
(Stretto di Messina)
Al centro del Mediterraneo. Nel cuore della storia e della cultura dell’Europa occidentale. Eppure inaccessibile e incomprensibile, talvolta, da chi osserva dall’esterno.
La Sicilia è un punto geografico nell’atlante ma, soprattutto, un luogo simbolico. Un’isola a sé stante. Un’isola più isola delle altre. Abbastanza vicina alla terraferma eppure così distante, lontana. Un luogo assoluto, dove gli opposti si attraggono e si respingono in continuazione.
Un’isola senza ponte. Come la definisce nel suo libro l’agrigentino Matteo Collura, scrittore e giornalista del Corriere della Sera .
Quel ponte che con ostinazione il governo VORREBBE costruire, sfidando le leggi della natura e della storia.
Collura riflette sulla ’solitudine’ della Sicilia, quella attuale e quella letteraria. Richiama alla memoria grandi autori, da Pirandello a Sciascia, da Verga a Gesualdo Bufalino a Giuseppe Tomasi di Lampedusa. E disegna una storia costellata di fughe precipitose e di commoventi ritorni.
«Il titolo del mio libro - dice lo scrittore siciliano - ha un aggancio all’attualità politica ma in realtà è fortemente simbolico. Pur essendo sempre stata al centro della storia e della cultura, la Sicilia ha continuato a essere un’isola non abbastanza isola come diceva Giuseppe Antonio Borgese, ma in ogni caso molto più isola delle altre. Più della Sardegna, più della Corsica».
«Il legame che tiene stretti i siciliani alla loro terra non si scinde mai - continua Collura - un po’ come accade per gli irlandesi. Si tratta di una condizione di insularità particolare, un fatto che appartiene alla mitologia, qualcosa di ancestrale».
Nel libro, Collura svela il mistero dell’epitaffio di Leonardo Sciascia, “Ce ne ricorderemo, di questo pianeta”. “Lo scrittore di Racalmuto non ha scelto questa frase pensando al suo autore, Villiers de Lisle-Adam” dice Collura “Grazie ad alcune carte ora rese disponibili dagli eredi” continua “si evince che egli la conobbe quando era molto giovane grazie alla lettura di un libro di Leo Longanesi. Dopo averla usata ricorrentemente in appunti e articoli in uno degli ultimi giorni prima di morire decise di darla alla moglie, senza specificarne la paternità”.
Ma è su un altro scrittore, Tomasi di Lampedeusa, che Collura si esprime in netto contrasto con quello che ha sempre sostenuto: “A mio parere, Il Gattopardo è uno dei romanzi italiani più importanti, secondo solo ai Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. Sul suo autore e sulla sua opera ci siamo sbagliati tutti, perfino Leonardo Sciascia”.