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mercoledì 23 maggio 2012

IL SUCCESSO DI GRILLO AIUTA MONTI?

Venivano definiti come l’armata brancaleone,  eppure passo dopo passo sono avanzati fino al ruolo di Sindaco. Il successo dei grillini è dovuto senza dubbio alla crisi economica e al malcontento verso le Istituzioni che avanza tra i cittadini, ma c’è un aspetto che viene sottovalutato. I partiti politici italiani,  continuano ingenuamente a definire Grillo e suoi compagni come l’antipolitica, un errore da cui nessuno si è sottratto.   Il movimento di Grillo non è l’antipolitica, ma è politica allo stato puro. La politica è l’Arte di governare le società, la capacità di guidare le masse verso un obiettivo, uno scopo comune in grado di fare credere ai propri militanti, che le proprie necessità  verranno sostenute. Dal predetto significato in che cosa si differisce il movimento messo su da Grillo se non in niente.  I partiti politici, continuando a tacciare Grillo di antipolitica non  fanno altro che invogliare i cittadini stanchi dello Stato a votarlo, perché si illudono di avere trovato un qualcosa di diverso da un comune partito politico. 

 L'impressione e' che, come nel 1993, stia cambiando la fase politica egli elettori siano alla ricerca di offerte nuove, con Grillo che staprendendo il posto che occupo' allora la Lega, trasformando il movimentoin un contenitore per le proteste piu' diverse e dragando voti a destra e

a sinistra. Mentre il Pd, come il Pds di allora, non cresce ma ha la
possibilita' di vincere per abbandono del campo dell'avversario. Resta
scoperto il voto moderato, che sta abbandonando il Pdl. Quell'elettorato
in fuga, pero', non si sposta verso il Terzo Polo.

In questo stallo, i partiti prendono tempo e ciò probabilmente aiuta Monti ad arrivare fino alla fine della legislatura.


 

mercoledì 16 marzo 2011

venerdì 27 agosto 2010

LA FOLLIA CAPITALISTA

Quanto segue è tratto dal blog del prof. Vincenzo Cucinotta e lo ripropongo interamente sperando che ottenga la pià vasta diffusione.

OPPORSI ALLA FOLLIA CAPITALISTA


Mai come in questi ultimi mesi si sente il bisogno di una nuova radicalità in politica. Da una parte, la crisi economica spinge il mondo imprenditoriale verso una gara per una concorrenzialità crescente a livello globale, dall’altra cresce parallelamente l’intensità dei disastri ambientali. In quest’anno, abbiamo avuto almeno tre eventi davvero epocali, che ricordo brevemente. Il primo in ordine cronologico è costituito dal riversarsi di un’enorme quantità di greggio nel golfo del Messico, a causa di un incidente collegato a una trivellazione a grande profondità. Sono seguiti, praticamente in contemporanea, eventi meteorologici davvero senza precedenti, almeno da quando si abbiano dati di confronto. L’uno è costituito dall’anticiclone sulla Russia che ha causato temperature assolutamente inconsuete in quella regione, come pure una lunga siccità, e tutto questo risulta eccezionale soprattutto dal punto di vista della durata di queste condizioni. L’altro evento è costituito dalla quantità enorme di precipitazioni monsoniche in una vasta area che va dall’India alla Cina, passando per il Pakistan. In particolare, in questo paese, le precipitazioni hanno causato delle alluvioni che hanno coinvolto un’area vastissima del paese.

E’ evidente che qualcuno può declassare questi eventi fino a farli diventare degli episodi marginali, dovuti a condizioni contingenti. In verità, non può esistere alcuna possibilità obiettiva di collegarli alla politica, di fare cioè discendere questi disastri all’attività umana, così come socialmente organizzata. Nello stesso tempo, per le persone di buon senso è difficile credere a coincidenze particolari, dovute solo alla fatalità.

Insomma, qui si pone un problema enorme, che si può così riassumere. Il capitalismo globale impone una rincorsa verso una crescita sempre maggiore del PIL. La crisi crea una crescita della competizione, perché una domanda debole rende più difficile il piazzare la merce prodotta. La competizione a sua volta impone un aumento della produttività, per potere ridurre i costi. La conseguenza finale di questa logica è che si produce troppa merce, e la si produce con troppa poca gente. Andiamo quindi a una situazione di crescente sfruttamento delle risorse naturali, e nel contempo ciò avviene in presenza di sempre meno occupati. Il fatto è che anche aree del mondo in cui si era creata una legislazione del lavoro orientata al lavoratore, come tipicamente l’Europa, nella presente situazione si trovano di colpo a dovere sottostare a condizioni di lavoro sempre più gravose, con salari decrescenti, almeno in valore reale. Tutto ciò, come dicevo, avviene in un contesto che dovrebbe sconsigliare uno sfruttamento così esteso e sistematico delle risorse naturali per motivi di una gravità assoluta: la stessa possibilità di sopravvivenza dell’umanità.

Se sulla base di buoni motivi, i tre disastri ambientali che citavo, si ritiene che il paventato danno ecologico globale dovuto all’attività antropica abbia già raggiunto, proprio ai nostri giorni, il livello di guardia, e che cioè un perseverare in questa distruzione sistematica dell’ambiente all’unico scopo, in fondo sciocco, di circondarci di sempre più oggetti, allora opporsi al meccanismo perverso della competitività sempre più feroce e in realtà inutile non è soltanto ragionevole, ma addirittura un dovere morale, una capacità di opporsi alla follia collettiva per evitare la catastrofe all’umanità a cui apparteniamo.

Come si capisce, non sembra essere l’ora delle risposte articolate, della moderazione, ma è piuttosto il momento di schierarsi, di gridare ai propri simili che stiamo accelerando il treno che ci porterà verso un burrone da cui sarà impossibile salvarsi.

Ciò che allora dovremmo proporre è una società in cui ci sia lavoro per tutti, che le condizioni di lavoro siano umane, che l’orario di lavoro sia abbastanza ridotto da contenere la produzione totale di merci. E’ inutile nascondersi dietro un dito, ciò comporterà inevitabilmente un ridimensionamento dei consumi, una disponibilità ridotta di oggetti, ma siamo poi certi che questo costituisca un sacrificio, un peggioramento delle condizioni di vita, e non invece una vita più aderente a come siamo programmati naturalmente?

martedì 10 agosto 2010

PAURA PAURA PAURA

Forse c'è troppa paura in giro.

giovedì 5 agosto 2010

COSì VINCO FACILE!

Ecco cosa pensa Vendola dell' ipotesi avanzata dal PD.

domenica 11 luglio 2010

DIFFICILE DISCUTERE SUL NULLA

Come in questo post di Alessandro Gigloli ,che ogni tanto riesce a fare dei quadretti straordinariamente reali di certe situazioni italiane,e che vi consglio di leggere anche nei commenti, difficile dire qualcosa.
Il guaio è che non vedo all'orizzonte delle valide proposte alternative.

Alle prossime elezioni, se ci saranno, dovrò essere costretta a votare Fini? !!!!!!!!!

lunedì 24 maggio 2010

SCENARI EUROPEI

Leggo quasi sempre, la domenica, su Repubblica,il lungo editoriale di Eugenio Scalfari che settimanalmente racconta, in modo sintetico e chiaro, gli avvenimenti politici che hanno assunto maggiore rilievo nel corso della settimana.
Quello di ieri, dopo una prima introduzione rivolta alla situazione italiana, rivolge lo sguardo all'Europa, con i destini della quale non possiamo non sentirci collegati, data la crisi economica e lo spauracchio generato dalle recenti disavventure della Grecia.

La domanda che egli si pone, "Reggerà l'Europa?", apre scenari inquietanti, che vedono L'unione europea in serio pericolo e la necessità di operare delle scelte rapide da parte dei goveri ad essa aderenti, ed in particolare di quello italiano (L'articolo si conclude con un appello a Tremonti).

Le soluzioni che egli intravede in questo periodo di grave crisi in cui l'Europa più che mai si manifesta per quello che è, cioè una entità anomala dove esiste una Banca centrale europea che è l'unica a non essere supportata da uno Stato che le stia alle spalle, sono due:

1)Fare diventare rapidamente l'Unione "uno Stato, con un suo bilancio, una fiscalità,un Parlamento con candidature europee anzichè nazionali, una sua politica estera, una difesa comune."

2)"L'altra strada, egli dice, è quella proposta dalla Germania: invece di una cessione di sovranità dagli Stati all'Unione, una delega ai paesi più forti per governare l'economia e la finanza dell'intera Unione."

Ma,a parte i malcontenti che questa proposta suscita nelle varie nazionalità, non si può non intravvedere che in realtà " si tratta di un'egemonia tedesca sull'Europa, sia pure con un diritto di veto della Francia e gli altri a reggere la candela."

I timori a questo punto nascono dall'associazione con gli scenari catastrofici che,nel secolo passato hanno visto come protagonista proprio la Germania e che si sono conclusi con uno spaventoso genocidio.

"La Germania, è vero, possiede a sua volta un'arma deterrente potentissima: se non si raggiungesse un accordo che la soddisfi, potrebbe decidere di uscire dall'euro e tornare al marco. Si assumerebbe la responsabilità- per la terza volta in un secolo- d'aver ucciso l'Europa e di avere al tempo stesso suicidato se stessa."

A questo punto, se le spinte disgregatrici dovessero avere il sopravvento, egli intravede una nuova barbarie impadronirsi dell'intera civiltà occidentale che si disgregherebbe in un "arcipelago gravido di contraddizioni tra deboli e debolissimi...rafforzando soltanto le criminalità organizzate e consegnando un immenso mercato alle bocche voraci dei poteri forti mondiali."

Sebbene questi scenari apocalittici siano da considerarso per il momento fuori dalle previsioni, egli ritiene opportuno che siano tenuti presenti, ammonendo che non è più tempo di occuparsi soltanto dell'utile proprio e della propia "casta" di appartenenza.

domenica 16 maggio 2010

L'esigenza di un'ideologia laica

Mi chiedo se sia possibile un'ideologia laica, perchè, sgombrando il campo dai vari significati che la parola ha assunto nell'epoca corrente, come recita Wikipedia:"il termine laico nell'accezione moderna ha significato di "aconfessionale", ossia di slegato da qualsiasi autorità ecclesiastica e da qualsiasi confessione religiosa." Siamo d'accordo, ma nella sua accezione originale, il termine viene usato nel contesto di professioni specializzate per riferirsi a chi non pratica la stessa professione. Laico è, ad esempio. un membro del Consiglio Superiore della Magistratura che non appartiene all'ordine dei magistrati

Negli ultimi anni il termine laico viene invece utilizzato in maniera impropria per indicare un generico agnostico o ateo. Tale uso è semanticamente scorretto, in quanto laico ha significato di svincolo dall'autorità ecclesiastica, ma non inficia la professione di una particolare confessione religiosa: per cui si possono distinguere laici credenti da laici non credenti.

L'abuso del termine in sede politica, in funzione di sinonimo perfettamente sovrapponibile ad anticlericale o ateo, ha generato l'utilizzo del termine spregiativo laicista, con un significato simile e opposto all'uso del termine spregiativo clericale, per indicare persone che si autodefiniscono "laiche" e si comportano come anticlericali. L'uso del termine è errato poiché si tratta di una estensione di un termine, laico, che già rappresenta l'estensione del termine λαός, laós - popolo.


Nel linguaggio politico il laico è chi propende per una netta separazione della vita delle istituzioni dall'influenza delle confessioni religiose, ossia per indicare chi si ispira ai valori della laicità. Per estensione laico è anche chi desidera una minore influenza delle confessioni religiose nella società.

Laico è anche una persona priva di pregiudizi. Ragionare laicamente è un espressione usata per indicare un ragionamento che non parte da presupposti aprioristici e non sfocia in prese di posizione immodificabili.

Ed ecco quindi che il termine laico risulta in contrapposizione a qualunque ideologia perchè, proprio in quanto "Ragionare laicamente è un espressione usata per indicare un ragionamento che non parte da presupposti aprioristici e non sfocia in prese di posizione immodificabili",ecco che qui già si esclude a priori la possibilità di ragionare secondo presupposti immodificabili, cioè ideologici.

Un'ideologia laica è quindi un controsenso, perchè "laico" significa appunto una mentalità capace di inglobare in sè tutte le idee, le prese di posizioni e i punti di vista, compreso naturalmente quello cattolico.

Ma propio quì nasce il problema, perchè, in questo modo, si genera una così grande confusione di idee e di propositi, che la nascita di una nuova ideologia, per quanto non confessionale, si impone come esigenza di unificazione, di ordine e di conformità dei comportamenti, senza la quale si degenera nella più totale anarchia, sia politica che comportamentale.

D'altro canto , un'ideologia laica non può prescindere da una visione ottimistica dell'uomo, in quanto, proprio in questa anarchia si ravvisa la possibilità che le cose si sistemino da sole, seguendo il naturale istinto alla pace e alla corretta convivenza degli esseri umani.

Era un'ideologia laica l'illuminismo, che però, come tutti gli ismi è degenerato in nuove ideologie totalizzanti che prescindono dal presupposto della razionalità umana postulato all'inizio.

Un'ideologia laica è secondo me inconcepibile, proprio perchè, come ho cercato di spiegare, la parola ideologia e la parola laico si escludono a vicenda.

D'altra parte, se l'esigenza di un'ideologia, chiamiamola anticonfessionale, è così sentita, essa non può che basarsi su dei presupposti che stabiliscono cos'è bene e cos'è male, non su quanto indicato dalle varie confessioni religiose, ma su altri principi che si possono ricondurre all'essenza della natura umana; ma siccome gli uomini non sono tutti uguali, ecco che quest'essenza, per quanto i filosofi da secoli ci ragionino su, non è di per sè distinguibile e dev'essere pertanto imposta dall'alto come modo di vedere di poche persone che raggiungono il consenso attraverso varie strategie, il che viene naturalmente in contraddizione con il concetto di libertà tanto conclamato.

Un'ideologia, poi, così come una religione,ha bisogno di "luoghi di culto" che , nelle religioni si possono ravvisare nei templi e nelle chiese e, nelle cosiddette ideologie laiche, nelle sedi di partito.

Oggi si tende a non considerare più luoghi di culto nè le une nè gli altri.

Quali sono allora i luoghi di culto di cui credo che l'umanità abbia assolutamente bisogno, pena la perdita della propria identità?

Temo proprio che oggi essi si possano ravvisare nei centri commerciali
che proliferano incessantemente e sono tutti sempre assiduamente frequentati dalla gente che in essi trova un luogo di identificazione e di conformità con gli altri.

L'ideologia che si sottende a tali "luoghi di culto" è chiara: il consumismo,il denaro, per dirla alla Marx, " il feticismo delle merci".

Per concludere, penso che il termine "ideologia", non sia molto dissimile da quello di "religione": essa consiste in qualcosa in cui credere aprioristicamente. Purnondimeno, penso che di essa ci sia bisogno.

Pubblico senza rileggere.

martedì 11 maggio 2010

C'ERANO UNA VOLTA I PARTITI

Una volta i partiti erano veri, radicati sul territorio, formati da militanti per la maggior parte competenti ed esperienti, sostenuti da una precisa ideologia che si battevano per portare avanti coinvolgendo emotivamente gli altri, con vero spirito di gruppo.

Nessuno può sottovalutare il ruolo prezioso svolto, allora , dai partiti, specie da quelli di massa, come canali di rappresentanza, ma anche come scuole per l’alfabetizzazione politica (qualche volta, specie nel Sud, anche per l’alfabetizzazione senza aggettivi), come palestra democratica per la selezione di una nuova classe dirigente.

Oggi le leadership tendono a esprimersi in forma carismatica e individualistica; una grande parte della popolazione tende a mobilitarsi – temporaneamente e su singoli obiettivi o problemi – ma sceglie per farlo modalità organizzative lontane dal modello tradizionale dei partiti.

Infine interi settori che prima riconoscevano al sistema dei partiti politici un diritto di rappresentanza tendono oggi ad autorappresentarsi, anche attraverso diverse forme di accesso alla platea politica.

Oggi tutto è più veloce, non ci sono più i ragazzi che vestono in un certo modo, non ci sono più scontri idealistici. Oggi ci sono i circoli, le fondazioni, i blog, e ci sono i nuovi movimenti molto personalizzati.

Ho nostalgia di quel periodo, dell’epoca in cui pochissimi candidati potevano permettersi il lusso di farsi stampare i volantini elettorali; tutti gli altri, armati di carta e penna ti presentavano la “combinazione vincente” con quattro numeri da votare. Adesso si può votare un solo candidato (o addirittura nemmeno uno! L’eletto viene scelto dal partito: evviva la democrazia!!).

Oggi tutto è cambiato.

Oggi esiste la destra che come in passato tutela gli interessi di pochi e la sinistra che si accontenta di occupare piccoli spazi di potere rassicurando i conservatori e facendo qualche lagna rituale per la vita difficile di tanti.
Ma molti dicono che non ha più senso parlare di destra e di sinistra.

Oggi, però, è ancora presente un’ideologia reazionaria di destra,soprattutto leghista, ma soprattutto dilaga un torrente di stupidità in TV, nei giornali e anche nel web, che disgusta le persone pensanti e affascina le persone culturalmente più deboli lasciate a se stesse da una sinistra che ha rinunciato a qualsiasi impegno ideale, culturale, critico nei confronti del potere costituito .

Quelle che erano “le masse popolari” (scalpitanti) sono in buona parte diventate “masse addormentate”, cioè rassegnate.

La sinistra annoia a morte, non è seria né appassionante.

Il cittadino,isolato dagli altri, , stanco e frustrato, si “rilassa” ,osservando ciò che fanno gli altri, quelli finti, quelli lustrati a nuovo dai maghi della comunicazione di massa, quelli che ridono sempre o che parlano solo per parlare. Quelli che parlano e agiscono con facilità in una scatola che lo spettatore con altrettanta facilità può telecomandare tra uno spot e l’altro, senza decidere nulla, senza capire nulla, senza sognare nulla, restando “in pausa”. Restando imprigionato in una rete di pause.
Pause dalle angosce non risolte, pause dalle frustrazioni lavorative, pause dalla fatica di stare con gli altri. Pause che rendono non vissuto il tempo personale e che rendono le persone vulnerabili a idee semplici, come la rabbia verso “gli altri”, verso quelli che non sono personaggi televisivi ma persone reali, rabbia verso le soluzioni complesse a problemi complessi. e fame. Tanta fame di soluzioni semplici, di colpe da dare, di sicurezze da catturare con piccoli gesti e con la sottomissione a chi raccoglie l’essenza della stupidità di tante vite non vissute e la propone come una via d’uscita dalla noia, dopo aver venduto noia sotto le sembianze del divertimento.
La gente ci casca perché vuole sentire, pensare, agire poco.

martedì 27 aprile 2010

DISUNITA'

Le celebrazioni dell'Unità d'Italia, a quanto pare,non convincono più quasi nessuno:Ciampi, si è ritirato dal comitato per le celebrazioni ufficiali e, a quanto pare, anche Dacia Maraini e molti altri.
Da più parti si leva la voce che quella di Garibaldi fu una conquista forzata, addirittura contro la volontà degli Italiani, pardon, del popolo del sud.

Chi ha letto il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa comprende che, almeno nelle classi nobili di un tempo, accettare l'unità significò far buon viso a cattivo gioco e, tutto sommato, si sfruttò la nuova situazione a vantaggio della propria classe aristocratica, come testimonia l'episodio di Tancredi che divenne dapprima garibaldino, poi politico del nuovo regno, ammantando il proprio operato volto alla conservazione del vecchi privilegi, come un'azione rivoluzionaria che avrebbe favorito le classi meno abbienti che, come sempre, si affidano ai sogni, per alimentare le proprie speranze di una vita migliore.

Quello che ne seguì, il brigantaggio per la storia ufficiale, nella moderna storiografia viene letto come una gigantesca repressione politica dei dissensi sollevatisi contro quest'unificazione forzata.

Ieri sera, durante la trasmissione di Gad Lerner su La7, ho ascoltato, fra gli altri, un intervento dello scrittore siciliano Andrea Camilleri, il quale sosteneva che quello che sta avvenendo nel nostro paese( cioè la disgregazione voluta dalla lega) è un'anomalia, in quanto la tendenza naturale è quella di unificare, mentre oggi si sta procedendo a passo di gambero e questo porterà la disgregazione.

Già ,unificare: è stata sempre un'idea che ci hanno inculcato fin da piccoli: l'unione fa la forza, l'Italia unita, l'Europa Unita, il Mondo, unito. Ma, evidentemente, questa idea di unificare è solo un sogno, un'utopia, come quella comunista che oggi è miseramente fallita, quella di tendere a realizzare sulla terra una specie di paradiso dove tutti sono uniti e solidali e dappertutto regna la pace e l'amore, il tentativo di ritornare all'originario Eden.

Ma questo concetto, a ben vedere, è forse contro natura: la diversificazione dei territori e degli esseri umani che li abitano è tale che un governo centralizzato è di per sè impossibile, come venne ritenuto impossibile da Carlo Magno che, per assolvere al compito gravoso di governare un così vasto impero,si inventò il feudalesimo.

E poichè, secondo me, in qualche misura la storia si ripete, mi pare che stiamo ritornando ad una sorta di nuovo feudalesimo.
Ho detto una bestemmia?

martedì 6 aprile 2010

NON CI INTERESSIAMO PIù DI POLITICA INTERNAZIONALE.

Tutti presi ormai dalle notizie riguardanti gli affari interni del nostro paese ( solo la facciata, per la verità), abbiamo smesso di interessarci delle questioni di interesse fondamentale per l'umanità , che solo vent'anni fa erano sulle prime pagine dei giornali e catalizzavano l'interesse della maggior parte della popolazione .
Sarà perchè le buone notizie non fanno più notizia.

martedì 23 marzo 2010

DESTRA E SINISTRA: LA DIFFERENZA E' SCRITTA NEI GENI

Secondo i più recenti studi dello psicologo Satoshi Kanazawa e del neurologo David Amodio, le preferenze politiche sarebbero condizionate dalla struttura del cervello che si eredita alla nascita.

L'essere conservatori è infatti la modalità di base degli esseri umani, perchè implica un particolare attaccamento alla "tribù" ristretta di parenti e amici, paure irrazionali che portano ad una maggiore religiosità e anche una tendenza alla poligamia maschile: ciò è dovuto ad un'alta attività dell'amigdala.

Nei progressisti , invece, sembra essere più attiva la corteccia cingolata anteriore, che blocca l'impulsività, dando più tempo per riflettere sulle proprie azioni.

Da queste premesse sembrerebbe impossibile convincere un elettore conservatore a votare per uno schieramento progressista e viceversa.

Ma il problema che io mi pongo è se sia possibile, mediante un adeguato allenamento, agire sulle aree cerebrali interessate attivandole.

Io penso di sì, altrimenti non sarebbe stata possibile l'evoluzione.

venerdì 18 dicembre 2009

ORA CI VUOLE UN VERO COLPEVOLE

E l'hanno trovato in Di Pietro,che forse è l'unico (come uomo politico intendo) che con coraggio denuncia la realtà di questo paese così com'è.( Poi c'è anche facebook,ma quello è un altro discorso).

Certo il Partito democratico si tiene alla larga da scontri verbali che possano fomentare episodi di violenza generalizzati e sceglie la strada della moderazione, che da alcuni è tacciata di IPOCRISIA, ma è anche vero che i cittadini hanno diritto ad una vera controinformazione rispetto alla campagna denigratoria messa in atto dai rapresentanti di questo governo contro chi non la pensa come loro.

"Sto assistendo da ore - dice Di Pietro in collegamento con Sky Tg 24- ad un balletto sconsiderato di criminalizzazione di chi come me da mesi ha lanciato e lancia l'allarme sui rischi del forte disagio e della disperazione sociale che registro girando ogni giorno per le piazze d'Italia a causa delle politiche sociali e della promozione prevalente di interessi personali di questo Governo....

"Io - sottolinea ancora Di Pietro - ribadisco che condanno e deploro senza sconti nè indugi questa aggressione violenta al Presidente del Consiglio. Questo signore va assicurato alla giustizia e si deve fare di tutto perchè questo resti un gesto isolato di un folle perchè la violenza va sempre condannata con la massima fermezza e va isolata ....

MA

Una cosa - ha detto ancora Di Pietro- è ..la condanna della violenza, un'altra la riflessione politica su cause e responsabilità di un fortissimo disagio sociale dovuto alle scelte personalistiche di chi ci governa le cui conseguenze non sono prevedibili e possono sfociare in atti di violenza".

Vorrei a tal proposito riportare le riflessioni di una blogger che ho tratto da un commento ad uno dei blog che frequento:

Tina ha detto...
Stanno facendo tutto loro.
Spero che il boomerang torni indietro e faccia centro.
Questa non è politica, è cavalleria rusticana, ma mancando l'antagonista se lo stanno costruendo.

venerdì 26 giugno 2009

IL PUNTO SU DESTRA E SINISTRA

Dai tempi in cui Giorgio Gaber scrisse la famosa canzone, il dibattito su destra e sinistra e sul progressivo annullamento di questa dicotomia, non mi ha interessato più di tanto ed ho continuato ad immaginarmi la destra come la sostenitrice del trinomio Dio, Patria, Famiglia e la Sinistra come portatrice dei valori di Libertà ,Uguaglianza, Fraternità.

Riguardo la mia collocazione ideologica, le prime due parole della destra non mi hanno mai detto molto, mentre Famiglia sì, ed ho preso alla lettera il trinomio della sinistra. Risultato: una collocazione che presumo di Centro-Sinistra.

Oggi le cose sono veramente cambiate: destra e sinistra tendono sempre più a convergere verso il Centro, ed io non mi sento un'estremista.

Per cui ho deciso di fare il punto sull'evoluzione storica delle due concezioni citate.

Tutto cominciò, come è noto, nel 1789, quando le due posizioni trassero il nome dalla rispettiva collocazione sugli scranni dell'Assemblea Costituente.

All'inizio il dibattito tra destra e sinistra riguardava i sostenitori della monarchia da una parte e i fautori della repubblica dall'altra, con al centro comunque i sostenitori della monarchia costituzionale.

A partire dagli anni 1880, tale dibattito contrapponeva i sostenitori di una concezione "clericale" dell'ordine sociale, a quelli che concepivano una impostazione puramente laica, ed è quello che ha caratterizzato per vari decenni, la connotazione politica della destra e della sinistra.

A partire dal 1830, quando il capitalismo si impose alle forme economiche ereditate dal passato, grazie alla rivoluzione industriale, contemporaneamente al dibattito religioso, si svolgeva quello sociale caratterizzato dalla lotta di classe tra la borghesia e il proletariato, dibattito che è venuto via via intensificandosi grazie alla nascita del socialismo e allo sviluppo del movimento operaio.

Dopo la pausa della prima guerra mondiale, a partire dal 1917,tale dibattito si è risollevato con forza, grazie (o a causa?) della realizzazione del comunismo sovietico.

Dal 1920 fin quasi ai nostri giorni, essere di sinistra ha significato non più essere repubblicani, poichè tutti lo sono, non più essere laici, perchè vi sono dei cattolici di sinistra, ma essere socialista o comunista, cioè concepire , in forma rispettivamente riformista o rivoluzionaria, la pianificazione e l'intervento dello Stato nell'economia, dato che l'obiettivo è quello di garantire l'emancipazione collettiva attraverso la collettivizzazione dei mezzi di produzione.

Questo progetto è crollato dopo la scomparsa del modello sovietico, mentre la classe operaia, divenuta sempre più riformista e fautrice del consumismo, è diminuita quantitativamente per effetto della trasformazione tecnologica che ha favorito una crescente migrazione di lavoratori dal settore dell'industria a quello dei servizi.

Negli ultimi anni, la progressiva cancellazione dei fattori discriminanti le connotazioni di destra e sinistra è avvenuta in modo velocissimo, anche se ancora permane una certa identificazione tra destra = conservatori e sinistra=progressisti.

Ma, se si guarda alla situazione attuale, è la destra che ha assunto connotazioni progressiste, mentre la sinistra, spesso priva di punti di riferimento, si connota talvolta come conservatrice assumendo posizioni molto critiche nei confronti di questo progresso tecnologico, come è il caso dei verdi.

Anche lo stesso concetto di uguaglianza delle condizioni viene visto da numerosi uomini della sinistra come irrealizzabile e forse nemmeno auspicabile e si comincia a distinguere tra disuguaglianze "giuste" o "ingiuste".

D'altra parte nemmeno la destra è disposta a sacrificare il futuro del nostro pianeta al progresso tecnologico.

E allora? Si va forse verso il pensiero unico? O forse l'unica distinzione ancora possibile è fra quelli che capiscono e quelli che non capiscono, fra gli intelligenti e quelli che si adeguano, fra i leader e i gregari, frai i colti e gli incolti e in quest'ambito, qual'è la collocazione dei più ,diciamo, dotati, destra o sinistra?

O forse la distinzione riguarderà gli onesti e i disonesti? Non mi sembra una strada perseguibile. Sono molto confusa.

venerdì 5 giugno 2009

VORREI VEDERE UNA DONNA...

Vorrei vedere una donna leader di un partito politico. Di un partito nazionale che riscuota un buon numero di consensi.

Vorrei vedere una donna che gira per l'Italia a fare comizi e che risulti convincente, non solo per le donne.

Vorrei vedere una donna che non sia solo un'ancella di qualcun altro, ma che proponga delle idee innovative, dei valori largamente condivisibili.

Vorrei vedere una donna, una bella donna, ma che non sia ammirata per la sua bellezza; vorrei vedere una donna che, quando parla, la gente non si accorga se sia bella o no, ma ascolti semplicemente quello che dice, senza pregiudizi.

Vorrei vedere una donna che mi rappresenti, ma non perchè ci sono le quote rosa ( Abolite le quote rosa...!!!)

Quando vedrò una di queste donne alla guida di un grande partito, allora voterò.

Oggi, in questo preciso momento, io non mi sento rappresentata da nessuna di queste donne;

perciò ,domani e dopodomani, li trascorrerò in campagna, senza televisione, senza giornali e senza blog.

giovedì 4 giugno 2009

EFFETTO VALANGA 2

Dopo aver seguito le prime battute della trasmissione " Porta a Porta" di stasera, mi sento di riproporre un post scritto alcuni giorni fa un po' impulsivamente e delle cui convinzioni vorrei liberarmi, ma che puntualmente mi tornano in mente:

La deriva autoritaria ci sta travolgendo ed è difficile ormai fermarla.

Provo ad immaginare gli scenari futuri improvvisandomi per un attimo
scrittrice di fantascienza .

Le elezioni europee vedranno una netta maggioranza di PDL (che poi sia il premier ad occupare quei seggi o le veline fa lo stesso) e così inizierà la scalata all'Europa. (Fra le tante frasi buttate giù da Veronica, quella che mi ha più fatto riflettere è questa: "...come Napoleone").


Continuo il mio viaggio fantastico nel prossimo futuro dicendo che al
referendum vincerà il SI, e così molti "lacci e lacciuoli" verranno eliminati
non appena si passerà alle elezioni anticipate.

Da questo secondo passaggio in poi, l'ambizione di sostituisi ad Obama ,

nella guida del mondo ormai globalizzato, non sarà più una chimera.

Mi sono spinta troppo in là con la fantasia?

P.S.:oggi si può vivere fino a 120 anni.

giovedì 14 maggio 2009

EFFETTO VALANGA

La deriva autoritaria ci sta travolgendo ed è difficile ormai fermarla.
Provo ad immaginare gli scenari futuri improvvisandomi per un attimo scrittrice di fantascienza .

Le elezioni europee vedranno una netta maggioranza di PDL ( che poi sia il premier ad occupare quei seggi o le veline fa lo stesso ) e così inizierà la scalata all'Europa.

(Fra le tante frasi buttate giù da Veronica, quella che mi ha più fatto riflettere è questa: "...come Napoleone", che da molti è stata interpretata come sindrome maniacale e pseudo malattia)

Continuo il mio viaggio fantastico nel prossimo futuro dicendo che al referendum vincerà il SI, e così molti "lacci e lacciuoli" verranno eliminati non appena si passerà alle elezioni anticipate.

Da questo secondo passaggio in poi, l'ambizione di sostituisi ad Obama nella guida del mondo ormai globalizzato, non sarà più una chimera.

Mi sono spinta troppo in là con la fantasia?

P.S.:oggi si può vivere fino a 120 anni.

Clicca sul titolo per leggere l'articolo correlato.

lunedì 4 maggio 2009

Quando la politica diventa spettacolo in nome del consenso

Le ultime vicende private del premier mi sembrano più degne di essere trattate nelle rubriche di gossip anzichè nei telegiornali e nelle pagine politiche dei quotidiani, e condivido le opinioni espresse dal vice presidente della Camera Rosy Bindi che dice:

"Sotto accusa non ci sono solo le scelte private di un marito , ma la connivenza morale e culturale di un Paese che non si indigna e non reagisce di fronte alla pretesa immunità morale del proprio presidente del Consiglio".

Stiamo davvero diventando tutti imbecilli!

lunedì 27 aprile 2009

giovedì 23 aprile 2009

ANCHE L'OCCHIO VUOLE LA SUA PARTE


L'Italia dev'essere ben rappresentata alle Europee: largo quindi alle donne, soprattutto a quelle di bella presenza ( se poi non sanno nemmeno qual è la sede del parlamento europeo, poco importa, ci penserà Brunetta ad istruirle).
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