficit cognitivo).

Per concludere, meglio leggere il libro.

martedì 23 marzo 2010

DESTRA E SINISTRA: LA DIFFERENZA E' SCRITTA NEI GENI

Secondo i più recenti studi dello psicologo Satoshi Kanazawa e del neurologo David Amodio, le preferenze politiche sarebbero condizionate dalla struttura del cervello che si eredita alla nascita.

L'essere conservatori è infatti la modalità di base degli esseri umani, perchè implica un particolare attaccamento alla "tribù" ristretta di parenti e amici, paure irrazionali che portano ad una maggiore religiosità e anche una tendenza alla poligamia maschile: ciò è dovuto ad un'alta attività dell'amigdala.

Nei progressisti , invece, sembra essere più attiva la corteccia cingolata anteriore, che blocca l'impulsività, dando più tempo per riflettere sulle proprie azioni.

Da queste premesse sembrerebbe impossibile convincere un elettore conservatore a votare per uno schieramento progressista e viceversa.

Ma il problema che io mi pongo è se sia possibile, mediante un adeguato allenamento, agire sulle aree cerebrali interessate attivandole.

Io penso di sì, altrimenti non sarebbe stata possibile l'evoluzione.

domenica 7 febbraio 2010

SBAGLIANDO S'IMPARA. OPPURE NO?

Ho letto tempo fa un bell'articolo di Piero Angela che mi ha fatto molto riflettere e di cui pubblico uno stralcio, convinta che come le spiega lui certe cose non sarei capace di farlo io.

Come dice il proverbio: sbagliando s'impara. Ed è vero. Lungo tutta la nostra vita accumuliamo esperienze attraverso i nostri errori.


Ma in certi casi l'apprendimento per esperienza non serve, anzi, è catastrofico. Se, per esempio, si scala l'Everest senza conoscerne i pericoli, non c'è più tempo per trarre insegnamento dagli errori. Si muore prima, per freddo, fame, intemperie e mancanza di ossigeno. Ciò vale per molte cose, in particolare per le scelte che riguardano il nostro avvenire. Se si va verso il futuro senza conoscerne i problemi, l'apprendimento per errori non serve più. È troppo tardi. Ma una delle capacità del nostro cervello è quella di fare ipotesi, congetture, progetti, simulazioni che gli consentano di immaginare situazioni future, di intuirne le conseguenze e quindi di evitare i pericoli e ridurre i rischi, prendendo oggi le decisioni necessarie. Questa capacità è frutto non solo di un cervello complesso, ma di un allenamento mentale che deve cominciare dall'infanzia, attraverso l'esperienza del gioco, e continuare poi con una varietà di stimoli creativi. È un tipico meccanismo umano, che da sempre è alla base dell'immaginazione e delle invenzioni. Invenzioni di macchine, di idee, di strategie, di progetti. Per risolvere problemi non ancora reali, ma immaginati tempestivamente.

Attraverso l'immaginazione l'uomo è riuscito a realizzare grandi imprese. La conquista della Luna, per esempio, è avvenuta grazie a una serie di simulazioni mentali. Sulla Luna non c'era mai stato nessuno prima: e non si poteva certamente usare l'apprendimento per errore. Per fare arrivare fin lassù degli astronauti e riportarli a casa sani e salvi, è stato necessario simulare mentalmente (e risolvere) i problemi prima ancora che si ponessero: problemi collegati alle leggi di gravità, alle temperature, alle comunicazioni, al carburante, agli strumenti di navigazione, ai veicoli. In altre parole, si è imparato a fare una cosa del tutto nuova, cioè andare sulla Luna senza mai esserci andati. È stato un apprendimento immaginato. Un "apprendimento innovativo", che ha consentito di operare nel modo giusto.

 Anche per andare verso il futuro è ormai necessario affrontare il viaggio allo stesso modo. Sarebbe infatti catastrofico imparare dagli errori. Dobbiamo riuscire a simulare mentalmente i problemi prima ancora che si pongano. Breve e lungo termine Ma, ammesso che lo si voglia, sarebbe davvero possibile prevedere il futuro? Il problema purtroppo è che troppi elementi si intrecciano e rendono la previsione assai difficile. È come in una partita a scacchi: ogni volta che si sposta un pezzo si modifica tutta la situazione sulla scacchiera. Perché tutti i pezzi si influenzano a vicenda. E a ogni mossa la situazione cambia. È quindi difficile prevedere esattamente come si presenterà la scacchiera fra 10 o 15 mosse. Quello che però si può facilmente prevedere è che se un giocatore gioca male, comprometterà senz'altro l'esito futuro della partita. Uno degli errori tipici, per esempio, di un cattivo giocatore, è quello di mangiare subito certi pezzi che sembrano vantaggiosi, senza pensare alle conseguenze future. Giocando a breve termine, in realtà, si compromette il lungo termine, e si finisce per perdere.

Analogamente, nelle nostre società noi tendiamo a mangiare subito certi pezzi che ci danno vantaggi immediati, senza pensare alle conseguenze lontane. Le nostre scelte non sono lungimiranti, ma "brevimiranti". Stiamo così preparando la crisi di domani. Allo stesso modo in cui ieri abbiamo preparato le crisi che conosciamo oggi.

giovedì 21 gennaio 2010

TRANSFERT

Questa è una parola che ha subito considerevoli trasformazioni rispetto a quando studiavo Psicologia generale all'università.

Proprio oggi, mentre cercavo un approfondimento sulla parola in oggetto, il Caso mi ha condotto su questo articoletto molto di attualità di cui pubblico uno stralcio:

Il dibattito che attualmente si sta sviluppando intorno alla figura di Craxi non è altro che un’operazione mediatica preventiva.
Scopo di quest’operazione mediatica è condizionare implicitamente il giudizio dell’opinione pubblica intorno alla figura del Presidente creando un più o meno consapevole
transfert dalla figura del leader socialista a quella del Presidente stesso.
L’immagine del Presidente non potrà che trarre beneficio dal precedente storico di un grande statista perseguitato dalla magistratura. Mutare il giudizio dell’opinione pubblica intorno a Craxi e alle sue vicende processuali è il miglior vaccino anti-giudici somministrabile al cittadino elettore in previsione di un calo di fiducia e popolarità dovuto alla ripresa delle vicende giudiziarie a carico del Presidente. Sarà un film già visto e bisognerà impedire che possa finire allo stersso modo.
Un’ulteriore conseguenza non trascurabile del transfert Craxi-Berlusconi è quella di andare direttamente a contrastare il più popolare transfert Mussolini-Berlusconi. Anche in questo caso, Photoshop.
( Tratto dal blog Pezzi di merda)

Il significato che invece io ricordavo ha a che fare con l'apprendimento e consisteva nel fatto che le abilità acquisite in un determinato campo del sapere o dell'attività umana possono essere spese in altre attività, anche diverse, che hanno però con quella iniziale qualche affinità strutturale.

martedì 5 gennaio 2010

INTELLIGENZA E/O CULTURA

Da un recente commento ad un mio precedente post dal titolo " intelligenti si nasce o si diventa", ho preso lo spunto per un'ulteriore riflessione su cosa sia effettivamente l'intelligenza e su cosa sia la cultura, o meglio, se le due cose vanno di pari passo, si influenzino a vicenda, oppure si possa essere intelligenti senza essere colti e viceversa.

Da un articolo sull'intelligenza che ho letto recentemente, emerge che non sarebbe corretto parlare di intelligenza, ma di intelligenze.
Infatti alcuni studiosi ne hanno individuato almeno nove tipi che qui di seguito elenco:

In particolare,lo psicologo statunitense Howard Gardner distingue ben 9 tipi fondamentali di intelligenza, localizzati in parti differenti del cervello, di cui fa parte anche l'intelligenza logico-matematica (l'unica su cui era basato l'originale test di misurazione del QI). Ecco, qui di seguito, i 9 macro-gruppi intellettivi:
Intelligenza Linguistica: è l'intelligenza legata alla capacità di utilizzare un vocabolario chiaro ed efficace. Chi la possiede solitamente sa variare il suo registro linguistico in base alle necessità ed ha la tendenza a riflettere sul linguaggio. Un noto possessore di tale intelligenza era Thomas Eliot. Possono averla poeti, scrittori, linguisti, filologi, oratori.
Intelligenza Logico-Matematica: coinvolge sia l'emisfero cerebrale sinistro, che ricorda i simboli matematici, che quello di destra, nel quale vengono elaborati i concetti. È l'intelligenza che riguarda il ragionamento deduttivo, la schematizzazione e le catene logiche. È l'intelligenza di Albert Einstein. La possiedono solitamente scienziati, ingegneri, tecnologi.
Intelligenza Spaziale: concerne la capacità di percepire forme ed oggetti nello spazio. Chi la possiede, normalmente, ha una sviluppata memoria per i dettagli ambientali e le caratteristiche esteriori delle figure, sa orientarsi in luoghi intricati e riconosce oggetti tridimensionali in base a schemi mentali piuttosto complessi. Un suo rappresentante potrebbe essere Leonardo Da Vinci. La possiedono scultori, pittori, architetti, ingegneri, chirurghi ed esploratori.
Intelligenza Corporeo-Cinestesica: coinvolge il cervelletto, i gangli fondamentali, il talamo e vari altri punti del nostro cervello. Chi la possiede ha una padronanza del corpo che gli permette di coordinare bene i movimenti. Ce l' hanno in misura peculiare ballerini, coreografi, sportivi, artigiani.
Intelligenza Musicale: normalmente è localizzata nell'emisfero destro del cervello, ma le persone con cultura musicale elaborano la melodia in quello sinistro. È la capacità di riconoscere l'altezza dei suoni, le costruzioni armoniche e contrappuntistiche. Chi ne è dotato solitamente ha uno spiccato talento per l'uso di uno o più strumenti musicali, o per la modulazione canora della propria voce. Esempio: Ludwig Van Beethoven. La possiedono prevalentemente i musicisti e i cantanti.
Intelligenza Interpersonale: coinvolge tutto il cervello, ma principalmente i lobi pre-frontali. Riguarda la capacità di comprendere gli altri, le loro esigenze, le paure, i desideri nascosti, di creare situazioni sociali favorevoli e di promuovere modelli sociali e personali vantaggiosi. È presente in maggior misura in politici, leader, imprenditori di successo, psicologi. Un esempio di quest'intelligenza può essere Barack Obama
Intelligenza Intrapersonale: riguarda la capacità di comprendere la propria individualità, di saperla inserire nel contesto sociale per ottenere risultati migliori nella vita personale, e anche di sapersi immedesimare in ruoli e sentimenti diversi dai propri. Non è prerogativa di qualcuno, benché la possiedano, in particolare, gli attori.
Intelligenza Naturalistica: consiste nel saper individuare determinati oggetti naturali, classificarli in un ordine preciso e cogliere le relazioni tra di essi. Un esempio plastico di questa intelligenza è Charles Darwin. È l' intelligenza tipica di biologi, astronomi, antropologi, medici ed altri.
Intelligenza Esistenziale: rappresenta la capacità di riflettere consapevolmente sui grandi temi dell'esistenza, come la natura dell'uomo, e di ricavare da sofisticati processi di astrazione delle categorie concettuali che possano essere valide universalmente. È tipica dei filosofi e degli psicologi, e in parte anche dei fisici. Un'eccellente intelligenza esistenziale ce l'aveva Immanuel Kant igenza linguistica

Di questi nove tipi c'è chi alla nascita è maggiormente dotato dell'una piuttosto che dell'altra, chi ne possiede più di un tipo ed infine ci sono quelli che le possiedono tutte e sono gli individui cosiddetti versatili, che si destreggiano egregiamente nell'uno o nell'altro campo del sapere o delle attività umane.

Detto questo, non capisco che senso abbiano i cosiddetti test intellettivi che sono costruiti a misura di un tipo di intelligenza ideale e che quindi non è riscontrabile nella realtà.

Ci sarebbe da aggiungere, e in questo tutti i commentatori del post di riferimento sono concordi, che l'intelligenza, di qualunque tipo esso sia, si può potenziare con l'esercizio o, al contrario, si perde se non viene esercitata.

*******

Passiamo quindi al secondo punto citato dal mio commentatore Alex, il quale afferma che la cultura può mascherare l'eventuale mancanza di intelligenza. Ed io vorrei quindi prima accertarmi su cosa si intende generalmente per cultura.

E qui cito Wikipedia, dove dice che:

"il concetto moderno di cultura può essere inteso come quel bagaglio di conoscenze ritenute fondamentali e che vengono trasmesse di generazione in generazione. Tuttavia il termine cultura nella lingua italiana denota due significati principali sostanzialmente diversi:
Una concezione umanistica o classica presenta la cultura come la formazione individuale, un’attività che consente di "coltivare" l’animo umano (deriva infatti dal verbo latino "colere"); in tale accezione essa assume una valenza quantitativa, per la quale una persona può essere più o meno colta.
Una concezione antropologica o moderna presenta la cultura come il variegato insieme dei costumi, delle credenze, degli atteggiamenti, dei valori, degli ideali e delle abitudini delle diverse popolazioni o società del mondo. Concerne sia l’individuo sia le collettività di cui egli fa parte. In questo senso il concetto è ovviamente declinabile al plurale, presupponendo l'esistenza di diverse culture, e tipicamente viene supposta l'esistenza di una cultura per ogni gruppo etnico o raggruppamento sociale significativo, e l'appartenenza a tali gruppi sociali è strettamente connessa alla condivisione di un'identità culturale."

Essendo quindi la cultura una valenza più quantitativa che qualitativa che mi pare di intendere come l'insieme delle nozioni che l'individuo o la comunità hanno accumulato nel corso del tempo, si può definire più colto un individuo che possiede un maggior bagaglio di conoscenze e analogamente più colto un popolo che possiede una maggiore quantità di tradizioni.

Ma per me la parola cultura non può prescindere da un diverso atteggiamento mentale rispetto a chi non è colto, in quanto ogni apprendimento provoca delle modificazioni a livello cerebrale, quindi intelligenza e cultura sono strettamente correlate e camminano di pari passo e non ha ragione il mio commentatore il quale sostierne che la cultura serve a nascondere la mancanza di intelligenza, a meno che non si tratti di vera cultura ma di nozionismo e sofistica.

mercoledì 9 dicembre 2009

INTELLIGENTI SI NASCE O SI DIVENTA?

Secondo me, che ho seguito tre figli e i bambini della scuola, la risposta giusta è la seconda.

Però vorrei sentire il parere di qualcun altro perchè la questione a tutt'oggi è controversa.

venerdì 23 ottobre 2009

IL NARCISISMO DELLE DONNE



Tale patologia è caratteristica della nostra epoca. I costumi sessuali che paiono essere di gran lunga più liberi, la facilità nel passare da un partner all'altro, l'esibizionismo, la pornografia, la smania di costruirsi un'immagine vincente agli occhi del mondo, tutti questi fattori hanno certamente contribuito allo sviluppo incalzante delle personalità narcisistiche.
Sicuramente è questa eccessiva importanza legata all'immagine un indizio inequivocabile della tendenza al narcisismo e di ciò soffrono soprattutto le donne, per le quali l'immagine di sè è considerata più importante del sè reale. Ed ecco quindi la corsa alla chirurgia estetica, i massaggi, le palestre, i vari make up per valorizzare parti del corpo, l'importanza data ad un abbigliamento ricercato. Tutto questo volto principalmente ad attirare il maschio, ma anche a dimostrare la propria superiorità nei confronti delle altre donne, con le quali si stabilisce un rapporto di rivalità, anzichè di complicità.
C'è da dire comunque che , anche se lo stato narcisistico appartiene principalmente alle donne,oggi, nella cultura dell'immagine, anche molti uomini non ne sono esenti.
I narcisisti dimostrano una mancanza d'interesse per gli altri, ma sono altrettanto indifferenti anche ai propri più veri bisogni. Spesso il loro comportamento è autodistruttivo. Inoltre, quando parliamo dell'amore dei narcisisti per se stessi, dobbiamo operare una distinzione: il narcisismo denota un investimento nell'immagine invece che nel sé. I narcisisti amano la propria immagine non il loro sé reale. Hanno un senso di sé debole, e non è in base ad esso che orientano le loro emozioni. Ciò che fanno è piuttosto diretto ad incrementare l'immagine, spesso a discapito del sé.
D'altra parte l'ammirazione che il narcisista riceve gonfia soltanto il suo io e non fa nulla per il sé. Alla fine allora il narcisista respingerà gli ammiratori nello stesso modo in cui ha respinto il proprio sé autentico.

giovedì 7 maggio 2009

TEST PSICOLOGICO

In attesa degli sviluppi personali o politici delle ultime vicende di pseudo-gossip riguardanti il premier,dopo aver sentito le varie posizioni nei confronti dell'uno o dell'altra ed essermi fatta una mia opinione che però attende ancora di essere verificata, ho deciso di distogliere un pò, per ora, il mio sguardo dal mondo esterno e dedicarmi a continuare il viaggio mai concluso alla ricerca di me.

Mi sono imbattuta per caso in questo test psicologico, concepito secondo le teorie junghiane e, un pò per passatempo, l'ho fatto.

Il profilo che mi è uscito fuori è, devo dire, abbastanza congruente con quello che io penso di essere, anche se mi sembra impossibile che l'intera umanità possa essere classificata soltanto in sedici tipologie fondamentali.

Ecco il mio profilo, secondo Jung :

( se volete provare anche voi l'indirizzo è : http://www.altamira.it/html/test_psico/test.asp?cmdG=Q )

"Per questo tipo introverso, è di primaria importanza essere coerente con i valori nei quali crede. Possiede una sorta di senso etico naturale o spontaneo che diventa spesso segretamente comunicativo. In sua presenza le persone tendono a rispettare e seguire i valori nei quali crede. Esercita quindi un effetto positivo sugli altri. È una persona calma e riservata. È sensibile e capace di trattare la gente in maniera molto differenziata. Sa infatti percepire, grazie alle sue ottime qualità intuitive, le differenze e le caratteristiche delle persone che ha di fronte. Malgrado queste doti, può però apparire come un individuo freddo e distaccato a causa della sua introversione che lo porta o non aprirsi facilmente. È difficile da conoscere ed è molto selettivo nelle sue amicizie. Ha tendenza a idealizzare le relazioni che per lui sono importanti con il rischio di subire alcune grosse delusioni. Ha inoltre tendenza a personalizzare molto le situazioni con il risultato di essere facilmente ferito o più semplicemente offeso. Ed essendo introverso tende a non “esternare” i suoi sentimenti quando sono stati feriti: si tiene tutto per sé. La sua funzione inferiore è la sensazione. Non è quindi particolarmente realistico e pragmatico. Rischia di saltare troppo velocemente alle conclusioni, tralasciando l’analisi di fatti e dettagli importanti. Preferisce seguire le sue ispirazioni, rischiando di commettere degli errori che potrebbe evitare. Non ama prendere tempo per essere preciso. È una persona creativa e curiosa. Aperta ed interessata a fare nuove conoscenze ma anche a conoscere nuove idee, libri, iniziative. Ha frequentemente un amore spiccato per l’arte. Può essere un buon comunicatore che si esprime in maniera appassionata. Ha bisogno di periodi di solitudine o di isolamento. Può avere delle forti spinte religiose o interessi spirituali. Sul piano lavorativo può essere attratto da professioni che abbiano una componente umana, relazionale o basata sul linguaggio. È forse il più intellettuale tra i tipi sentimento. È inoltre molto leale nei confronti di una organizzazione capace di essere in sintonia con i suoi valori personali."

martedì 14 aprile 2009

BEN VENGA LA CRISI

La parola CRISI non sempre va interpretata nel suo significato negativo.
Anche dal punto di vista psicologico, la crisi rappresenta un momento di verifica, una pausa di riflessione per capire che cosa c'è di sbagliato nella nostra vita e nei nostri comportamenti.

La crisi quindi, a volte, si rende necessaria per avvertirci che non stiamo percorrendo la strada giusta, che dobbiamo fermarci e cambiare direzione.

Anche la crisi economico finanziaria in atto, a mio avviso, va interpretata in questo modo: non si tratta solo di una questione di banche o di mutui: è tutto il sistema a cui è improntato il capitalismo oggi che non può continuare oltre; anche la nostra mentalità va cambiata.

Il consumismo esasperato è destinato primo a poi a mostrare il suo tallone di Achille: non si può perseguire una crescita infinita!

I miei esempi sono banali, dato che non possiedo le competenze adeguate per affrontare un discorso di ampio respiro.

Mi chiedo: Si può continuare all'infinito lungo la strada dell' "usa e getta"?

Si può continuare a perseguire sempre e soltanto il proprio tornaconto e non vedere oltre?

A dare una risposta a questa e a molte altre mie domande, penso sia utile il nuovo libro di Tommaso Padoa Scioppa che ho appena acquistato:
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mercoledì 1 aprile 2009

MENS SANA IN CORPORE SANO

Mi hanno sempre incuriosito i proverbi, sia per cercarne l'origine, sia per riscontrare l'attualità o meno del loro significato.

In realtà penso che i proverbi racchiudano delle verità " intuite" e desunte dall'esperienza diretta che, in alcuni casi, non sono meno vere di altre verità dimostrate scientificamente.

Nel caso del proverbio latino su citato, è innegabile la stretta correlazione tra fisicità e psichicità come dimostrano le varie malattie psicosomatiche che sempre più frequentemente vengono identificate.

Tuttavia, documentandomi, ho scoperto che in origine il significato di questo detto era diverso dall'accezione che comunemente vi si dà oggi:

La frase è tratta da un brano di Giovenale, poeta latino autore di satire, che in quello scritto sosteneva che l'uomo dovrebbe aspirare a due beni soltanto: la salute del corpo e l'integrità dell'anima, di contro alla vanità di tutti gli altri beni che l'uomo desidera principalmente ( ricchezza, onori, fama....).

VINCERE LA TIMIDEZZA IN QUATTRO MOSSE

La timidezza è da alcuni considerata un pregio per le caratteristiche di riservatezza e di modestia che conferisce alla persona che ne è affetta, ma vi assicuro che, per chi ne è colpito,essa rappresenta una vera sofferenza e una limitazione delle proprie potenzialità.

Io sono stata considerata una inguaribile timida fin dai tempi in cui frequentavo la scuola. Questa mia caratteristica ,tuttavia, non mi ha impedito di raggiungere dei livelli di apprendimento abbastanza soddisfacenti, nè di lavorare proficuamente.

La timidezza allora era per me una specie di salvagente, una giustificazione al fatto di non mettere in atto determinati comportamenti.Ecco perchè non me ne curavo più di tanto.

Con l'andar del tempo, però, mi sono accorta di quante opportunità avevo perso a causa della mia timidezza e così decisi di togliermela di dosso, almeno un po',
ma devo dire che molti tentativi che ho intrapreso sono stati vani.

Da alcuni mesi sto adottando una nuova strategia che prevede un superamento graduale delle situazioni più imbarazzanti, e vi assicuro che funziona.

Il procedimento è il seguente:

1- Salutare qualcuno per strada che non si conosce, senza curarsi delle sue reazioni.Ci si accorgerà che in genere sono positive.

2- Chiedere informazioni a un passante sconosciuto, anche se non se na ha bisogno, fino a quando la cosa vi sembrerà del tutto naturale.

3- Camminare per strada convinti che nessuno vi sta osservando ( la gente ha altro per la testa piuttosto che osservare voi).

4- Parlare in pubblico convinti che in ogni caso, qualunque cosa diciate, ci sarà sempre qualcuno che non è d'accordo con voi e qualcuno che, al contrario , lo è.

Queste sono le prime quattro mosse per iniziare a sconfiggere la timidezza; le altre verranno aggiunte gradualmente non appena ci si accorge che gli ostacoli precedenti sono stati superati, sempre però, con molta gradualità.

domenica 30 novembre 2008

SIAMO NARCISISTI?

Quello che ho ricavato dalla mia precedente esperienza di blogger è il fatto che quasi tutti quelli che scrivono sui blog lo fanno per esprimere se stessi, comunicare se stessi, e molti sono alla ricerca di approvazione e consensi, di essere per un pò al centro dell'attenzione sperando di essere letti da quante più persone sia possibile.

Questo è un pò un'utopia: vista la gran quantità di persone che oggi quì scrivono, si direbbe che ognuno non abbia il tempo che di leggere se stesso.
Comunque, questa attività è sempre meglio di stare a rimuginare pensieri su pensieri che non portano a nulla, oppure perdersi in una frenetica attività senza che si cerchi di raggiungere un obiettivo preciso.

Io di obiettivi, in questo periodo della mia vita , ne ho tanti:
Il primo in assoluto è quello di ritrovare finalmente me stessa dopo una vita spesa essenzialmente per gli altri( la famiglia ,il lavoro, la scuola).

E' un compito assai arduo, data la poliedricità della mia personalità che è capace di assumere le connotazioni più svariate.
Questo, a dire il vero,guardandomi in giro e leggendo, credo che sia la caratteristica intrinseca di tutti gli esseri umani; solo che ognuno cerca di darsi un limite, "una forma" come diceva Pirandello,dentro la quale cercare di ritrovare una propria identità, che in realtà non c'è, perchè tutti siamo mutevoli, come è mutevole la vita , col variare degli eventi, con il tempo che passa e cambia le cose, il mondo, le situazioni.

E noi quindi, per vivere, non dobbiamo fare altro che adattarci alla mutevolezza degli eventi e, nel fare questo, mutiamo anche noi.
Quindi è inutile stare ad inseguire un ruolo, un'identità, perchè questa si può avere solo temporaneamente e non definitivamente.

Io oggi sono narcisista, ma tendo al superamento di questo mio limite in quanto vorrei interagire con gli altri e, insieme agli altri, costruire di volta in volta un'identità sempre nuova e ,sempre , adatta al momento preciso che si sta vivendo.