domenica 16 ottobre 2022

RAGGIUNGERE IL CIELO

 Svegliare ad una ad una tutte le stelle

E trovarvi le anime di coloro

Che son volati via

E riportarli qui

O stare con loro per dire

Le cose che non ci siamo detti mai. 

Tenerci per le mani 

Guardandoci negli occhi 

E dire tutto tacitamente. 

Tornare quaggiù 

Dopo aver ricevuto 

La promessa 

Che ci guarderanno da lassù 

Dandoci un segno per riconoscerli 

In un alito di vento, 

In una nuvola speciale 

Che passa a salutarci 

In un mattino d'estate. 

sabato 1 ottobre 2022

Come mi ha cambiato la pandemia

 Prima frequentavo la palestra e un corso di pittura. Poi l'accesso venne negato. Dopo due anni ho scoperto che non mi va più di andare in palestra né di dipingere.

Prima andavamo spesso a pranzare al ristorante. Ora ho scoperto che non mi va più di andare fuori a cena né di uscire da casa.

Prima mi truccavo per uscire e mi vestivo meglio, ora esco solo per fare la spesa e non mi va più di cambiare vestito. 

Non vado nemmeno in negozio a comprare qualcosa di nuovo perché tanto esco solo in macchina vestita da casa. 

Le mie paure sono aumentate e cerco ogni scusa per non uscire. 

Non faccio più visite né ne ricevo. 

Non vado più dal medico per i controlli di routine. 

Non vado più al cinema né a teatro 

La mia mente si è impigrita e sono diventata sempre più solitaria. 


venerdì 9 settembre 2022

NOTTE DI SETTEMBRE

 Alla fine del giorno

La luna svela

Sagome nere di monti

E chiome opalescenti.

Salgono dalla terra bagnata

Effluvi di resine e muschi

E inebriano i sensi.

Ed io respiro a fondo

Quest'aria densa di quiete

E di sogni annunciati. 

domenica 4 settembre 2022

Per favore, una parola di speranza.

 Amici per favore, le notizie che circolano in tv ci fanno preoccupare.

C'è qualcuno tra voi che riesce a dirmi qualcosa che mi dia speranza, perché nel mondo sembra che tutto vada male.

Come faremo a salvarci? 

venerdì 2 settembre 2022

CAOS CALMO

 Cari amici, oggi vi voglio parlare di un romanzo che mi ha appassionato, scritto da Sandro Veronesi e vincitore del premio Strega nel 2006.

L'ho letto 2 volte e l'ho trovato una piacevole lettura, oltre che interessante per i risvolti psicologici presenti. Di seguito la trama :

" Pietro Paladini è un uomo, poco più che quarantenne, pienamente realizzato: ha un ottimo lavoro (è alla dirigenza di un importante network televisivo), ha Lara, una donna che lo ama, e Claudia, una figlia di dieci anni.

Una mattina d'agosto si trova in spiaggia e si butta in acqua per salvare la vita a una sconosciuta, proprio nello stesso momento in cui Lara viene colpita da un aneurisma e muore nel giardino di casa.

Alla tragedia si accompagna un'insolita calma e Pietro decide di trascorrere le giornate successive al lutto rifugiandosi su una panchina davanti alla scuola della figlia. Per lui comincia l'epoca del risveglio, tanto folle nella premessa quanto produttiva nei risultati.

Osservando il mondo dal punto in cui s'è inchiodato, scopre a poco a poco il lato oscuro degli altri, dei capi, dei colleghi, dei parenti e di tutti quegli sconosciuti che accorrono a lui e che invece di dargli consolazione, riversano su di lui le loro angosce e i loro problemi."

giovedì 25 agosto 2022

SICILIA

 "Dicono gli atlanti che la Sicilia è un'isola e sarà vero, gli atlanti sono libri d'onore. Si avrebbe però voglia di dubitarne, quando si pensa che al concetto d'isola corrisponde solitamente un grumo compatto di razza e costumi, mentre qui tutto è mischiato, cangiante, contraddittorio, come nel più composito dei continenti. Vero è che le Sicilie sono tante, non finirò di contarle. Vi è la Sicilia verde del carrubbo, quella bianca delle saline, quella gialla dello zolfo, quella bionda del miele, quella purpurea della lava. 


 

Vi è una Sicilia “babba”, cioè mite, fino a sembrare stupida; una Sicilia “sperta”, cioè furba, dedita alle più utilitarie pratiche della violenza e della frode. Vi è una Sicilia pigra, una frenetica; una che si estenua nell'angoscia della roba, una che recita la vita come un copione di carnevale; una, infine, che si sporge da un crinale di vento in un accesso di abbagliato delirio...


Tante Sicilie, perché? Perché la Sicilia ha avuto la sorte ritrovarsi a far da cerniera nei secoli fra la grande cultura occidentale e le tentazioni del deserto e del sole, tra la ragione e la magia, le temperie del sentimento e le canicole della passione. Soffre, la Sicilia, di un eccesso d'identità, né so se sia un bene o sia un male. Certo per chi ci è nato dura poco l'allegria di sentirsi seduto sull'ombelico del mondo, subentra presto la sofferenza di non sapere districare fra mille curve e intrecci di sangue il filo del proprio destino.


Capire la Sicilia significa dunque per un siciliano capire se stesso, assolversi o condannarsi. Ma significa, insieme, definire il dissidio fondamentale che ci travaglia, l'oscillazione fra claustrofobia e claustrofilia, fra odio e amor di clausura, secondo che ci tenti l'espatrio o ci lusinghi l'intimità di una tana, la seduzione di vivere la vita con un vizio solitario. L'insularità, voglio dire, non è una segregazione solo geografica, ma se ne porta dietro altre: della provincia, della famiglia, della stanza, del proprio cuore. Da qui il nostro orgoglio, la diffidenza, il pudore; e il senso di essere diversi. 


 

Diversi dall'invasore (che è più alto: il normanno non si può prenderlo a pugni, si può solo colpirlo al ventre con un trincetto...); diversi dall'amico che viene a trovarci ma parla una lingua nemica; diversi dagli altri, e diversi anche noi, l'uno dall'altro, e ciascuno da se stesso. Ogni siciliano è, di fatti, una irripetibile ambiguità psicologica e morale. Così come l'isola tutta è una mischia di lutto e di luce. Dove è più nero il lutto, ivi è più flagrante la luce, e fa sembrare incredibile, inaccettabile la morte. Altrove la morte può forse giustificarsi come l'esito naturale d'ogni processo biologico; qui appare come uno scandalo, un'invidia degli dei. 


Da questa soperchieria del morire prende corpo il pessimismo isolano, e con esso il fasto funebre dei riti e delle parole; da qui nascono i sapori cupi di tossico che lascia in bocca l'amore. Si tratta di un pessimismo della ragione, al quale quasi sempre s'accompagna un pessimismo della volontà. Evidentemente la nostra ragione non è quella di Cartesio, ma quella di Gorgia, di Empedocle, di Pirandello. Sempre in bilico tra mito e sofisma, tra calcolo e demenza; sempre pronta a ribaltarsi nel suo contrario, allo stesso modo di un immagine che si rifletta rovesciata nell'ironia di uno specchio. 


 

 Il risultato di tutto questo, quando dall'isola non si riesce o non si voglia fuggire, è un'enfatica solitudine. Si ha un bel dire – io per primo – che la Sicilia si avvia a diventare Italia (se non è più vero, come qualche savio sostiene, il contrario). Per ora l'isola continua ad arricciarsi sul mare come un istrice, coi suoi vini truci, le confetture soavi, i gelsomini d'Arabia, i coltelli, le lupare. Inventandosi i giorni come momenti di perpetuo teatro, farsa, tragedia o Grand-Guignol. Ogni occasione è buona, dal comizio alla partita di calcio, dalla guerra di santi alla briscola in un caffè.


Fino a quella variante perversa della liturgia scenica che è la mafia, la quale fa le sue mille maschere, possiede anche questa: di alleanza simbolica e fraternità rituale, nutrita di tenebra e nello stesso tempo inetta a sopravvivere senza le luci del palcoscenico.


È da questa dimensione tetrale del vivere che ci deriva, altresì, la suscettibilità ai fischi, agli applausi, all'opinione degli altri (il terribile " uocchiu d'e gghenti", l'occhio della gente); e la vergogna dell'onore perduto; e la vergogna di ammalarsi... 


Non è tutto, vi sono altre Sicilie, non finirò mai di contarle." 


#GesualdoBufalino

martedì 23 agosto 2022

IL TEMPORALE

 Ritorno bambina

E le paure incombono

Come banchi di nubi

Sul mio cuore.

Ad ogni lampo

Rintronano le nenie

Minacciose e imploranti

Di mia nonna :

Le sue fobie di allora 

Sono le mie di ora!

Grandine e pioggia

Si abbattono impietose su di me

Che rannicchiata attendo

Trepida e timorosa

Che il cielo si rischiari.

E al primo raggio di sole

Spalanco le finestre in un sorriso.